Vecchia contesa sulla depurazione da 900 mila euro, in Appello il Comune di Catanzaro la spunta contro una ditta

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images Vecchia contesa sulla depurazione da 900 mila euro, in Appello il Comune di Catanzaro la spunta contro una ditta


  17 marzo 2026 17:35

di GABRIELE RUBINO

Sospiro di sollievo a Palazzo De Nobili. Il Comune di Catanzaro ha 'vinto' in Appello la causa su un'annosa vicenda legata ai vecchi interventi sull'impianto in località Verghello. Una faccenda che sostanzialmente si trascina da una ventina d'anni e che 'sarebbe' potuta costare un debito fuori bilancio lordo da circa 900 mila euro.

Il secondo grado ha ribaltato l'esito del primo in cui erano prevalse le ragioni della Sige (LEGGI QUI), ditta che pretendeva un credito per lavori di manutenzione 'straordinaria' eseguiti nel biennio 2007-08 e nei primi mesi del 2009. Ecco, proprio sul concetto di lavori straordinari al depuratori si è decisa la disputa in Appello. Il Comune contestava la sussistenza dei requisiti per il riconoscimento di tale tipologia di opere. E, la Corte ha precisato: "la maggior parte delle attività di cui si richiede la remunerazione a titolo di lavori straordinari non rientra affatto in tale accezione in quanto o rientrano nella generale attività di gestione o addirittura rappresentano vere e proprie innovazioni non necessitate da eventi imprevisti, ma da una non adeguata programmazione dell’attività in sede di
presentazione dell’offerta ( è questo ad esempio il caso dell’incremento dell’uso degli additivi di
purificazione o del potenziamento degli impianti ) ma, soprattutto e contrariamente a quanto
sbrigativamente ritenuto dal giudice di primo grado, non risulta in alcun modo rispettata la
procedura sopra riportata: per come esattamente eccepito dal comune in primo grado, tutta la
documentazione prodotta a corredo della domanda e che dovrebbe comprovare il rispetto della
procedura di cui sopra, non presenta - si legge ancora nel dispositivo - i requisiti di forma che consentono di riferirla univocamente all’ente appaltante: non vi è corrispondenza tra gli importi indicati nei verbali di constatazione e quelli di cui si richiede il pagamento, ma soprattutto manca completamente l’atto di liquidazione da parte dell’ente, tali non potendosi ritenere le copie delle ipotetiche determine prodotte dalla SIGE, completamente prive di numero di protocollo, di sottoscrizione e, soprattutto, dell’attestazione di regolarità finanziaria indispensabile secondo le norme della contabilità pubblica, ai fini della valida insorgenza dell’obbligazione".

Inoltre, la Corte d'Appello di Catanzaro 'riprende' il giudice di primo grado, tant'è che afferma: "è peraltro singolare che lo stesso Tribunale abbia rigettato l’opposizione pur riconoscendo che le determine ( che tali non sono ) di spesa vi sono solo per alcune fatture, così testualmente il tribunale , tanto più che le fatture per le quali non è stato prodotto neanche un facsimile di determina sono quelle di importo decisamente più rilevante e, in particolare, la fattura n. 133/07 di € 71.999,98, la n. 80/2007 di e 36.000, la 66/2008 di € 72296,80 e la 421/2009 di € 25.200". Immaginiamo che la vicenda non sia conclusa qui, viste le numerose dichiarazioni di Francesco Carlone (delegato della Sige) rese più volte a questa testata. Insomma, aspettiamo la Cassazione. 


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