Caccia anticipata e incendi in Calabria, il Partito Animalista si unisce al coro dei NO: "Disastro annunciato per la biodiversità"

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images Caccia anticipata e incendi in Calabria, il Partito Animalista si unisce al coro dei NO: "Disastro annunciato per la biodiversità"


  10 agosto 2026 21:07

L’approvazione del nuovo calendario venatorio in Calabria continua a sollevare una dura ondata di indignazione. Dopo le recenti e accese proteste del consigliere regionale Ferdinando Laghi, arriva un perentorio e netto “NO” da parte del Partito Animalista Italiano (PAI), che punta il dito contro la decisione della Giunta regionale di autorizzare la preapertura della caccia al 2 settembre.

Una scelta definita scellerata ed inaccettabile, soprattutto alla luce della devastante stagione estiva che ha visto la regione flagellata da oltre mille roghi, siccità prolungata e temperature estreme.
​"Un territorio devastato e una fauna in ginocchio"
​Secondo il Partito Animalista Italiano, consentire l'avvio anticipato dell'attività venatoria in questo momento storico equivale a sferrare un ennesimo, durissimo colpo a un ecosistema già fortemente compromesso. Gli incendi delle ultime settimane non hanno solo distrutto migliaia di ettari di boschi, macchia mediterranea e aree agricole, ma hanno disintegrato gli habitat naturali degli animali selvatici, massacrando migliaia di esemplari e i loro piccoli.

​"Gli animali sopravvissuti alle fiamme e al caldo asfissiante sono stati costretti a fuggire e a concentrarsi in poche e ristrette aree superstiti", denunciano gli esponenti del PAI. "Mandare migliaia di cacciatori armati proprio in quelle poche zone dove la fauna ha trovato rifugio non è gestione del territorio: è una vera e propria carneficina."
​Sulla vicenda è intervenuto duramente Carlo Callegari, responsabile del Partito Animalista Italiano per il Sud Italia:

"Mentre il Sud brucia e la Calabria contava le ferite dell'ennesimo disastro ambientale, la Regione ha ben pensato di premiare chi spara anziché chi protegge: questa non è politica, è una resa incondizionata alle lobby venatorie sulla pelle della natura."

A fargli eco, sottolineando l'assurdità della decisione a livello locale, è la referente regionale per la Calabria Marilene Bonavita:
​"Gli animali calabresi sono scampati al fuoco per finire massacrati dalle doppietta: la nostra terra non può tollerare un minuto di più questa barbarie autorizzata dalle istituzioni."

Violazioni normative e assenza di pianificazione
​Il Partito Animalista evidenzia inoltre le gravi criticità sul piano legale e programmatico. La legge quadro nazionale sulla caccia (L. 157/92) fissa l'apertura generale alla terza domenica di settembre e subordina eventuali preaperture alla presenza di piani faunistico-venatori aggiornati e rigorosi. In Calabria, tuttavia, il piano faunistico è fermo al lontano 2003.

Non solo: gli animalisti ricordano come la stessa legge preveda, all'articolo 19, la possibilità — e in casi estremi il dovere — per le Regioni di sospendere o ridurre la caccia in presenza di calamità naturali o particolari emergenze ambientali e climatiche. La Regione Calabria ha invece scelto la direzione opposta, ignorando lo stato di emergenza legato agli incendi e ventilando persino l'ipotesi di richiedere deroghe per cacciare specie protette come il fringuello.

La richiesta di sospensione immediata
​La posizione del Partito Animalista Italiano è ferma: stop immediato alla preapertura e revisione totale del calendario venatorio.
​La biodiversità e la fauna selvatica rappresentano un patrimonio indisponibile della collettività e della natura, che non può essere sacrificato per accontentare le pressioni della lobby venatoria. Il PAI annuncia che continuerà a battersi in ogni sede, legale e istituzionale, per fermare il provvedimento e tutelare ciò che resta del patrimonio naturale calabrese.