Acqua a Catanzaro, la riflessione di Gualtieri: "35 milioni giusti, decisi nel posto sbagliato"

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Le opere servono. Ma la legge affida le scelte all'Autorità idrica dei Comuni, non alla Regione. E il rischio è pagarle due volte: con i fondi pubblici e con la bolletta.

  22 ottobre 2026 13:34

di BRUNO GUALTIERI*

Lunedì 19 ottobre la Regione ha presentato un piano da 35,5 milioni di euro per l'acqua di Catanzaro: 19,5 milioni per la grande condotta che porta l'acqua al potabilizzatore di Santa Domenica, 6 milioni per ammodernare lo stesso impianto, 10 milioni per completare il serbatoio Torrazzo a Catanzaro Lido.   

Nessuno contesta le opere. La condotta di Santa Domenica è tra le più malandate della città e il centro storico ne paga da anni le conseguenze. Il Torrazzo serve ai quartieri della zona sud, che d'estate restano a secco. Il problema non è che cosa si fa, ma chi lo decide e come.   

Chi dovrebbe decidere

Nel 2022, con la legge regionale n. 10, la Calabria ha creato ARRICAL: l'Autorità che riunisce tutti i Comuni e che per legge stabilisce quali opere idriche realizzare, in quale ordine e con quali risorse. Lo fa attraverso il Piano d'Ambito, il documento che fissa le priorità per l'intera regione.   

La gestione quotidiana del servizio è invece affidata a un unico gestore pubblico, Sorical. Ho contribuito, da Commissario dell'Autorità, a costruire questo sistema, e so quanta fatica sia costato.   

Dal comunicato regionale emerge un percorso diverso: è la Giunta a scegliere le opere, fissare gli importi e annunciare i tempi. L'Autorità, che per legge dovrebbe decidere, era in sala ad applaudire. Non risulta alcuna decisione dell'Assemblea dei Comuni, né un aggiornamento del Piano d'Ambito.   

Il rischio in bolletta

Non è una questione di forma. Le regole nazionali sulle tariffe dell'acqua, fissate dall'Autorità di regolazione ARERA, prevedono che le opere pagate con fondi pubblici siano registrate come tali, proprio perché non pesino sulla bolletta. Se questo passaggio salta, quelle opere possono finire tra gli investimenti del gestore, che li recupera attraverso la tariffa. In parole semplici: i calabresi rischiano di pagare due volte la stessa condotta, prima con i fondi pubblici e poi con la bolletta.   

Un sindaco, due ruoli

C'è poi un dettaglio che non dovrebbe sfuggire. Il presidente di ARRICAL è anche il sindaco di Catanzaro, cioè della città che riceve i fondi. Da sindaco fa bene a festeggiare. Da presidente dell'Autorità dovrebbe garantire che le priorità valgano per tutti. Gli altri 403 Comuni calabresi hanno diritto di sapere perché Catanzaro viene prima, e in base a quale criterio scritto.   

Il gestore unico che non gestisce il capoluogo

C'è un secondo paradosso, ammesso dalla stessa Sorical: Catanzaro entrerà nella gestione unica solo <<nei prossimi mesi». A quasi quattro anni dall'avvio della riforma, il capoluogo gestisce ancora da sé le proprie reti, mentre la legge nazionale impone di consegnarle al gestore unico.   

Si investono 35 milioni su un sistema ancora diviso in due. E con reti che, come ha ricordato lo stesso assessore Montuoro, perdono tra il 30 e il 40% dell'acqua, avere un solo responsabile dalla sorgente al rubinetto non è un lusso: è una necessità.   

Cosa fare

Non serve fermare nulla. Bastano tre passi, e nessuno rallenta i cantieri. Primo: l'Assemblea dei Comuni di ARRICAL inserisca formalmente le tre opere nel Piano d'Ambito. Secondo: Regione, ARRICAL e Sorical firmino un accordo che garantisca che questi fondi non finiscano in bolletta. Terzo: si fissi una data certa per il passaggio di Catanzaro al gestore unico. E per i circa 176 milioni già annunciati per altri interventi idrici in Calabria, si segua fin dall'inizio la strada giusta.   

La Regione ha voluto un'Autorità e un gestore unico. Li ha ottenuti. Ora deve lasciarli lavorare.   

Le opere sono giuste. Le regole anche. Rispettarle insieme non è burocrazia: è serietà.   

(*) Già Commissario Straordinario dell'Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria (ARRICAL)