
C'è anche un'estorsione alla ditta di dolciumi Monardo, con sede a Soriano Calabro, nel Vibonese – tra le più note nel settore in Calabria – tra le contestazioni mosse dalla Dda di Catanzaro e dai carabinieri con l'operazione antimafia scattata martedì contro il clan Loielo di Gerocarne, in lotta da anni - a suon di omicidi - con il clan rivale degli Emanuele per il controllo dell'area delle Preserre.
L'estorsione (ventimila euro quale primo "acconto", più mille euro per ogni mese successivo) vede indagati Rinaldo Loielo, 35 anni, di Ariola di Gerocarne, e il cognato Filippo Pagano, 35 anni, di Soriano Calabro. Per il primo, il gip ha ritenuto raggiunta la gravità indiziaria; per il secondo le sole intercettazioni non basterebbero. L'imprenditore dolciario, secondo la Dda, sarebbe stato pesantemente minacciato per costringerlo a pagare il clan Loielo.
Entrambi gli indagati (Loielo e Pagano) – dopo aver scontato una condanna a 8 anni per una bomba ceduta loro dal boss Pantaleone Mancuso – sono stati ora di nuovo arrestati per omicidio (delitto Zupo del 2012 a Gerocarne), tre tentati omicidi (dello stesso Zupo), associazione mafiosa, detenzione e trasporto illegale di armi, ricettazione, reati tutti aggravati dalle finalità mafiose. Rinaldo Loielo è figlio del boss Giuseppe Loielo, ucciso in un agguato a Gerocarne nel 2002 insieme al fratello Vincenzo. Un duplice omicidio per il quale stanno scontando l'ergastolo in via definitiva Bruno Emanuele di Gerocarne e Vincenzo Bartone di Soriano.
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