
di NICOLA SABATINO VENTURA
“Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada dialogando con i cittadini". È una dell’ultime frasi che Enrico Berlinguer rivolse ai militanti del suo Partito, a Padova alla fine di un comizio elettorale il 7 giugno del 1984. Fu una frase pronunciata mentre subiva un ictus, con grande sofferenza fisica: stoicamente. Quattro giorni dopo sarebbe stato dichiarato morto.
Il video di quel comizio è stato visto da tanti milioni di persone, e ancora oggi suscita una profonda emozione e commozione. Nessuno resta indifferente di fronte a quel fine vita, non celato. Si assiste alla morte di un uomo che ha fatto di una grande idea la missione di vita. Ho sempre comparato la sua sofferenza premorte al martirio.
Con la frase finale, pronunciata con enorme difficoltà e dolore, Berlinguer spronava all’impegno per dare al Partito Comunista Italiano un successo elettorale e, di conseguenza, la possibilità di realizzare concretamente un progetto politico di maggiore giustizia sociale.
Molta saggistica è stata scritta che esamina la figura politica ed umana del leader dei comunisti italiani. Ricordo: Vita di Enrico Berlinguer di Giuseppe Fiori; Dolcissimo Enrico, una raccolta di testi sinceri, appassionati scritti da alcuni dirigenti dell’allora PCI; Eppure il vento soffia ancora, di Piero Ruzzanti con Antonio Martini; Il Compromesso Storico, con prefazione di Gianni Cuperlo. Anche il cinema l’ha ricordato con alcuni documentari e film; sono da richiamare, in particolare, Berlinguer ti voglio bene, di Giuseppe Bertolucci, uscito sette anni prima della morte, La Gande Ambizione, di Andrea Segre; Quando c’era Berlinguer di Walter Veltroni.
Berlinguer fu l’espressione più alta del comunismo democratico. È stato, infatti, l’artefice principale dell’Eurocomunismo: un’elaborazione ideale e politica originale per una società socialista non fotocopia degli stati dell’Est Europa. L’Eurocomunismo fu una scelta coniata assieme al Partito Comunista Francese e Spagnolo. Una scelta che rompeva con gli stati socialisti nati dalla rivoluzione del 1917 e successivamente alla seconda guerra mondiale.
Berlinguer è stato il “capo” del più forte Partito Comunista del mondo occidentale.
Berlinguer, recuperando, ma esaltando, la politica di Togliatti verso i cattolici, intraprese un particolare incontro con la Democrazia Cristiana di Aldo Moro. Ritenne che le grandi culture della sinistra sociale e del mondo cattolico, avessero l’obbligo di costruire insieme una società più giusta, non diseguale. Moro e Berlinguer recuperarono il pensiero contenuto nella Dottrina Sociale della Chiesa e i grandi valori di solidarietà della cultura di sinistra, peraltro contenuti all’interno della Costituzione Italiana. Lavorarono per dare vita ad un governo di robusta caratura, DC/PCI, che se si fosse realizzato avrebbe segnato una novità di enorme portata: il Compromesso Storico. La tragica morte di Moro, avvenuta per come sappiamo, provocò la decisione, in particolare della DC, di non procedere sulla linea tracciata dallo Statista democristiano. Quel sogno restò tale.
Il dialogo con i cattolici e la DC è stato al centro del pensiero di Berlinguer, e caratterizzò la politica italiana per oltre un decennio.
I libri che ho richiamato riportano bene quella stagione politica.
Berlinguer e il gruppo dirigente del PCI, sono stati di altissima qualità culturale, politica e morale tanto da essere stati riconosciuti dall’intellettualità italiana quale prezioso punto di riferimento. La stampa, i periodici, i libri prodotti dal PCI sono stati di altissimo spessore culturale: l’Unità, Rinascita, Critica Marxsista e le pubblicazioni della casa editrice Editori Riuniti, hanno ospitato per oltre un cinquantennio le firme dell’intellettualità di spessore, italiana e anche del mondo. Berlinguer ebbe l’onore, meritatamente, e l’onere di essere alla testa, dunque, di un grande partito.
Ho letto negli ultimi giorni il pregevole lavoro di Papa Leone XIV, la lettera enciclica titolata Magnifica humanitas: sulla custodia della persona umana, nel tempo dell’intelligenza artificiale. È una lettura che consiglio a tutti. Propongo agli insegnati di religione di inserirla nel prossimo programma scolastico, con particolare rilievo.
Perché cito l’enciclica di Papa Leone in questo ricordo di Berlinguer? Perché è uno splendido e coraggioso richiamo e attualizzazione della Dottrina Sociale della Chiesa, che non possono non trovarmi, io uomo di sinistra, concorde.
Le preoccupazioni e le occasioni che L’Intelligenza Artificiale pone all’attenzione della politica, dei governi nazionali e globali, e ai detentori di ricchezze illimitate, sono esaminati con sapiente lucidità da Papa Leone. Quanto ho letto mi ha molto affascinato e coinvolto, ha riportato, in questo giorno di ricordo di Berlinguer, alla mia mente alcune frasi che egli già dalla fine degli anni ’70 aveva pronunciato, in più occasioni, nel corso del suo impegno politico. Sono di una grande attualità e pongono nella sostanza più profonda le stesse riflessioni, ovviamente non nella caratura e accurata analisi di Papa Leone, in merito al grande, inarrestabile, raffinato progresso tecnologico che sconvolge ogni parametro acquisito del convivere dell’intera umanità. Berlinguer non è stato tecnofobo, al contrario riteneva il progresso tecnologico una enorme opportunità, purché si realizzasse sotto il controllo democratico. Le nuove scoperte appartengono alla tutela umana, asseriva. Le sue osservazioni dei primissimi anni ’80 sono incredibilmente simili ai ragionamenti del nostro tempo sui social network, algoritmi e intelligenza artificiale. Berlinguer parlava in un tempo in cui non esisteva l’utilizzo di internet.
Riporto alcune sue dichiarazioni.
“Tutti questi mezzi danno maggiori possibilità di arrivare a una dimensione onnilaterale dell’uomo proprio perché sono portatori di un enorme arricchimento delle conoscenze, e offrono la possibilità di una cultura politecnica”.
“Credo che queste nuove tecnologie possono essere usate dall’uomo a scopo di libertà, di liberazione, di elevamento culturale e soprattutto a scopo di pace e per questo bisogna opporsi con tutte le forze a che siano invece usate come strumenti di morte, di distruzione, di mortificazione della personalità dell’individuo. Le nuove tecnologie sono aperti a questi due usi diversi e opposti che l’uno o l’altro uso dipende da noi”.
“Il progresso tecnico può generare sia nuove forme di isolamento, sia nuove forme di solidarietà”.
“Non credo che si potrà mai capire cosa pensa davvero la gente se l’unica forma di espressione democratica diventa quella di spingere un bottone”.
Concludo questo mio particolare ricordo di Enrico Berlinguer, richiamando una massima degli indiani Navajo, pronunciata da Marcello Mastroianni alla fine del film/documentario su Berlinguer di Walter Veltroni: “Tutto quello che hai visto ricordarlo perché tutto quello che dimentichi ritorna a volare nel vento”.
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