
L’Associazione Cara Catanzaro ODV, dopo la conferma che il taglio dei nove alberi della specie cipressi operato ieri in via Raffaelli LEGGI QUI "sia avvenuto per opera dell' amministrazione provinciale, ribadisce la propria ferma e profonda indignazione per il grave episodio verificatosi sul marciapiede adiacente il retro della sede dell’Ente medesimo".
"Un intervento di tale portata rappresenta un gravissimo danno ambientale e paesaggistico per la comunità, già duramente segnata da una cronica carenza di verde urbano (inteso sulle strade della città) e da un progressivo impoverimento del proprio patrimonio arboreo".
"Come denunciato pubblicamente dai consiglieri comunali Palaia e Carpino nonché dall' assessore all'ambiente Colosimo, il taglio sarebbe avvenuto in assenza delle necessarie autorizzazioni, e – fatto ancor più grave –eventuali problematiche di stabilità riguarderebbero solo due alberi, non l’intero filare abbattuto. Una circostanza che configurerebbe un comportamento sproporzionato e potenzialmente riconducibile a un illecito ambientale, sul quale riteniamo doveroso fare piena luce.
Già nella giornata di ieri, la nostra Associazione aveva denunciato l’accaduto, ma oggi, alla luce delle ulteriori informazioni emerse, chiediamo con forza l’intervento delle autorità competenti affinché
vengano accertate le responsabilità e, qualora ne ricorrano i presupposti, puniti i responsabili secondo quanto previsto dalla legge".
Contestualmente, Cara Catanzaro ODV chiede la ripiantumazione immediata dello stesso numero di alberi di alto fusto, nello stesso luogo, affinché venga almeno in parte sanata una ferita ambientale che colpisce l’intera collettività. Riteniamo inoltre indispensabile che l’Amministrazione provinciale
riferisca pubblicamente, in modo chiaro e trasparente, sui motivi dell’intervento, sulle eventuali perizie tecniche esistenti, sulle autorizzazioni rilasciate e sulle decisioni assunte. Il verde urbano non è un optional, ma un bene comune, un presidio di salute, vivibilità e identità urbana. Episodi come questo rappresentano un arretramento culturale e civile che Catanzaro non può più permettersi".
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