Caso Roggero, Lomonaco scrive a Meloni: “Le vittime non devono mai sentirsi costrette a difendersi da sole”

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images Caso Roggero, Lomonaco scrive a Meloni: “Le vittime non devono mai sentirsi costrette a
difendersi da sole”


  20 luglio 2026 08:52

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Gentile Presidente Meloni,

ho ascoltato con attenzione le Sue dichiarazioni successive al caso Roggero.

Non desidero entrare nel merito di una vicenda giudiziaria, che appartiene esclusivamente ai giudici e rispetto alla quale ogni valutazione compete alla magistratura.

Vorrei invece cogliere questa occasione per affrontare una questione ancora più grande. Una questione che riguarda lo Stato. E riguarda il rapporto di fiducia tra lo Stato e i suoi cittadini.

Il caso Roggero ha riaperto un interrogativo che non possiamo liquidare come una semplice contrapposizione tra garantismo e sicurezza.

La domanda è un’altra: come possiamo evitare che una vittima arrivi a convincersi di dover affrontare il pericolo da sola?

Da Autorità Garante per la tutela delle vittime di reato della Calabria incontro persone che, dopo una rapina, un’estorsione, una violenza o una truffa, non chiedono vendetta.

Chiedono qualcosa di molto più semplice: non essere lasciate sole.

Per questo credo che il dibattito di questi giorni rappresenti un’occasione preziosa.

Non per dividere il Paese, ma per ricordare che la prima missione dello Stato è impedire che una vittima si senta abbandonata.

Quando un cittadino arriva a pensare che la propria sicurezza dipenda esclusivamente da sé stesso, significa che si è incrinato qualcosa di profondamente delicato: la fiducia nelle istituzioni.

Ed è proprio quella fiducia che dobbiamo ricostruire: non attraverso slogan, non alimentando contrapposizioni, ma rafforzando concretamente la tutela delle persone offese dal reato.

Più prevenzione, più presenza dello Stato nei territori, più sostegno psicologico, più assistenza legale, più rapidità nei risarcimenti.

Più attenzione verso chi trova il coraggio di denunciare. La migliore giustizia non è quella che arriva dopo, ma quella che arriva prima.

È quella che impedisce al cittadino di sentirsi costretto a scegliere tra la paura e l’idea di doversi difendere da solo. Le vittime non chiedono privilegi: chiedono di poter continuare a credere nello Stato.

Per questo, Presidente, raccolgo il senso delle Sue parole come un invito ad aprire una stagione nuova. Una stagione nella quale le vittime non siano considerate semplicemente una parte del processo, ma il punto di partenza di ogni politica sulla sicurezza e sulla giustizia.

Perché una democrazia si misura anche da questo: dalla capacità di dire a ogni persona che ha subito un reato: «Lo Stato c’era prima. Lo Stato c’è durante. Lo Stato ci sarà anche dopo».

Se riusciremo a trasmettere questa certezza, nessun cittadino avrà più la percezione di dover sostituire lo Stato.

Ed è questo, credo, il traguardo che dovrebbe unire tutti, al di là di ogni appartenenza politica.

Nel ringraziarLa per il Suo impegno, Presidente, porgo i sensi della mia più alta considerazione e perfetta osservanza".

Lo si legge in una lettera di Antonio Lomonaco, Autorità Garante per la tutela delle vittime di reato della Calabria.


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