
di GAETANO MARCO GIAIMO
I prossimi 22 e 23 marzo i cittadini saranno chiamati alle urne per esprimere il proprio voto riguardo la Riforma Costituzionale della Giustizia proposta dalla legge Nordio. Il dibattito è acceso, oltre che su scala nazionale, anche a livello locale: l'Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace, assieme all'Azione Cattolica, all'Associazione Amici Università Cattolica, e ad Argomenti Calabria 2000 ha organizzato dunque un incontro di approfondimento per comprendere contenuti, implicazioni e prospettive del referendum. A dar valore alla discussione - tenutasi questo pomeriggio nell'Aula Sancti Petri dell'Arcivescovado a Catanzaro - il parere autorevole di esperti di diritto e professionisti del settore, intervenuti per esporre il proprio punto di vista su entrambe le scelte.

Il moderatore di giornata è stato l'avvocato Raffaele Silipo, Incaricato Regionale Adulti di AC. "La rarità dei referendum non abrogativi, nella storia del nostro Paese, dimostra quanto sia difficile toccare la nostra Costituzione e i suoi punti fondamentali. Gli esiti di questo voto andranno ad incidere sulla nostra vita democratica", ha dichiarato in apertura Silipo, introducendo i saluti di Mons. Claudio Maniago, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace. "Non dobbiamo disinteressarci della vita ordinaria ma abbiamo il dovere di essere cittadini attivi e responsabili: la posizione cristiana è quella di andare a votare" ha rimarcato Maniago, partendo dall'analisi del famoso brano del Vangelo "Date a Cesare quel che è di Cesare". L'Arcivescovo si è dimostrato ancora una volta attento alle tematiche sociali e politiche, che non devono considerarsi estranee alla Chiesa proprio perché essa è costituita da persone inserite nella società civile. A fargli seguito è stato l'intervento di ringraziamento di Iolanda Tassone, Presidente Diocesana di AC, che ha anche ribadito: "Capire ciò che si vota è il primo passo per la partecipazione responsabile alla cittadinanza".
Un primo punto della situazione è stato dato dal professor Alessio Rauti, docente di Diritto Costituzionale all'Università "Mediterranea" di Reggio Calabria. Il professor Rauti è partito dal concetto di equilibrio: "Ci sono autorevoli costituzionalisti, maestri del diritto costituzionale che hanno opinioni diverse su questa riforma. Il rispetto dei principi costituzionali va equilibrato con la necessità di evoluzione. L'equilibrio tra politica e magistratura è dinamico e cambia in base al cambiamento dei fattori: basti pensare all'abolizione dell'autorizzazione a procedere. Il CSM è pensato nella sua struttura per mitigare da un lato il rischio di sottomissione della magistratura alla politica e dall'altra parte quello di un'eventuale deriva corporativa della magistratura. L'associazionismo dei magistrati è stata una ricchezza del nostro Paese ma è innegabile che la ricerca del supporto elettorale fa emergere un'influenza di un potere molto forte che può dar vita a nessi non fisiologici che attenuano l'indipendenza interna". Il professore si è soffermato anche sul sorteggio dei componenti del CSM e sulla composizione dei nuovi organi proposti dalla riforma, sollevando diverse perplessità a riguardo.
Il dibattito è poi entrato nel vivo con i sostenitori dei due schieramenti. A prendere per prima la parola è stata la Sostituta Procuratrice della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, Annamaria Frustaci. La dottoressa Frustaci ha espresso i dubbi di chi voterà "No" per quanto riguarda la separazione delle carriere: "Per attuare le garanzie del giusto processo non si cambia la Costituzione che già questo valore lo ha inglobato nell'articolo 111, si cambia la legge ordinaria. Il difensore ha un compito altissimo, perché il diritto di difesa ha un rilievo costituzionale fondamentale, sancito dall'articolo 24 della Costituzione, ma anche radicalizzando la separazione delle funzioni, la posizione del difensore, giuridicamente, non potrà mai essere del tutto parificata a quella del pubblico ministero. La Procura Europea, che è stata istituita nel 2017, ha preso come modello di riferimento il modello italiano, perché dal punto di vista dell'autonomia e dell'indipendenza di condurre le indagini e di poi svolgere dei processi, questo vale anche per la CEDU, il modello italiano è un modello che è stato preso come punto di riferimento. Noi vogliamo distruggere ciò che l'Europa ci ammira".
A rispondere, per i sostenitori del "Sì", Aldo Casalinuovo, avvocato penalista. Casalinuovo è partito con l'analisi della genesi della separazione delle carriere, con una storia iniziata negli anni '70. "Questa riforma dà applicazione concreta al principio di terzietà delle parti. Io penso che il principio costituzionale debba essere per noi sempre un punto di riferimento. Il difensore fa il suo lavoro, il pubblico ministero ne fa un altro ma siamo tutti parte della giurisdizione". Il botta e risposta è proseguito sulla questione del correntismo e dell'associazionismo, con entrambi gli esponenti che hanno dato voce alle proprie ragioni: se per Frustaci le associazioni sono l'unico corpo intermedio per i magistrati di interfacciarsi con la professione che svolgono, con la degenerazione del fenomeno dovuta alla "naturale disonestà che, in percentuale, è presente anche in questa professione", Casalinuovo si augura che il sorteggio possa portare a un CSM staccato dal correntismo degenerato che tanto ha fatto discutere nel corso di questa campagna elettorale.
L'incontro ha avuto modo di far luce su diversi aspetti del referendum, diffondendo sicuramente maggior consapevolezza tra i presenti per prepararli in vista della tornata elettorale del prossimo fine settimana con toni pacati e distanti dal dibattito pubblico, sempre più esacerbato verso la deriva politica delle due posizioni. Senza dare giudizi di parte e ammettendo il giusto contraddittorio, l'Arcidiocesi ha manifestato ancora una volta il suo ruolo radicato nel territorio non solo come guida spirituale ma anche di aggregatore sociale in grado di rendere i cattolici cittadini attivi nel proprio contesto.
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