Camere penali, appello a Nordio: “Pagamenti in ritardo e nuovi oneri per gli avvocati”

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  11 ottobre 2026 20:45

Un intervento urgente del Ministero della Giustizia per fare chiarezza sull’applicazione della circolare del 25 luglio 2026 e porre fine ai ritardi nei pagamenti dei compensi professionali. È quanto chiedono le Camere penali calabresi in una lettera inviata al ministro della Giustizia, con cui denunciano le criticità che stanno interessando gli avvocati impegnati nel patrocinio a spese dello Stato e nella difesa d’ufficio.

Nella nota, datata 10 ottobre 2026 e sottoscritta dai rappresentanti delle Camere penali della regione, il Coordinamento regionale evidenzia come alcune prassi adottate dagli uffici giudiziari stiano determinando ulteriori ostacoli al pagamento delle prestazioni professionali già svolte.

Il nodo della circolare ministeriale

Al centro della questione c’è l’interpretazione delle disposizioni relative ai termini per proporre opposizione ai decreti di liquidazione dei compensi, nel quadro del rito semplificato di cognizione introdotto dalla riforma Cartabia.

Secondo quanto denunciato dal Coordinamento, diversi uffici giudiziari subordinerebbero la messa in pagamento delle somme al decorso di sei mesi dalla pubblicazione del decreto oppure alla sua preventiva notificazione, a spese del difensore, a tutte le parti interessate.

Una prassi che, secondo gli avvocati, non sarebbe espressamente imposta dalla circolare, ma che finirebbe per tradursi in nuovi adempimenti e ulteriori costi a carico dei professionisti.

Il Coordinamento sottolinea inoltre il paradosso di situazioni nelle quali il difensore di un imputato irreperibile potrebbe essere costretto a notificare il decreto persino a se stesso, con un aggravio burocratico che si aggiunge a una situazione economica già difficile.

Compensi ridotti e tempi di pagamento incerti

Le criticità segnalate si inseriscono in un quadro caratterizzato, secondo i firmatari, da ritardi cronici nei pagamenti e da compensi ritenuti insufficienti rispetto all’attività svolta.

Gli avvocati si trovano così ad anticipare per mesi le spese legate al proprio lavoro, nonostante le prestazioni siano state già eseguite e i compensi riconosciuti attraverso i provvedimenti di liquidazione.

«Non è accettabile che l’avvocato, per ottenere il pagamento del proprio compenso, debba trasformarsi in notificatore e farsi carico di ulteriori spese e adempimenti», è la posizione espressa nella lettera.

Una situazione che, per il Coordinamento, richiede una risposta tempestiva, capace di eliminare le incertezze interpretative e assicurare tempi certi per la corresponsione delle somme dovute.

A rischio il diritto di difesa dei cittadini più fragili

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto le condizioni economiche dell’Avvocatura. Nella lettera viene richiamato il valore costituzionale del diritto di difesa, sancito dall’articolo 24 della Costituzione, e il ruolo del patrocinio a spese dello Stato e della difesa d’ufficio nel garantire assistenza legale anche a chi non dispone delle risorse necessarie per sostenerne i costi.

Secondo i firmatari, rendere sempre meno sostenibile l’esercizio di queste funzioni rischia di ridurre la disponibilità dei professionisti a svolgerle, con conseguenze dirette per i cittadini più vulnerabili.

Un rischio particolarmente rilevante in Calabria, dove garantire l’effettività del diritto di difesa rappresenta una questione centrale per l’accesso alla giustizia.

Le richieste al ministro della Giustizia

Per superare le criticità, il Coordinamento regionale delle Camere penali calabresi ha avanzato tre richieste al ministro.

La prima è un chiarimento formale sulla portata della circolare del 25 luglio, affinché venga precisato che la disciplina riguarda i termini per proporre opposizione e non introduce un obbligo generalizzato di notificazione a carico del professionista.

La seconda è un intervento normativo urgente, anche sulla base della proposta già avanzata dall’Unione delle Camere Penali Italiane, per eliminare le incertezze interpretative e garantire tempi ragionevoli per i pagamenti. Tra le soluzioni indicate, la possibilità di attribuire alla comunicazione del provvedimento a tutte le parti anche valore di notificazione oppure di prevedere la lettura o il deposito del provvedimento di liquidazione contestualmente a quello che definisce la fase o il grado del procedimento.

Infine, viene chiesta l’apertura di un confronto con le rappresentanze dell’Avvocatura, per affrontare l’emergenza attuale e individuare soluzioni strutturali al problema dei ritardi nelle liquidazioni.

«Non c’è più spazio per rinvii»

La posizione del Coordinamento è netta: occorre intervenire senza ulteriori ritardi, evitando che prassi applicative legate all’interpretazione delle norme processuali finiscano per aggravare le difficoltà dei difensori e mettere a rischio la sostenibilità di un servizio essenziale.

La lettera è sottoscritta dai presidenti delle Camere penali di Castrovillari, Catanzaro, Cosenza, Lamezia Terme, Crotone, Locri, Palmi, Paola, Reggio Calabria, Rossano e Vibo Valentia. Per il Coordinamento delle Camere penali calabresi firma l’avvocato Giuseppe Milicia.

La richiesta conclusiva è rivolta direttamente al Ministero della Giustizia: un intervento concreto e risolutivo, nell’interesse dei professionisti, dei cittadini che necessitano di assistenza legale e del corretto funzionamento del sistema giudiziario.