Ventura: "Nuccio Marullo, un caro amico"

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  04 maggio 2026 10:04

di NICOLA SABATINO VENTURA

Quando ebbi, il quattro aprile, la notizia della scomparsa di Nuccio, mi appartai in silenzio e ci restai parecchio tempo: un tempo di ricordi e pensieri. Ho accusato un particolare senso d’incredulità: sarei dovuto essere “preparato” alla notizia della sua morte; Nuccio stava male da qualche tempo, e alcuni giorni prima del decesso, sentendolo al telefono, lo chiamavo da Roma, spesso negli ultimi anni, capii che il suo stato di salute si era aggravato. Alla notizia della morte ebbi difficoltà ad accettarla. È stato un rifiuto della realtà, che mi succede alla perdita di una persona significativa. Nuccio è stato un amico caro, ed assieme a pochissimi, uno dei carissimi.

Non so spiegarmi perché, appresa la tragica notizia, mi tornò in mente il Nuccio ragazzo, quello esistenzialista, che portava occhiali neri e spessi, alla Gino Paoli. Sicuramente la morte di Paoli, di qualche giorno prima, mi ha fatto collegare. Ho ripercorso i sabati pomeriggio a casa dei genitori di Franca, la sua cara moglie, quando nella sala grande c’incontravamo per ballare i lenti di Peppino di Capri, il rock di Elvis Presley, le struggenti canzoni dei The Platters e di Paul Anka. Anche le domeniche mattina a Villa Margherita ci si rivedeva in spensierata gioventù. Ho rivisto il Nuccio rivoluzionario e un po' anarchico.

Ho conosciuto Nuccio all’inizio degli anni ’60 e per oltre un decennio ci siamo assiduamente frequentati, assieme ad un ristretto gruppo di giovani intellettuali di particolare qualità. La nostra robusta amicizia non s’interruppe mai, continuò sempre. Ma le frequentazioni si diradarono, perché le scelte e le circostanze della vita ci separarono. La nostra stima ed affetto restarono per sempre, succede così fra gli amici veri. Ho sempre ritenuto Nuccio, con solo pochi altri, un mio personale particolare amico. Con Nuccio abbiamo avuto esperienze culturali e politiche che ci hanno molto impegnati e caratterizzati. Già altri nei giorni successivi alla scomparsa hanno ricordato le Sue qualità culturali e umane, che vado a richiamare, ma da mie particolari inquadrature, date dai ricordi.  Nuccio è stato tra i cinque fondatori, 1964, del circolo culturale “P. Gobetti” e della rivista catanzarese “il manifesto”. È fra i giovani protagonisti del dibattito culturale e politico della Catanzaro di quegli anni. Ebbe spazio considerevole nel giornalismo della Calabria. Ebbe ruoli di primo piano alla Regione, presidenza Rosario Olivo, (capo della segreteria e addetto stampa della Vice Presidenza della Giunta). È stato componente il Consiglio d’amministrazione dell’IMES, Istituto Meridionale di Storia e Scienze Sociali. Docente di matematica. Lo troviamo sempre impegnato, per tutta la vita, nell’ambito delle attività culturali. L’Abramo Editrice lo ha voluto responsabile editoriale delle pubblicazioni. Il Sindaco Sergio Abramo lo volle Capo di Gabinetto in tutte le sue consiliature (circa 20anni). È stato anche Vice Presidente della Fondazione Politeama. Ho ritenuto, per titoli, elencare, con qualche lacuna e forse imprecisione, le attività svolte dal compianto Dott. Nuccio Marullo. Ma il mio intendimento è centrato nel ricordo della mia personale amicizia. Gli anni giovanili, indimenticabili, furono condivisione di ogni esperienza quotidiana: divertimento, grande curiosità culturale e impegno politico.

Ho ancora in mente quando, probabilmente il 1963, andammo in una stanza dell’allora albergo Serravalle, io, Nuccio e Marcello Furriolo, a trovare l’Agente per la Calabria dell’Einaudi, per acquistare su catalogo, con pagamento rateale, alcuni libri di spessore: saggistica, soprattutto gli scritti di Antonio Gramsci, e narrativa, in particolare Elsa Morante e Giorgio Bassani. Acquistammo anche testi di poesia di Franco Fortini e Cesare Pavese. Gli acquisti che facemmo, appositamente, diversificati, furono tra di noi poi scambiati.

Altro episodio che voglio riferire, riguarda quando decidemmo, Marcello Furriolo, Nuccio Marullo, Franco Pristerà, Franco Santopolo ed io di dare vita al periodico “il manifesto”, che si definì, trovando il nome della testata, una sera del 1964, attorno a un tavolino al bar Colacino, quello subito dopo l’Immacolata, all’inizio dello stretto, ora non c’è più, di corso Mazzini, oramai da moltissimi anni demolito.

Il primo numero de “il manifesto”, aprile 1964, usci con la famosa intervista di Marcello Furriolo a Pier Paolo Pasolini, e con l’editoriale di Nuccio Marullo: ARTE, CULTURA e coscienza sociale.

Nuccio è stato fra le persone fondamentali per la mia crescita culturale, debbo a lui a Marcello e ai due Franco, la scelta di sposare la qualità, l’apprendimento e di rapportarmi all’arte e alla cultura.

Nuccio è stato anche un bravo artista, poeta riservato e anche schivo.

Oggi ho sfogliato la brochure della mostra di pittura che nel 2003 Nuccio ed io facemmo alla Galleria d’Arte Ar&S - Arte e Società di Catanzaro. La mostra era curata dal compianto Antonio Viapiana e dal critico d’arte Tonino Sicoli, anche egli scomparso. Quella brochure contiene scritti di Wanda Ferro, di Marcello Furriolo, di Filippo Veltri. Li ho riletti e mi sono immerso nei ricordi, anche con un po' di nostalgia. Ho rivisto con Nuccio tante persone, tante storie, e fatti che hanno riguardato, prevalentemente, la Catanzaro di tanti anni fa: quella della qualità.

Di quella città è pienamente parte Nuccio Marullo. 

 

  


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