Addio a Franco Primiero, il commosso ricordo di Eugenio Attanasio

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images Addio a Franco Primiero, il commosso ricordo di Eugenio Attanasio


  15 gennaio 2026 18:29

di EUGENIO ATTANASIO

Ciao Franco

In una fredda giornata d’inverno ci lascia Franco Primiero. In altri anni, di questo periodo saremmo stati di ritorno da ciaspolate silane tra il Colle del Telegrafo e la Valle del Capitano, che erano i suoi percorsi d’elezione, sia d’inverno che d’estate. Insieme abbiamo realizzato cammini tra la Sila piccola, la Sila Grande e la Sila Greca, dieci anni prima di Checco Zalone, raccogliendo anche testimonianze filmate nelle quali la sua figura troneggiava: nell’ultimo Figli del Minotauro prestava la sua figura ieratica alle sembianze del Re Italo, allevatore dell’Istmo delle Calabrie.

La nostra amicizia era nata camminando con il gruppo Uisp/ Calabriando insieme a Caterina, Riccardo, Walter, Carmelo, Felice, Pino e Franco e tanti altri ed era proseguita perché coltivavamo interessi comuni nel segno dell’escursionismo e della ricerca “micologica”. Andare a funghi era la nostra passione ed amavamo simpaticamente sfidarci, quando era il tempo, a chi ne raccoglieva di più. Lui che era un generoso li regalava, così come gli asparagi, senza farli mancare mai a nessuno. Sempre pronto ad imbarcarsi in escursioni esplorative non lesinava mai la sua partecipazione, che era sempre preziosa per conoscenza ed esperienza della montagna; la sua lunga barba bianca gli conferiva un aspetto carismatico, facendolo notare immediatamente.

 Era e resterà per noi come una specie di Nume tutelare della Sila e dell’ambiente, che amava tanto e che si prodigava a far rispettare, dialogando con tutti e facendosi apprezzare per le innumerevoli qualità umane. Insieme avevamo creato un gioco di collaborazioni cinematografiche per le quali volta per volta era diventato il monaco Efrem il fondatore di Rossano, San Bartolomeo da Simeri, Re Italo e così via, assecondandomi nei miei lavori documentari nei quali era diventato il nostro principale attore feticcio. L’amico Guglielmo lo chiamava Dersù come il protagonista del film di Kurosawa “Il piccolo uomo delle grandi pianure”, per la capacità di rappresentare uno spirito dei boschi, l’anima buona di queste nostre montagne che lo vedevano vagare sempre in compagnia, promuovendo luoghi del cuore come la Grotta Rosa di Magisano.

Riuscivo a trascinarlo anche in camminate impegnative nelle quali ogni tanto perdevamo l’orientamento, ritrovandoci soli spesso in mezzo al bosco anche con la luce calante, ma era solo per poco, perché si riusciva sempre a tornare alle macchine, stanchi, affaticati, ma con tanto da raccontare. A Natale poi si trasformava in un babbo Natale da Oscar che faceva impazzire i bambini. Caro Franco non possiamo accompagnarti in questo tuo ultimo cammino, ma grazie per tutti gli altri che abbiamo fatto insieme, per le belle cose che ci hai insegnato, da idealista e appassionato, da escursionista anarchico con l’aspetto di monaco eremita. Il tuo spirito resterà sempre con noi


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