Catanzaro, Antonio Bevacqua: "Fronte comune contro il declino"

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Antonio Bevacqua

  25 febbraio 2026 18:27

di ANTONIO BEVACQUA*

Infrantosi il sogno agognato da una pattuglia di Consiglieri comunali della Città, pronti a dimettersi per disarcionare l’Amministrazione in carica (che strano destino quello di Catanzaro: un sogno che ricorre e svanisce ad ogni legislatura!), intervengo dopo l’ennesimo grido d’allarme operato dell’imprenditore Francesco Chirillo in ordine alle ulteriori chiusure di attività economiche del centro storico e dell’ottimo, assolutamente condivisibile, ragionamento contenuto nel contributo del Consigliere Antonello Talerico che ha analizzato con puntuale professionalità effetti, cause ed eventuali rimedi per arginare l’emergenza commerciale del cuore cittadino.

Intervengo con forte preoccupazione per il fatto che non avverto da un bel po’ di tempo un benché minimo moto di reazione da parte della nostra società a quanto accade. Ed è trascorso oltre un anno da quando, io stesso, prendendo spunto dal clamore suscitato dalla vicenda che ha riguardato la perdita da parte dell’Università catanzarese del Prof. Ciro Indolfi, il quale nei suoi  interventi giornalistici aveva persino utilizzato l’appropriata metafora dell’orchestra del Titanic per descrivere la situazione in cui versava il contesto, mi ero spinto a raffigurare anche la più vasta situazione che coinvolge Catanzaro, assimilandola a quella che si venne a creare quando i Cartaginesi, sbarcati in Spagna, assediarono la colonia romana di Sagunto e Roma, prigioniera di interminabili discussioni, non reagì. Il risultato fu che Sagunto venne rasa al suolo.

A Catanzaro discussioni ce ne furono sull’episodio, e su altri, eccome! Levate di scudi a difesa dell’Università (e chi l’aveva mai  attaccata?), molte parole, tanta acqua per i vari mulini, ma anche allora nessun segno di reazione da parte della Città.

Prudenza, calcolo, cinismo, insipienza? Non saprei. Certo non riesco a farmene una ragione perché noto che molti fenomeni che sono sotto gli occhi di tutti stanno privando il Capoluogo di Regione della sua autorevolezza oltre che della sua economia che, per inciso, non può essere rappresentata solo da qualche negozio, bar o ristorante.

Tanto per fare un esempio, come più volte denunciato anche da queste pagine, c’è da valutare seriamente la costante emorragia di uomini e di capitali che affligge la nostra Città e la impoverisce.

Vanno via da Catanzaro i ragazzi per studiare “fuori”, ragazzi che per la maggior parte non torneranno più, e assieme a loro, ogni mese, li accompagna un fiume di euro che serve a mantenerli “fuori”. Ma c’è di peggio, molte famiglie ritengono di comprarla “fuori” la casa ai figli e in Città, conseguentemente, crolla il mercato immobiliare. Infine c’è da sottolineare il nuovo fenomeno, quello che Svimez chiama la “mobilità sommersa degli anziani”, i cosiddetti “nonni con la valigia”, che pur conservando la residenza al Sud raggiungono figli e nipoti al Centro-Nord.  

Una reazione si impone e non c’è più tempo per sorvolare. Ma da dove cominciare se non  da tutto ciò che la Città può mettere in campo. Pubblico e privato devono necessariamente trovare quelle sinergie, quelle intese per mettere in atto un progetto di reazione.

Che sia giunto il momento per convocare gli Stati Generali della Città? Comune, Provincia, Camera di Commercio, Imprenditori, Associazioni, Chiesa, Cittadini, assieme possono fare fronte prima che trascorra quella data dopo la quale nessuno si salva.

 

 *già sindaco di Catanzaro


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