
"L’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” ha trasmesso venerdì 5 giugno, con protocollo 26871, la convocazione di un’assemblea dei dipendenti fissata per lunedì 8 giugno alle 12:30 nella Sala Biblioteca del P.O. Pugliese e per martedì 9 giugno alla stessa ora nell’Aula G2-G3 del Campus “Salvatore Venuta” dell’Università Magna Graecia.
Oggetto: “Buoni pasto anni precedenti”, tema già al centro di contenziosi avviati dai lavoratori.
La comunicazione aziendale, però, presenta una serie di lacune che la rendono problematica sotto il profilo contrattuale e giuridico, al punto da esporre i dipendenti al rischio di contestazioni per abbandono del posto di lavoro.
Il nodo del permesso retribuito
L’assemblea è stata fissata alle 12:30, in pieno orario di servizio e in giorno lavorativo. La nota però non contiene alcuna indicazione sul permesso retribuito previsto per le assemblee, né specifica da quale monte ore annuo verrebbero scalate le ore di partecipazione. In assenza di questa dicitura formale, il dipendente che si allontana dal reparto o dall’unità operativa per partecipare compie di fatto un allontanamento non autorizzato. Se durante la sua assenza si verificasse un evento nel servizio, la responsabilità ricadrebbe interamente sul lavoratore.
Preavviso troppo breve
La convocazione è datata 5 giugno per assemblee fissate l’8 e il 9 giugno: tre giorni di anticipo, due festivi. Un tempo del tutto insufficiente per un’azienda sanitaria che garantisce assistenza H24. Senza un preavviso adeguato è impossibile riorganizzare la turnistica e garantire la copertura dei reparti, condizione indispensabile per consentire la partecipazione del maggior numero possibile di dipendenti.
Mancano criteri e indicazioni operative
La lettera non chiarisce la durata dell’assemblea, non indica le modalità di decurtazione delle ore dal monte ore annuo, non definisce chi deve garantire la copertura del servizio durante l’assenza dei lavoratori. Di fatto il singolo dipendente non è messo in condizione di verificare se può partecipare legittimamente o se deve restare al proprio posto di lavoro, né con quale tipologia di permesso.
Il dubbio dei dipendenti: perché tanta fretta?
A preoccupare i lavoratori non è solo la forma della convocazione, ma anche i tempi. Una riunione su un tema delicato come i “buoni pasto anni precedenti”, oggetto di azioni giudiziarie già avviate, organizzata con appena 3 giorni di preavviso di cui 2 festivi, solleva più di un interrogativo. Perché l’azienda ha scelto di convocare con tale urgenza, senza lasciare margine di organizzazione?
Perché non sono state fornite indicazioni chiare sui permessi e sulla copertura del servizio? Tra i dipendenti cresce il sospetto che la fretta sia legata alla volontà di limitare la partecipazione e di portare i lavoratori a decisioni affrettate su una vertenza che li vede direttamente coinvolti in sede legale.
L’atteggiamento antisindacale
La convocazione diretta dell’azienda su un tema oggetto di vertenza giudiziaria è letta dai lavoratori come un comportamento che comprime il diritto di confronto e di tutela collettiva.
Convocare un’assemblea sui “buoni pasto anni precedenti” proprio mentre sono in corso cause e azioni legali avviate dai dipendenti, senza passare da modalità di confronto previste dal contratto,rischia di configurarsi come un tentativo di condizionare le scelte dei lavoratori e di interferire con l’esercizio dei loro diritti.
Un atteggiamento che, se confermato, si pone in contrasto con i principi di correttezza e buona fede nei rapporti di lavoro e può integrare gli estremi di una condotta lesiva delle prerogative sindacali e del diritto dei dipendenti a difendersi in sede giudiziaria senza pressioni.
Le conseguenze per i lavoratori
Senza una integrazione formale da parte dell’azienda che specifichi in modo chiaro il permesso retribuito, le ore utilizzate e la garanzia di copertura del servizio da parte dei responsabili, l’unico comportamento conforme al contratto e alla legge è restare al posto di lavoro. Un allontanamento dal reparto senza autorizzazione scritta espone infatti a contestazioni disciplinari per violazione dell’obbligo di diligenza e permanenza al lavoro.
Quali sanzioni rischiano i dipendenti
Partecipando all’assemblea senza permesso retribuito formalmente indicato, il lavoratore rischia l’applicazione delle sanzioni previste dal CCNL Sanità e dal Codice disciplinare aziendale per “abbandono del posto di lavoro” e “allontanamento ingiustificato dal servizio”. Nel dettaglio:
1. Rimprovero verbale o scritto: per assenze brevi non giustificate.
2. Multa fino a 4 ore di retribuzione: per abbandono temporaneo del posto.
3. Sospensione dal servizio e dalla retribuzione fino a 10 giorni: se l’assenza ha causato disservizi o mancata copertura del reparto.
4. Licenziamento con preavviso o senza preavviso: nei casi più gravi, se l’allontanamento ha messo a rischio pazienti, ha causato danni o è stato reiterato. In ambito sanitario l’assenza dal reparto è considerata infrazione molto grave.
A queste sanzioni si aggiunge la responsabilità in caso di evento: se durante l’assenza del dipendente si verifica un decesso, un errore terapeutico o un danno al paziente, il lavoratore assente può rispondere anche sul piano penale per omissione di atti d’ufficio e sul piano civile per risarcimento danni.
La convocazione arriva su una materia oggetto di azioni giudiziarie già in corso, il che rende ancora più delicata la situazione per i dipendenti coinvolti. In attesa di chiarimenti ufficiali dall’azienda, ai lavoratori non resta che tutelarsi attenendosi alle regole contrattuali e richiedendo, se necessario, indicazioni scritte ai propri responsabili di struttura prima di lasciare il servizio
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