
Un ulivo da adottare, una campagna da riscoprire, un territorio da vivere anche oltre la tradizionale stagione balneare. Comincia a raccogliere consensi e disponibilità concrete l'iniziativa “Adotta un ulivo”, promossa da Giovanni Sgrò nell'ambito delle attività di Naturium, con l'obiettivo di valorizzare il patrimonio olivicolo del Soveratese e trasformarlo in una nuova opportunità di sviluppo turistico, economico e sociale.
L'idea è semplice, ma racchiude diverse potenzialità: consentire a cittadini e visitatori di adottare una pianta di ulivo, seguire le attività legate alla sua coltivazione, partecipare alla raccolta delle olive e conoscere direttamente il processo di trasformazione che conduce alla produzione dell'olio. Un'esperienza capace di avvicinare consumatori e produttori, sostenendo la piccola agricoltura locale e promuovendo una maggiore consapevolezza del valore alimentare, culturale e ambientale dell'olio extravergine.
Il progetto punta soprattutto a costruire una proposta turistica legata alla filiera dell'olio, attraverso pacchetti esperienziali che possano richiamare visitatori anche durante l'autunno, quando la raccolta delle olive e la lavorazione nei frantoi offrono occasioni particolarmente suggestive per conoscere l'identità rurale del comprensorio. Un modo per ampliare la stagionalità dell'offerta turistica e affiancare al mare un patrimonio agricolo e paesaggistico ancora poco valorizzato.
Le Pro Loco verso un'intesa territoriale
Il primo riscontro significativo arriva dal mondo dell'associazionismo locale. Il presidente della Pro Loco di Soverato, Domenico Micò, ha incontrato Giovanni Sgrò manifestando entusiasmo e interesse per il progetto. Parallelamente sono state avviate interlocuzioni con le Pro Loco di Petrizzi, Gasperina e Davoli, nella prospettiva di costruire una rete di collaborazione che coinvolga più realtà del territorio.
Particolarmente incoraggiante la risposta arrivata da Gasperina, dove è stata espressa una disponibilità favorevole all'iniziativa, da sottoporre anche al direttivo dell'associazione. Una convergenza che si inserisce in un contesto già sensibile alla valorizzazione delle tradizioni e delle attività autunnali, come testimonia l'esperienza di Zuccaland.
"Nei prossimi giorni ci sarà una riunione congiunta durante la quale predisporremo un documento per sancire questa intesa", anticipa Sgrò. Il passaggio successivo riguarderà l'individuazione delle aree agricole e degli operatori disponibili a mettere a disposizione uliveti e competenze per rendere operativa l'iniziativa. L'obiettivo è costruire una collaborazione stabile tra associazioni, agricoltori e cittadini, capace di generare benefici diffusi e di trasformare una proposta iniziale in un progetto condiviso di promozione territoriale.
L'entusiasmo dei cittadini e il valore sociale dell'iniziativa
Ma l'aspetto forse più interessante riguarda la risposta spontanea della cittadinanza. Tra i primi a manifestare interesse c'è il professor Mario Stumpo, insegnante in pensione, che insieme alla moglie, anch'ella docente, si è recato da Naturium dopo aver conosciuto il progetto attraverso i social.
Non possedendo terreni agricoli, Stumpo ha individuato nell'adozione di un ulivo la possibilità di recuperare un rapporto diretto con la campagna e con la produzione di un alimento fondamentale della dieta mediterranea.
"Trovo questa iniziativa molto interessante perché, non avendo terreni da coltivare, posso comunque partecipare alla raccolta, seguire la lavorazione delle olive e vedere il risultato finale, l'olio", ha spiegato durante un incontro con Giovanni Sgrò. Ma nelle sue parole emerge anche una dimensione ulteriore, che supera quella strettamente agricola.
"Essendo un insegnante in pensione, penso sia una buona occasione per occupare il tempo, trascorrere qualche giornata in campagna e partecipare a qualcosa di utile. È un'iniziativa che si può proporre tranquillamente anche ad altri pensionati", ha aggiunto. Un'osservazione che ha suggerito agli organizzatori di valorizzare anche la funzione sociale del progetto. L'adozione degli ulivi potrebbe infatti diventare un'occasione di incontro, partecipazione e contrasto alla solitudine, soprattutto per chi, dopo la conclusione dell'attività lavorativa, desidera mantenersi attivo e coltivare nuove relazioni.
Da qui l'idea di coinvolgere altri pensionati, invitandoli ad avvicinarsi all'iniziativa attraverso Naturium e le Pro Loco aderenti, che potranno svolgere un ruolo di coordinamento territoriale.
Una tradizione che ritorna: quando si affittavano gli alberi di fico
A rendere ancora più suggestiva la proposta è un ricordo familiare raccontato dallo stesso Mario Stumpo. L'iniziativa gli ha riportato alla memoria una consuetudine diffusa nelle campagne di un tempo, quando alcune famiglie prendevano in affitto alberi da frutto per poterne raccogliere direttamente i prodotti.
"Mi ricordo che mia madre raccontava di quando, cinquanta o sessant'anni fa, si affittavano gli alberi di fico per avere la frutta durante l'estate. Questa iniziativa mi ha fatto tornare in mente proprio quella tradizione", ha ricordato. Un collegamento tra passato e presente che restituisce al progetto anche un significato culturale. L'adozione degli ulivi, pur attraverso modalità contemporanee di promozione e partecipazione, richiama infatti un rapporto con la terra fondato sulla conoscenza diretta, sulla stagionalità e sul valore del lavoro agricolo.
Turismo sostenibile, salute ed economia agricola
Nella visione di Giovanni Sgrò, l'iniziativa vuole mettere insieme tre elementi strettamente collegati: attrattività turistica, sostegno alla produzione agricola e promozione di stili di vita salutari.
L'olio extravergine rappresenta un prodotto identitario della Calabria e un alimento centrale nella tradizione mediterranea. Avvicinare le persone alla sua filiera significa promuovere non soltanto il consumo consapevole, ma anche la conoscenza dei luoghi, delle tecniche produttive e delle persone che custodiscono questo patrimonio.
Il coinvolgimento delle Pro Loco potrebbe inoltre favorire la costruzione di itinerari capaci di collegare le esperienze negli uliveti ad altre risorse del comprensorio, integrando paesaggio, cultura, gastronomia e ospitalità. Resta ora da definire concretamente il modello organizzativo, a partire dalla disponibilità degli agricoltori, dalle modalità di adozione delle piante e dalla realizzazione dei possibili pacchetti turistici. Intanto, la risposta delle associazioni e dei primi cittadini interessati dimostra che l'idea ha intercettato una sensibilità diffusa.
Non soltanto un ulivo da adottare, dunque, ma un modo diverso di interpretare il rapporto tra territorio, turismo e comunità. Con la possibilità di trasformare la stagione autunnale in un periodo di nuove opportunità per il Soveratese, restituendo centralità a un patrimonio agricolo che appartiene alla sua storia e può diventare una risorsa per il futuro.
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