Catanzaro, alla Ubik la memoria degli IMI: il coraggio di dire no e rompere il silenzio

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Pamela Stranieri, Elisa Viapiana, Nicola Marazzita e Mario Vallone

  01 febbraio 2026 09:18

di CATERINA MURACA

Ci sono storie che non fanno rumore, che restano sepolte per decenni nelle pieghe della memoria familiare, avvolte da un silenzio che pesa più delle parole. Alla libreria Ubik di Catanzaro Lido, quel silenzio è stato rotto. È successo durante la presentazione del libro “Il coraggio dei tre no” di Nicola Marazzita, un incontro promosso da Mario Vallone, presidente del Comitato ANPI di Catanzaro, che ha trasformato un semplice evento culturale in un momento di profonda testimonianza civile.

Il libro racconta la storia degli Internati Militari Italiani (IMI), uomini dimenticati dalla grande narrazione della guerra, che dopo l’8 settembre 1943 dissero no. No al fascismo, no alla Repubblica di Salò, no a combattere per l’esercito nazista. Un rifiuto pagato con la deportazione nei lager, la fame, il lavoro forzato, la disumanizzazione. Tra queste storie c’è quella del padre dell’autore: da Nola a un lager, poi in una baracca a Vienna, dove insieme ai compagni sceglie la Resistenza. Il coraggio di restare uomini quando tutto spingeva a smettere di esserlo.

Accanto a Marazzita, le voci di Pamela Stranieri ed Elisa Viapiana hanno dato corpo e volto a una memoria che per troppo tempo è rimasta muta.

Pamela Stranieri ha raccontato la storia di un nonno che non ha mai conosciuto. Una vita ricostruita pazientemente, grazie allo storico Rocco Lentini, dopo oltre cinquant’anni di silenzi. Il nonno non è mai tornato a casa. In soli quindici giorni di congedo riuscì a sposarsi e a concepire un figlio che non avrebbe mai potuto stringere tra le braccia. Oggi si sa dove riposa: in Germania. Un ritrovamento che non cancella il dolore, ma restituisce dignità a una storia rimasta incompiuta.

Elisa Viapiana ha invece parlato di un nonno sopravvissuto, l’unico italiano rimasto in vita nella sua sezione. Un uomo che per anni ha taciuto, chiudendo a chiave quel capitolo della propria esistenza. È stata la nipote, ancora studentessa, a trovare il coraggio di fare domande, scegliendo la Seconda Guerra Mondiale come tema della tesina di maturità. Raccontare è stato faticoso, doloroso, ma necessario. Da allora, nonno e nipote hanno iniziato insieme a iniziano insieme un percorso di testimonianza nelle scuole, trasformando il dolore in memoria condivisa.

Tutte le vicende emerse durante l’incontro sono legate da un elemento comune: il silenzio. Un silenzio imposto, subito, ereditato. Il silenzio delle vittime, dei familiari, di una società che troppo a lungo ha ignorato gli IMI. Un silenzio che va combattuto, perché non può e non deve essere sulle spalle di chi ha sofferto il peso della vergogna. La vergogna appartiene ai carnefici, non a chi ha resistito.

La presentazione de “Il coraggio dei tre no” ha ricordato quanto sia urgente continuare a raccontare queste storie, a dire no oggi come allora. Educare figli e nipoti diventa un dovere civile, soprattutto in un tempo in cui nelle scuole – e non solo – degli Internati Militari Italiani si parla ancora troppo poco o in modo distorto. In Calabria si contano migliaia IMI, di cui circa 600 solo a Catanzaro: numeri che raccontano una memoria diffusa, ma ancora fragile.

L’appello finale è stato chiaro: cercare altri IMI, ricostruire le loro storie, rompere definitivamente il silenzio. Perché ricordare non significa restare ancorati al passato, ma scegliere da che parte stare oggi.


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