
Il consigliere regionale e segretario questore presenta un’interrogazione alla Giunta: "La Calabria entri nel sistema nazionale di rilevazione. Dietro ogni dato mancante c’è una donna che il sistema non vede"
26 giugno 2026 11:15«Ho depositato un’interrogazione rivolta al presidente della Giunta regionale per chiedere conto di una lacuna che la Calabria si trascina da anni: l’assenza di un sistema regionale di rilevazione dei dati sugli episodi di violenza contro le donne. Una carenza che pesa soprattutto in ambito sanitario, dove la legge impone obblighi precisi ancora oggi disattesi». Lo afferma il consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi.
«La legge 53 del 2022 – spiega – impone a tutte le strutture sanitarie pubbliche, a partire dai pronto soccorso, di rilevare, elaborare e trasmettere i dati relativi agli accessi riconducibili a episodi di violenza. Le linee guida nazionali delineano un percorso che parte dal triage e accompagna la donna, se consenziente, verso i servizi territoriali. In Calabria, però, questo percorso è rimasto in larga parte solo sulla carta».
Laghi richiama quindi i dati dell’Istat. «La ricerca del 2023 sugli accessi al pronto soccorso di donne con segni clinici di violenza registra, a livello nazionale, un incremento da 14,1 a 18,4 casi ogni diecimila accessi tra il 2017 e il 2021. Per la Calabria, invece, l’Istat segnala l’assenza dei dati. Significa che, nelle statistiche ufficiali del Paese, i nostri pronto soccorso semplicemente non compaiono. È una sparizione amministrativa dal forte impatto umano e politico».
Il consigliere evidenzia come la criticità sia stata rilevata anche dall’Osservatorio regionale sulla violenza di genere che, nella relazione 2024-2025, sottolinea l’assenza di un sistema regionale di raccolta dei dati e la necessità di costruire una rete operativa tra gli enti per raccogliere, elaborare e trasmettere le informazioni.
«Da medico – prosegue Laghi – rifiuto la lettura consolatoria di un dato spesso citato: quello che colloca la Calabria al penultimo posto in Italia per incidenza dei reati di violenza sulle donne, con 6,51 casi ogni centomila abitanti contro una media nazionale di 10,88. Quel numero non rappresenta un primato virtuoso, ma fotografa un fenomeno sommerso fatto di poche denunce e, soprattutto, di dati che non vengono trasmessi».
Secondo il consigliere regionale, «un pronto soccorso che non registra e non comunica l’accesso di una donna con segni di violenza non omette soltanto un adempimento statistico, ma lascia sola una vittima e la sottrae a un possibile percorso di protezione». Ricorda inoltre che la trasmissione dei dati alimenta il sistema integrato tra Ministero dell’Interno e Ministero della Giustizia per il monitoraggio dei reati di violenza contro le donne.
Laghi richiama infine anche la legge regionale n. 11 del 2024 che ha istituito il Sistema statistico Calabria (SiSCal), sottolineando come «gli strumenti normativi esistano già, ma manchi la capacità di renderli operativi».
«Per questo – conclude – chiedo alla Giunta quali azioni concrete intenda mettere in campo, in coordinamento con tutti gli enti competenti, per rendere finalmente operativo il sistema di rilevazione dei casi di violenza contro le donne, integrarlo con quello nazionale e trasformarlo in uno strumento reale di tutela delle vittime. Non servono iniziative di principio: serve fare in modo che i pronto soccorso calabresi entrino finalmente nel sistema di rilevazione del Paese. Perché dietro ogni dato mancante c’è una donna che il sistema non vede».
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