Anno giudiziario a Reggio, Borelli: "Risultati importanti". Chiaravalloti: "Difficoltà per carenza organici"

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  31 gennaio 2026 11:45

 "Il bilancio giudiziario dell'attività di Reggio Calabria credo che sia di livello assai importante. Gli apparati giudiziari, anche date le condizioni in cui si trovano ad operare che non sono eccezionali per disponibilità di risorse, hanno prodotto risultati importantissimi nell'attività di contrasto alle mafie e alla 'ndrangheta in particolare. Hanno avuto la capacità di porsi come riferimento internazionale del contrasto al narcotraffico riconosciuto da autorità giudiziarie in Italia e nel mondo". Lo ha detto, parlando con i giornalisti a margine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte d'Appello di Reggio Calabria, il procuratore capo Giuseppe Borrelli.

"Il futuro - ha proseguito - sta nell'incrementare questi risultati, nel razionalizzare le risorse. Abbiamo davanti a noi sfide importanti e notizie importanti. Da quello che apprendo, a fine 2027 dovrebbe essere consegnato il nuovo palazzo di giustizia. Si tratta - ha sottolineato - di una cosa importante che ha dei riflessi immediati anche sul modo di amministrare giustizia, benché le due cose possano sembrare scollegate".

“La Corte d’Appello di Reggio Calabria risente ancora delle difficoltà cui ha dovuto fare fronte per diversi anni in conseguenza di una scopertura di organico che si è attestata ad un indice superiore al 50%, e solo dal maggio del 2025, all’esito delle delibere di tramutamento, è stata raggiunta la copertura dei posti delle sezioni penali dopo quelle delle sezioni civili”. E’ quanto ha scritto nella sua relazione, tra l’altro, la presidente della Corte d’Appello Caterina Chiaravalloti, aprendo la cerimonia dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario nel distretto di Reggio Calabria.
   

Chiaravalloti, inoltre, ha posto in evidenza la criticità nel settore penale, “sia nel primo che nel secondo grado di giudizio, attese le difficoltà conseguenziali alla trattazione dei c.d. ‘maxi processi’ di criminalità organizzata, la cui complessità deriva non solo dal numero di imputati (quasi sempre sottoposti a misure cautelari) e dal numero e complessità dei capi di imputazione, ma, anche e soprattutto, in ragione di una mole rilevantissima di materiale probatorio non sempre adeguatamente selezionato nella fase delle indagini preliminari, con la conseguenza che la trattazione di procedimenti di carattere ‘ipertrofico’ determina sovente il blocco e/o comunque il rallentamento dell’attività giurisdizionale ordinaria. Tale situazione – ha sottolineato – richiederebbe delle adeguate riflessioni soprattutto quanto all’impostazione di tali procedimenti sin dalla fase delle indagini preliminari avuto riguardo, peraltro, al dato – tutt’altro che insignificante – del numero elevato dei procedimenti per riparazione per ingiusta detenzione e dell’entità delle somme a tale titolo”. 

Nel prosieguo della sua relazione, il presidente della Corte d’Appello, Chiaravalloti, ha posto in evidenza che, “per quanto attiene complessivamente la produttività degli Uffici, può affermarsi senz’altro che vi è stato un grande sforzo e un grande impegno ai fini del raggiungimento dei risultati del Pnrr, e che a tal proposito si è rivelato senza dubbio altamente proficuo l’apporto fornito dagli addetti UPP e della magistratura onoraria che, in senso deflattivo, ha inciso positivamente la trattazione dei processi in via telematica. Per la Corte, - ha aggiunto - in ragione di un arretrato accumulato in tempi lunghissimi soprattutto in conseguenza di gravissime scopertura d’organico che hanno afflitto l’ufficio per anni senza soluzione di continuità, nonostante gli sforzi e i risultati eccellenti raggiunti che attestano un impegno eccezionale dei consiglieri della sezione civile, non sarà certamente agevole riuscire ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr con gli strumenti forniti dalle nuove previsioni normative che per l’ufficio hanno comportato il solo aumento di un’unità dell’organico”.

 La presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria, Caterina Chiaravalloti, nella sua relazione, ha posto in evidenza poi “che la sopravvenienza di un numero considerevole di maxi processi perlopiù con imputati in stato di custodia cautelare ha altresì comportato per lunghi periodi un impiego maggiore delle risorse (sia personale della magistratura che personale amministrativo) nei settori penali della giurisdizione con la conseguenza di un inevitabile accumulo di arretrato nei settori civili e di un aumento dei tempi di definizione dei procedimenti. Talune pronunce di annullamento con rinvio e senza rinvio della Corte Suprema di Cassazione – ha aggiunto – proprio in materia di criminalità organizzata(sia per quanto attiene le sentenze di merito, che le pronunce incidentali in materia cautelare) impongono un’analisi approfondita anche per ciò che attiene le tecniche redazionali delle sentenze che dovrebbero garantire, nel rispetto dei principi basilari del diritto, la stesura di argomentazioni motivazionali ricollegabili al thema decidendum, almeno secondo i criteri propri di un provvedimento giurisdizionale, richiedendosi che la trascrizione/esposizione delle prove non avvenga in modo acritico e scongiurando il rischio di incorrere in motivazioni eccessive e ridondanti”.

Alla cerimonia hanno partecipato il rappresentante del ministro della Giustizia, Nicola Selvaggi, mentre per il Csm interverrà Domenica Miele.  


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