Catanzaro, al Politeama lo spettacolo “A Mirror”: l’intervista a Claudio “Greg” Gregori

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images Catanzaro, al Politeama lo spettacolo “A Mirror”: l’intervista a Claudio “Greg” Gregori


  12 gennaio 2026 10:32

di CARLO MIGNOLLI

Uno spettacolo che finge di non essere uno spettacolo, una cerimonia che nasconde una rivolta, un pubblico chiamato a scegliere se restare spettatore o diventare complice. “Spettacolo falso e non autorizzato (A Mirror)”, andrà in scena mercoledì 14 gennaio 2026 alle ore 21 al Teatro Politeama di Catanzaro, nell'ambito della stagione teatrale 2025/2026, guidata dalla Sovrintendente e Direttore Artistico Antonietta Santacroce. Lo spettacolo arriva in Italia dopo il grande successo inglese come un oggetto teatrale spiazzante e ad alto rischio, capace di mescolare thriller, commedia e teatro nel teatro in un gioco di specchi continuo. Tra Pirandello e Rumori fuori scena, la messinscena firmata da Giancarlo Nicoletti trasforma il palcoscenico in un territorio instabile, dove libertà di parola, censura e autoritarismo diventano materia viva, ironica e inquietante allo stesso tempo.

Al centro di questo “falso matrimonio” ambientato in uno Stato totalitario c’è una compagnia di attori ribelli pronta a sfidare il controllo del Ministero e a coinvolgere il pubblico in una performance clandestina, imprevedibile e non autorizzata. Tra i protagonisti spicca Claudio “Greg” Gregori, affiancato da Ninni Bruschetta, con Fabrizio Colica, Paola Michelini e Gianluca Musiu: un cast che gioca costantemente sul confine tra realtà e finzione, ruolo e identità. Con Greg abbiamo parlato di questo meccanismo teatrale geniale e pericoloso, del piacere di sovvertire le regole in scena e di cosa significa oggi fare teatro quando la verità è sempre, deliberatamente, in discussione.

L’INTERVISTA

Lo spettacolo alterna comicità, thriller e riflessione politica. Qual è stato l’equilibrio più difficile da trovare in scena?
“Non abbiamo incontrato difficoltà, perché il testo è scritto così bene da fornirti la fluidità su argentei vassoi”.

Il cast guidato da Giancarlo Nicoletti è molto affiatato ma anche estremamente eterogeneo. Che tipo di energia si è creata tra voi durante le prove?

“Dopo un ovvio primo momento di studio, si è generata una perfetta alchimia. Nicoletti ha scelto cum grano salis un cast eterogeneo, perché sapeva con che semplicità si sarebbe composto il puzzle”.

Il pubblico è chiamato a essere parte attiva, quasi complice di un atto sovversivo. Che tipo di responsabilità - o di adrenalina - genera questo rapporto diretto con la platea?

“Bisognerebbe intervistare il pubblico. Di responsabilità ne viene richiesta davvero poca. L’adrenalina si spera di scatenarne almeno quel che basta a renderlo più partecipe alla vicenda”.

Che tipo di pubblico vi aspettate a Catanzaro e quanto cambia lo spettacolo a seconda della città in cui viene rappresentato?

“Lo spettacolo teatrale si modella sull’humus del pubblico. È una questione di tensione e di ritmi, non di battute. È un concento armonico a cui partecipano entrambi: il cast e la platea. E quella di Catanzaro sarà una nuova sfida”.

C’è un messaggio, o anche solo una sensazione, che sperate il pubblico di Catanzaro porti con sé uscendo dal teatro? Perché non dovrebbero assolutamente perdersi questo spettacolo?

“Il desiderio è sempre quello di assestare un buon pugno nello stomaco; quel colpo che non ti abbatte, ma ti comunica: “Guarda, bello, che fuori di qui ti arrivano quelli veri!” Il pubblico di Catanzaro non dovrebbe perdersi uno spettacolo che mostra come vanno davvero le cose nel mondo”.

Oggi il teatro ha ancora la forza di disturbare il potere o di smuovere le coscienze?

“Uno spettacolo teatrale che funziona può vantare tre mesi di repliche in sale esaurite; circa 65 date, ovvero 30.000 spettatori, in una stima ottimistica. Potrebbe mai competere con la falsa informazione televisiva?”.

Sei noto per la tua comicità surreale e intelligente. In che modo “A Mirror” dialoga con il tuo modo di far ridere e pensare il pubblico?

“‘A Mirror’ è perfettamente in linea con il mio stile; anche perché, sebbene la mia formazione umoristica si sia più formata con l’umorismo ebraico americano, molti ritengono il mio un british humor”.


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