
di GIOVANNA BERGANTIN
Nella splendida cornice del Castello di Rose, inserita nella Settimana della Cultura dall’Amministrazione comunale, si è svolta una serata che ha intrecciato poesia, musica e identità, grazie all’iniziativa dell’Associazione culturale Libera…Mente, guidata dal presidente Mario Bria, da anni punto di riferimento per la vita culturale del territorio.
Protagonista dell’incontro è stato il libro U’ miagliu jure di Sonia Vivona, scrittrice e poeta che ha scelto il dialetto cosentinorendese come lingua delle emozioni più intime. Un’operazione coraggiosa e raffinata: tradurre alcuni capolavori di Giacomo Leopardi in vernacolo restituendo ai versi una nuova immediatezza e una passionalità che appartengono alla tradizione orale e alla memoria collettiva. Dopo i saluti del sindaco Roberto Barbieri e del consigliere comunale Antonio Canino, delegato alla cultura, Mario Bria ha ricordato il valore della cultura come pratica quotidiana e della cittadinanza attiva, colonne portanti dell’associazione che opera nel territorio da oltre diciassette anni.

La prof.ssa Mariolina Cucunato Santelli ha offerto una lettura intensa della poetica leopardiana, soffermandosi sul dialogo profondo tra natura e interiorità e sulla capacità del poeta di trasformare il sentimento in pensiero universale. Le sue parole hanno preparato il pubblico all’ascolto delle letture che si sono susseguite nel corso della serata.
Le voci narranti di Pietro Furfaro, Emilio Condello, Anna Canè, Daniele Avallone, Rosanna Labonia e dello stesso Mario Bria hanno dato vita ai versi di Leopardi, alternando italiano e dialetto, in un gioco di rimandi che ha catturato l’attenzione dei numerosi presenti. Il pubblico ha seguito con partecipazione, lasciandosi guidare dal ritmo dei testi e dalla musicalità del vernacolo.

A concludere è stata Sonia Vivona, che ha parlato del valore odierno della poesia, dell’immaginazione e della parola come strumenti capaci di superare i confini della realtà. La sua traduzione delle poesie di Leopardi nel vernacolo locale non è scevra da difficoltà, infatti – ha sottolineato – non rinuncia al ritmo del testo originale e lo arricchisce di una vitalità nuova, tipica del dialetto.
Gli intermezzi musicali, curati dal maestro Piergiuseppe Maggi, hanno accompagnato la serata con virtuosismi alla fisarmonica spaziando dai tanghi di Astor Piazzolla alle tarantelle popolari calabresi. A moderare l’incontro è stata Rosanna Labonia, presidente onorario dell’associazione, che ha guidato la serata con misura e sensibilità.
La serata si è chiusa con un lungo applauso: un pubblico numeroso e partecipe ha riconosciuto il valore di un appuntamento che ha saputo unire poesia, musica e identità, restituendo alla comunità il senso profondo della cultura come luogo di incontro e memoria condivisa.

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