
di GAETANO MARCO GIAIMO
Un'opera volta a raccontare ciò che spesso viene tenuto nascosto, approfondendo pagine storiche sconosciute della nostra regione: è questo "Calabria: Echi e storie di una terra tra due mari", fatica letteraria della giornalista, storica e costumista Daniela La Cava, che questo pomeriggio è stata presentata nella Sala delle Giovani Idee all’interno del Parco della Biodiversità “Michele Traversa” di Catanzaro. Il libro nasce da una serie di articoli che ripercorrono la storia del popolo calabrese dai tempi antichi fino ai nostri giorni, per mantenere la memoria di un passato a volte in ombra.
A interloquire con l'autrice, quest'oggi, il presidente della Federazione di Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia dell’Istituto del Nastro Azzurro, Vincenzo Santoro. "La Federazione ha organizzato l'evento, in collaborazione con il Collettivo Pamuk proprio perché dal 1923 si occupa, con spirito apolitico e apartitico, di non far cadere nel dimenticatoio la storia dell'Italia, con riferimento ai caduti e ai decorati". La particolarità che risalta nel testo è la presenza, al termine di molti dei capitoli, di un QR Code che, scansionato, rimanda a un'intervista con un esperto dell'argomento trattato.
Le varie sezioni della discussione sono state intervallate dalla lettura di alcuni brani da parte di Domenico Polizzi, Vice Presidente dell'Associazione Anthropino Teatro Umano. La Cava ha trattato a fondo alcune delle tematiche portanti del testo, partendo dall'antichità: "Il sito di Nardodipace, ancora troppo poco conosciuto e valorizzato, risale a 5000 anni fa: si tratta di costruzioni di natura antropica che precedono anche Stonehenge". Uno dei passaggi più interessanti riguarda la storia del rinvenimento dei Bronzi di Riace: "Ci sono tantissime fake news messe in giro su queste statue. La prima testimonianza di Stefano Mariottini, che nel libro riporto integralmente in quanto ho trovato il documento ufficiale, parla di un gruppo di statue con due emergenti: la descrizione di quest'ultime non corrisponde a quelle che possiamo ammirare oggi".
Passando anche per un racconto dedicato a Mattia Preti, "Il cavaliere calabrese", e una parentesi sull'aeronautica e Fulco Ruffo di Calabria, si arriva anche a pagine più buie della storia dell'umanità: l'Olocausto e le Foibe. "In Calabria avevamo un centro d'internamento a Ferramonti di Tarsia che, però, anche nella disperazione più estrema, ha fatto distinguere la nostra terra per umanità, schierandosi dalla parte degli internati grazie all'impegno di uomini di grande valore come il maresciallo Gaetano Marrari. Nella nostra regione, inoltre, si insediarono molti esuli dell'Istria, della Dalmazia e di Fiume, integrandosi perfettamente nella società, perché questa terra è culla di civiltà e sa valorizzare le culture differenti, arricchendo il proprio bagaglio".
Dopo qualche intervento da parte del pubblico, la giornata si è chiusa con la consegna da parte di Santoro dello stemma araldico del Nastro Azzurro ai due compagni di tavolo, mentre l'autrice ha voluto ringraziare la Federazione donando un artwork da lei realizzato. "Quello che si racconta nel libro è solo una briciola rispetto alla grandezza della nostra storia": con queste parole, La Cava ha voluto trasmettere la grandezza della Calabria, da lei celebrata in delle pagine che provano a rispondere ai grandi interrogativi "Chi siamo? Da dove veniamo?".
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