Calabria, l’abisso dell’ISEE 2025: il divario con il Nord supera i 10.000 euro
22 febbraio 2026 12:00Il baratro dell’ISEE 2025 conferma una regione fragile e povera. Il divario con il Nord supera i 10.000 euro.
«I dati pubblicati dall’Osservatorio INPS sulle dichiarazioni ISEE relative al 2025 non sono semplici statistiche: sono la certificazione di un fallimento sociale e di una frattura strutturale che sta spaccando in due l'Italia. I dati dell’Osservatorio INPS mostrano che la Calabria mantiene il reddito Isee più basso del Paese. Mentre le altre regioni tentano una ripresa, la Calabria scivola all'ultimo posto, segnando un divario economico con il Nord che ha ormai superato la soglia psicologica e materiale dei 10.000 euro»
È questo il commento durissimo del Dott. Antonio Belmonte, Direttore dell’Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà, di fronte all’ultima fotografia scattata dall’INPS.
I Numeri della Crisi: Una Calabria a "Metà Prezzo"
Secondo il rapporto 2025, il valore medio nazionale dell’ISEE si attesta a 17.639 euro. In Calabria, la media crolla a soli 13.141 euro.
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Il confronto con il Trentino Alto Adige, che supera i 23.000 euro, è impietoso,” prosegue Belmonte. “Siamo di fronte a una distanza di quasi 10.000 euro che non è solo numerica, ma rappresenta una differenza abissale nell'accesso ai diritti, alla salute, all'istruzione e al futuro. Se quasi una famiglia su quattro in Calabria vive con meno del minimo necessario, questi nuovi dati ISEE ci dicono che anche chi lavora o possiede un minimo di patrimonio è comunque povero rispetto al resto d'Italia».
L'Equivoco del Welfare: Non è Assistenzialismo, è Sopravvivenza
Il rapporto evidenzia come il 43% delle dichiarazioni ISEE nazionali provenga dal Sud e dalle Isole, una quota sproporzionata rispetto alla popolazione residente (solo un terzo della popolazione italiana).
«Questa massiccia richiesta di certificazioni per accedere a bonus e agevolazioni non deve essere letta come una propensione all'assistenzialismo,” chiarisce il Direttore dell’Osservatorio. “È l'effetto diretto di un mercato del lavoro che non garantisce l’autosufficienza. In Calabria, il welfare è diventato l'unico ammortizzatore contro retribuzioni insufficienti, part-time involontario e una precarietà che colpisce migliaia di nuclei familiari, alimentando nuove e preoccupanti forme di povertà».
Le Cause: Lavoro Nero, Dumping Contrattuale e Precariato
Dietro la "maglia nera" della Calabria si celano piaghe mai sanate: la stagionalità estrema, il ricorso massiccio al lavoro nero, la debolezza contrattuale e il precariato in settori chiave come agricoltura e turismo. A ciò si aggiungono i recenti effetti climatici, destinati a essere devastanti su un'economia agricola e turistica già fragile.
«Condividiamo l'allarme lanciato dalle parti sociali: questa è un'emergenza economica e occupazionale,” sottolinea Belmonte. “Il basso valore ISEE è lo specchio di un sistema produttivo locale vulnerabile, dove il lavoro sommerso e precario priva i cittadini della loro dignità e lo Stato delle risorse per i servizi».
L'Appello: Un Piano Straordinario per la Dignità
L’Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà torna a chiedere con forza un Piano Straordinario contro la Povertà.
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Servono interventi immediati che vadano oltre il mero sussidio, puntando sulla creazione di occupazione stabile e regolare. In tal senso, va la proposta di legge regionale depositata dalla Lega, mirata a un utilizzo sistematico e coordinato delle graduatorie vigenti nei concorsi pubblici. "È fondamentale valorizzare gli idonei di ogni comparto per dare stabilità al sistema, evitando bandi ripetuti, sovrapposti e dispendiosi».
Contrattazione Territoriale e Legalità
Protocolli di legalità stringenti per le imprese che beneficiano di fondi pubblici, per contrastare efficacemente il dumping contrattuale e il lavoro nero.
Investimenti Infrastrutturali: Azioni concrete per sottrarre le aree interne dall'isolamento, fattore che alimenta drasticamente il divario economico.
«La Calabria non chiede ulteriore assistenza, ma chiede dignità- conclude, infine, il Dott. Belmonte -.
Non possiamo accettare che la povertà diventi un destino ereditario. È necessario un Patto Sociale che impegni Governo, Regione e imprese a invertire una rotta che, se confermata, condannerà la nostra terra a un’irrilevanza sociale ed economica irreversibile».
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