
Con il romanzo “Il compagno di Vallechiara” (ambientato tra Chiaravalle Centrale, Soverato, Roma e Perugia) lo scrittore calabrese Vincenzo Ursini vince l’ottava edizione del premio nazionale “Teseo” di Milazzo, promosso e organizzato dall’omonima associazione presieduta da Attilio Andriolo, già chirurgo addominale, con oltre duemila interventi eseguiti in qualità di primo operatore, e ora apprezzato poeta e scrittore.
La cerimonia di premiazione si terrà nella splendida località della provincia di Messina, fondata dai Greci intorno al 716 a.C., venerdì 28 agosto, a partire dalle ore 17.00, presso la Villa Bonaccorsi-Paradiso, alla presenza di poeti e scrittori di tutta Italia.
Dopo aver vinto nei giorni scorsi il premio “Città di Paterno”, promosso dall’amministrazione comunale, con la lirica dal titolo “Andate!, lo scrittore calabrese si è aggiudicato ora il 1° premio “Teseo”, riservato alla narrativa inedita: autore, quindi, che spazia con grande facilità dalla poesia alla narrativa, vincendo alcuni dei più importanti concorsi letterari.
Vincenzo Ursini aveva già vinto in precedenza la 6ª edizione dello stesso premio, con il romanzo “La Ritornanza” pubblicato nel mese di marzo di quest’anno dalla “Nuova Accademia dei Bronzi”.
Al 2° posto, ex-aequo si sono classificati rispettivamente Giuseppe Pellizzeri con il romanzo “Gli occhi dell’icona” e Umberto e Donatella Russo con “Il castello maledetto”.
Il 3° posto è stato assegnato, sempre ex-aequo, a Pio Basilico con “Diario di un professore di paese” e William Susi con “La Susi, una domma come tante ma non come tutte”.
La giuria, presieduta dal prof. Giuseppe Rando, e composta dalla prof.ssa Erminia Calvaruso, dalla dr.ssa Anna Bonanno, dal dott. Lillo Centorrino e dalla dr.ssa Teresa Vario, ha assegnato il premio al romanzo di Vincenzo Ursini, “una storia – a detta dell’autore - sul peso delle ideologie e sulla forza sottile perdono”.
L’edizione di quest’anno del premio “Teseo” prevedeva altre sezioni (romanzi editi, silloge inedita, silloge edita, racconto breve, racconto giallo, poesia in italiano, dialettale e in lingua straniera) i cui vincitori saranno pure premiati il 28 agosto.
«Il compagno di Vallechiara di Vincenzo Ursini – scrive la professoressa Francesca Misasi, poetessa vicentina di eccellente qualità – è la storia di una gioventù ribelle, a tratti rabbiosa, idealista, sognatrice, politicamente attiva e impegnata nella ricerca di un cambiamento radicale ma non privo di quella tensione etica verso una società più giusta. Ed è questo il filo sottile che lega i personaggi principali. Non c’è, infatti, nel romanzo, la caratterizzazione perfetta del personaggio ma c’è l’espressione della soggettività, del pensiero, della fragilità e dell’intimità di ognuno di loro. L’autore, con rara sensibilità interpretativa della psiche umana, analizza pensieri, sentimenti ed emozioni di ogni singolo protagonista, delineato e tratteggiato nella sua funzione di interprete simbolico della realtà che vive.»
Al centro della narrazione c’è Mico Veraldi, io narrante e protagonista principale della storia, “figlio del Sud e dei sacrifici”, militante del PCI insieme ai suoi amici più cari Aldo, Rocco. Peppe e Rosa, un gruppetto di visionari che perseguono ideali forse troppo elevati ma che restano fedeli al loro codice morale e alla fierezza della propria terra. Non sono certo i “vinti” di Verga che cercano di opporsi al proprio destino venendo schiacciati per le loro ambizioni e non rappresentano la gioventù emarginata delle periferie che vive alla giornata tra mille espedienti come i “Ragazzi di strada di Pasolini”.
I ragazzi di Vallechiara scommettono sulla forza dei propri ideali, sulle idee di un partito nato per eliminare le disuguaglianze sociali ed economiche ma molto lontani dal voler rovesciare il sistema con la violenza. Per Mico e compagni il fascismo, più che un nemico da combattere era un’ideologia da abbattere, era l’idea delirante di una società dove non c’era posto per l’uguaglianza e la difesa dei deboli ma, soprattutto, non c’era il senso antologico dell’essere. Il fascismo per quei giovani era ammaestramento, tentativo di conformare il popolo attraverso la coercizione e la propaganda. Il loro sogno invece, era credere in una politica educativa e in una società aperta e contrassegnata dalla libertà e dal pensiero critico. Un romanzo dove la memoria diventa presenza che si trasforma in grumi di “miele e fiele” (Pratolini) e dove si respira il toccante dispiegarsi del “vero” senza addolcimenti mentre il sussulto delle emozioni si coagula su quel piccolo mondo di sognatori, di visionari e idealisti capaci di mescolare il desiderio di sconfiggere l’utopia e l’impegno collettivo, ad amori giovanili intensi e intrisi di tenerezza.
«Vincere di nuovo il premio Teseo – ha dichiarato Vincenzo Ursini – è per me motivo di grande soddisfazione, perché essere premiato in un concorso serio e prestigioso come questo, da una giuria di indiscussa qualità e imparzialità, mi sprona a continuare sulla strada intrapresa: quella della rielaborazione di vicende ed episodi degli anni post-Sessantotto, durante i quali noi, giovani studenti, credevamo di cambiare il mondo con la sola forza delle idee e della parola».
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