
"Nel cuore della Calabria, Catanzaro vive oggi una fase delicata e complessa, che impone una riflessione lucida e priva di retorica sul futuro del suo tessuto urbano ed economico. Il fenomeno dei locali commerciali sfitti, particolarmente evidente nel centro storico, rappresenta non soltanto un segnale di crisi economica, ma anche il sintomo di un più ampio processo di trasformazione che ha progressivamente svuotato la città della sua vitalità. È ormai sotto gli occhi di tutti come numerose attività abbiano cessato la propria funzione, lasciando serrande abbassate e spazi privi di vita, mentre quelle ancora attive faticano a sopravvivere in un contesto sempre più difficile. Una situazione che si manifesta tanto nel centro storico quanto nelle aree periferiche, delineando un quadro di sofferenza diffusa del commercio locale. Attribuire responsabilità esclusivamente dell'amministrazione sarebbe tuttavia riduttivo e fuorviante. Le radici di questa crisi affondano in scelte politiche stratificate nel corso degli ultimi vent’anni, decisioni che, con il senno di poi, appaiono aver inciso profondamente sull’assetto socio-economico della città. La delocalizzazione di importanti uffici pubblici, lo sviluppo disordinato di quartieri residenziali privi di un adeguato tessuto di servizi — veri e propri “quartieri dormitorio” — e la collocazione del campus universitario in un’area come Germaneto, caratterizzata da una vocazione incerta tra industriale, agricola e direzionale, hanno contribuito a frammentare il baricentro urbano. A ciò si aggiunge la creazione delle province di Vibo Valentia e Crotone, che ha sottratto territorio e centralità amministrativa a Catanzaro, indebolendone ulteriormente il ruolo storico".
Lo afferma Aldo Argirò, componente direttivo, movimento politico NUOVA GENESI.
"Si tratta di una serie di scelte che, nel loro insieme, hanno determinato un progressivo svuotamento della città, non solo in termini demografici, ma anche economici e sociali. Gli urbanisti insegnano che nelle città di dimensioni contenute l’economia deve essere “blindata”, ovvero preservata e consolidata nei suoi punti di forza. Per Catanzaro, questi punti erano rappresentati dagli uffici pubblici, dall’università e dal ruolo amministrativo provinciale. Piuttosto che disperdere tali risorse, sarebbe stato opportuno potenziarle, affiancandole con servizi adeguati, infrastrutture e parcheggi, così da rafforzare l’attrattività del centro urbano. Oggi, di fronte a progetti come la realizzazione di un nuovo ospedale o di un nuovo stadio, appare fondamentale evitare ulteriori errori. Le poche grandi infrastrutture rimaste devono essere preservate nella loro attuale collocazione, migliorate e ampliate, senza contribuire a un ulteriore impoverimento del tessuto cittadino. Spostarle significherebbe infliggere un colpo potenzialmente irreversibile all’economia locale. La domanda che inevitabilmente emerge è se esista ancora una via d’uscita o se la città sia destinata a un declino inarrestabile. La risposta, pur nella consapevolezza delle difficoltà, non può che essere orientata alla responsabilità e all’azione. È vero: alcune scelte del passato sono ormai irreversibili. L’università, gli uffici delocalizzati e le nuove province non torneranno indietro. Tuttavia, ciò che resta può e deve essere tutelary e valorizzato. Occorre, dunque, un cambio di paradigma: superare logiche di breve periodo e interessi particolari per promuovere ogni iniziativa capace di generare movimento economico e sociale. Le istituzioni locali devono farsi promotrici di progetti concreti, mettendo a disposizione, ad esempio, immobili di proprietà comunale e provinciale per ampliare l’offerta formativa dell’Università Magna Graecia, favorendo così il ritorno di giovani e la rivitalizzazione del centro.
In questa direzione si inseriscono segnali incoraggianti, come la riconversione della scuola “Bruno Chimirri” in studentato, un intervento che porterà circa 140 studenti nel cuore del centro storico. Un numero forse contenuto, ma altamente significativo: rappresenta un modello virtuoso, capace di coniugare riqualificazione urbana e rilancio economico. È proprio da iniziative di questo tipo che bisogna ripartire, trasformando edifici abbandonati in luoghi di vita e di opportunità. Catanzaro si trova oggi a un bivio. Il rischio di un progressivo declino è reale, ma altrettanto concreta è la possibilità di invertire la rotta attraverso scelte coraggiose, lungimiranti e condivise. La sfida è complessa, ma non impossibile, a patto che si abbia la volontà di mettere al centro l’interesse collettivo e il futuro della città".
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