
di NICOLA A. PRIOLO*
I dati recenti sull’aeroporto di Reggio Calabria – poco più di cinquantasettemila passeggeri, meno di cinquecento movimenti, riempimenti che oscillano tra il 70% e il 50% – non raccontano un semplice insuccesso, ma la fragilità di un sistema che vive solo se sostenuto. Non è un’anomalia locale: in tutta Europa le low cost prosperano grazie a contributi pubblici, accordi promozionali e fondi per l’apertura delle rotte. Succede ovunque, dalle isole greche al Portogallo, dall’Irlanda alla Croazia, fino a regioni italiane ben più strutturate. La differenza è che altrove questi investimenti generano ricadute, mentre in Calabria il ritorno resta modesto.
Il nodo vero non è l’aereo, ma ciò che il viaggiatore trova una volta atterrato. Gli incentivi non sono uno spreco: senza di essi Reggio non avrebbe collegamenti internazionali e forse neppure molti nazionali. Il problema è che la rotta non cresce perché il territorio non la sostiene. Prezzi degli alloggi spesso sproporzionati, qualità discontinua, mobilità interna quasi assente, autonoleggi poco affidabili, strade lente, servizi turistici elementari mancanti, narrazione frammentata: chi arriva non trova un sistema, ma un mosaico incompleto. E chi non trova un sistema, non torna.
Gli incentivi sono indispensabili per una regione periferica, con domanda interna debole e infrastrutture limitate. Ma da soli non bastano. Un collegamento internazionale dovrebbe generare presenze, spesa, lavoro, investimenti, reputazione. In Calabria questo moltiplicatore è debole non per mancanza di bellezza, ma per mancanza di organizzazione.
Serve una strategia che tenga insieme trasporti, ricettività, formazione, esperienze prenotabili, comunicazione coordinata, cooperazione istituzionale e tempi certi nelle opere pubbliche. Anche la gestione delle mareggiate di gennaio lo dimostra: non conta solo il danno, conta la rapidità della risposta. Un turista non conosce la burocrazia italiana: vede cantieri, silenzi, ritardi. E sceglie altrove.
Il punto non è quanto costi portare Ryanair a Reggio Calabria, ma cosa accade dopo l’atterraggio. Se il territorio non cresce, i voli resteranno fragili. Se invece la Calabria investe davvero su sé stessa, gli incentivi diventano un motore, non una stampella.
*autore del libro "Calabria Grecanica"
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