Camera Penale di Crotone, il presidente Truncè: "Il bersaglio facile della giustizia a pezzi"

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  28 settembre 2026 20:13

di ALDO TRUNCE' *

L’acido corrosivo gettato sul volto di un legale rappresenta il sintomo terminale di una società incline a trasformare il diritto di difesa nel primo bersaglio da abbattere. A Messina, il collega Pierfrancesco Broccio si trova ricoverato al Centro Grandi Ustioni di Catania con il venti per cento del corpo devastato.

Una sua assistita, mossa da rancori maturati nelle pieghe di una vicenda giudiziaria, gli ha scagliato addosso una sostanza corrosiva ed ustionante. Questo ennesimo fatto ignobile svela una realtà inquietante, taciuta dai vertici delle istituzioni: l'avvocato costituisce ormai il costante parafulmine di un sistema giudiziario al collasso.

Chi tutela i cittadini permane quotidianamente in prima linea, esposto alle macerie di una macchina della giustizia lenta, inefficiente, incapace di offrire risposte tempestive. Succede così che le frustrazioni per i rinvii infiniti, l'insofferenza per le carenze strutturali e la rabbia per gli esiti dei processi si scarichino interamente sulle spalle del difensore.

L'opinione pubblica, alimentata da una propaganda populista e da un giustizialismo d'accatto, dipinge il legale alla stregua di un complice del reato, un ostacolo alla punizione, un burocrate da punire quando la sentenza scontenta le pance del momento.  Si assiste da tempo a una strisciante e malcelata malsopportazione nei confronti del nostro ministero e dell’esercizio della nostra professione.

I padri del diritto e le menti più lucide della storia del pensiero forense ci hanno lasciato avvertimenti chiarissimi sulla funzione sociale della difesa. Piero Calamandrei ricordava: "L'avvocato deve sapere parlare col linguaggio della ragione, anche quando intorno a lui tutti urlano il linguaggio della passione".

Oggi, l’identificazione tra l’avvocato e la causa da lui difesa è il primo passo verso la barbarie civile. Mentre i nostri colleghi finiscono all'ospedale per aver adempiuto al proprio dovere, le istituzioni continuano a procedere con lentezza burocratica.

Il Consiglio d'Europa ha adottato il 12 marzo 2025 la Convenzione sulla protezione della professione di avvocato, aperta alla firma a maggio dello stesso anno. Si tratta del primo strumento internazionale vincolante pensato per blindare l'indipendenza e l'incolumità dei legali, imponendo agli Stati obblighi precisi di prevenzione, tutela e sanzione.

L'Italia ha apposto la propria firma, eppure il testo rimane fermo nelle stanze della politica, in attesa di una ratifica parlamentare ancora lontana. L'Avvocatura pretende risposte immediate. La ratifica della Convenzione europea in Italia e in tutti gli Stati membri costituisce una priorità assoluta e inderogabile.

Consentire che chi tutela i diritti operi sotto la minaccia costante dell'intimidazione o della ritorsione equivale a liquidare lo Stato di diritto. Difensori liberi e protetti garantiscono la sussistenza stessa del giusto processo; al contrario, la violenza impunita riporta la civiltà alla legge del taglione. Chi colpevolizza o aggredisce l’avvocato spegne la luce della libertà di tutti

 

*Presidente della Camera Penale di Crotone