Catanzaro, alla Libreria Coriolano il ricordo de "Le tredici Giare" con Sonia Santise

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Raffaele Nisticò, Sonia Santise e Francesco Mazza presentano "Le tredici Giare"

  15 maggio 2026 21:29

di GAETANO MARCO GIAIMO

"Se non avessi rivisto il sole quella mattina, le mie mani non avrebbero potuto raccontare questa vita nuova". È il messaggio col quale si chiude "Le tredici Giare", il romanzo scritto da Sonia Santise che, questo pomeriggio, è stato presentato alla Libreria Coriolano di Catanzaro davanti a un pubblico attento ed emotivamente coinvolto. Santise, superstite della tragedia causata dallo straripamento del fiume Beltrame che, nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2000, distrusse il Camping di Soverato causando tredici vittime, ha raccontato la propria storia tra le pagine edite da La Rondine Edizioni,  affinché "qualcosa del genere non accada mai più". Il libro sta incontrando il favore del pubblico, avendo venduto più di mille copie dopo otto mesi di pubblicazione e, inoltre, sarà oggetto di discussione all'interno della 23° Edizione del Progetto Gutenberg.

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A dialogare con l'autrice è il giornalista Raffaele Nisticò, che ha introdotto Santise prima di lasciarle la parola. L'idea del libro è nata in occasione del 25° anniversario della tragedia: "Pensavo fosse importante rendere omaggio a quelle urla disumane rimaste sepolte in quella notte. Avevo necessità di fare rumore e ho voluto trovare un modo di lanciare un appello alle coscienze dei miei conterranei".  La scrittrice, all'epoca quindicenne, si trovava ad affrontare le turbolenze emotive tipiche dell'adolescenza, vedendosi "più piccola di tre figlie femmine, con le mie sorelle maggiori studiose e perfette mentre io mi sentivo inferiore a loro". Convinta anche da una delle due sorelle e dal cognato, la giovane si aggrega al gruppo di volontari Unitalsi e parte per Soverato anche per fare nuove esperienze. "Una volta giunta lì, lascio da parte i miei pregiudizi e decido di essere razionale e valutare quello che gli altri potevano trasmettermi azzerando i carichi negativi che mi portavo addosso". 

L'incontro col mondo del volontariato ha permesso alla giovane Sonia di conoscere Mario, un uomo di 60 anni con alle spalle un divorzio e dei figli, costretto sulla sedia a rotelle dalla sclerosi: "Siamo riusciti a instaurare un rapporto amichevole, nonostante le mie diffidenze iniziali. Posso solo ringraziarlo perché mi ha dato la possibilità di esprimermi per quella che ero, il nostro legame non sarebbe dovuto finire in quel modo". La sera di quel fatidico 9 settembre il Camping era in festa poiché si trattava dell'ultimo giorno prima del rientro: molti erano andati via in anticipo a causa del maltempo che imperversava in quei giorni, ma il destino sa essere beffardo. "Nessuno di noi era pronto al fatto che non ci saremmo più rivisti: ci eravamo ripromessi di salutarci la mattina seguente. L'ultimo ricordo che ho della festa sono i fuochi d'artificio, poi siamo andati a letto stanchi". 

La notte, però, fu un incubo a svegliare la ragazza: "Sognai mio nonno, che era venuto a mancare, e mi spaventai. Mi sveglio agitata e, allungando la mano, mi rendo conto di essere nell'acqua. Mi metto in piedi e il fango mi arrivava alle ginocchia: ho svegliato subito Ilaria, la mia compagna di stanza, ho provato ad accendere la luce ma non funzionava, l'unica cosa che riesco a fare è aprire la finestra ma c'era già una macchina che galleggiava a quell'altezza. Fuori, il vecchio Camping non esisteva più. Esco dalla finestra e mentre decido se tornare dentro il bungalow, intravedo mio cognato e mia sorella che provano ad aprire la portiera della macchina ma un'onda fortissima travolge il veicolo e il campeggio, prendendo alle spalle anche Vinicio e Luca, che stavano aprendo i cancelli per provare a far defluire l'acqua".

Da lì in poi solo caos, fin quando qualcuno non riesce ad arrampicarsi sui tetti dei bungalow e partono così gli appelli: "I nomi venivano ripetuti continuamente e sono stati la dimostrazione di chi era riuscito a salvarsi. Ricordo ancora quei nomi e quelle grida disperate. Poi è calato un silenzio drammatico fino all'arrivo dei soccorsi. Io sono stata salvata alle 8.40 della mattina: l'operazione di recupero non fu per niente facile perché c'erano molti ostacoli". Il trambusto prosegue fino all'arrivo in ospedale, dove ci si rende conto della gravità della situazione, mentre la giovane vede "i sacchi con i defunti che iniziavano ad arrivare". Il rientro a casa fu traumatico e i ricordi di Sonia si interrompono fino al 13 settembre, data dei Funerali di Stato e, coincidenzialmente, anche del suo compleanno. "Non so dire quando ho ricominciato a vivere ma guardare negli occhi Giulia, la mia prima figlia, appena nata, è stato il momento che sicuramente mi ha ridato qualcosa in più". 

Dopo il racconto della sua esperienza in pellegrinaggio a Lourdes, l'autrice ha provato a dar voce ai propri sentimenti: "Provo sicuramente tanta rabbia perché questa situazione si poteva evitare, il libro però mi ha permesso di lasciare spazio al ricordo vivo di questi tredici amici". Un pensiero particolare è andato a Vinicio Caliò, legato anche a una "visione" avuta dalla donna passando vicino a quella zona qualche anno fa, dove ora sorge una discoteca. Dopo qualche rapida domanda da parte del pubblico, riguardanti soprattutto il rapporto che ha Sonia con le sue due figlie e come la sua famiglia sia stata scossa da questa esperienza, Santise si è lasciata andare alla confessione di aver versato pochissime lacrime per l'accaduto poiché restia ad affrontare il suo mondo interiore: "Temo di non sapere ciò che ho dentro, quindi tengo a freno le mie emozioni. La notte, quando piove, ho ancora qualche tentennamento". Il libro, raccontando una storia di una potenza incredibile che ancora lascia il solco in chi l'ha vissuta, sa trasmettere il punto di vista di una ragazza che, nel giro di una settimana, ha visto tutto stravolto. Quelle emozioni non potranno mai più essere messe da parte: il monito della scrittrice è che non vengano dimenticate neanche dalle generazioni future.


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