Catanzaro, Cimino: “Il ventennale di un giorno che ha fatto la storia della città”

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  28 maggio 2026 17:00

di FRANCO CIMINO

Ti amo, Catanzaro mia. Ti amo di un amore pieno e incondizionato. Lo rinnovo in questo giorno di un ventennale che si vorrebbe doloroso per me. Ma non lo è. Non mi hai tradito tu quel giorno in cui altri non ti hanno amato, ingannandoti per colpire me; loro hanno creduto, e lo credono ancora. Ma io sono ancora qui. Come ieri. Tu conosci tutto e tutti e sai bene qual è la storia, e quali le colpe e le sofferenze. Io non mi sono sentito tradito da te. Perché so che anche tu mi ami. Mi ami dello stesso amore mio. Quello vero. Pieno. Incondizionato. L’amore non è mai infedele: sono gli uomini che se ne servono, che lo predicano utilizzandolo.

L’amore contiene il dolore, perché contiene le perdite e le sconfitte. Ma, nello stesso tempo, ti dà la forza del cuore per sopportarle e l’intelligenza della mente per comprenderle e saperle piegare a nuove battaglie. Quelle che io, ininterrottamente, ho condotto per te. Per difenderti da chi ti assaliva. Da chi ti ha ingannato e ancora ti inganna, promettendo nel tuo nome e promettendo a te le cose più belle, sapendo di negarle a chi le ha promesse e a te stessa.

Ti ho difesa prima, sebbene con scarso successo, dagli assalti che predoni hanno fatto alla tua bellezza, consumando il territorio, graffiando il tuo paesaggio, corrompendo di veleno e storture la tua bella terra, radiosa e ricca, perché accompagna le sue pinete e, più in alto, i tuoi leggeri monti sul tuo mare, per farlo respirare nel calore estivo e dargli frescura quando chi viene a trovarti nelle estati più calde sente mancare il respiro.

Ti amo e ti ho sempre amata, Catanzaro, difendendoti anche da me, dalle fragilità umane che mi avrebbero portato a corrompermi e a venderti al miglior offerente che avesse voluto servirsi anche di me per rubare ciò che di più bello hai: il paesaggio, la vita più bella, la vista del mare e il mare stesso, con quel bisogno di naturale distanza da ogni cosa che volesse, in qualche modo, coprirlo alla vista del mondo.

Ti amo, Catanzaro, e ti difenderò ancora. Dalle distrazioni vere dei tuoi figli, attratti da altri miti e da altri simboli ed altre fedi che hanno un po’ dei tuoi colori e un po’ della tua storia, ma non hanno tutto di te. Dalle distrazioni di chi fa finta di non vedere. Ti difendo da chi si gira sempre da un’altra parte, dove ci sono i propri interessi: quelli grandi, dei pochi grandi, e i piccoli interessi dei piccoli che, involontariamente e non, tutelano gli interessi grandi, quando gli stessi si muovono per l’egoismo di accumulare potere e ricchezza ancora, contrariamente al tuo interesse. Che è soprattutto quello di conservare quanto ancora del tuo territorio ti è rimasto. Quanta pineta e quanti boschi ti sono rimasti. Quanta spiaggia ti è stata lasciata. Quanti prati e vallate intorno alle strade-sempre più strette e sempre più compresse da palazzoni che già ci sono e da altri che si uniscono a seguirli, magari mettendosi in doppia, tripla, quadrupla fila- ti hanno lasciato.

Ti vorrei proteggere dalle distrazioni degli ignoranti, che non ti conoscono benché ti vivano dentro. Ti proteggerò da quanti, fuori dai tuoi confini e anche dalla tua anagrafe residenziale o esistenziale, stupidamente pensano che indebolirti, sottraendoti anche le poche risorse che non ti vengono date, significhi rendere più ricche, più forti, più grandi e più belle le proprie città. Magari sono le stesse alle quali, dal loro interno, hanno rubato bellezza e bontà a quelle.

Ti amo, mia Catanzaro, di più in questo giorno che mi vede più vecchio di vent’anni da quel momento straordinario in cui noi ci siamo fortemente avvicinati, io ricevendo da te una sorta di fiducia verso la mia persona affinché, ricoprendo quel ruolo che sul filo non ebbi, io ti potessi meglio curare, donandoti le mie idee e la mia visione del tuo futuro. E la mia promessa di esserti fedele sempre, amandoti nell’unico modo in cui si possa amare la propria città: servendola con umiltà e disinteresse, intelligenza e gioia. Mai servendosene, e mai occupandola come un fortino dentro il quale chiudere piccoli e grandi interessi lontani dal tuo, e quel circolo viziato e vizioso di amici, sodali e familiari, per ciò stesso viziati e viziosi.

Sono più vecchio di vent’anni, ma giovane ancor più di prima. Giovane di ideali e di passione. Giovane di esperienza vissuta nella politica, che è stata ed è ancora la mia passione. Giovane delle mie idee, ancora attuali, e della mia forza con la quale ancora le sostengo. Giovane della ragione che questa breve storia cittadina ancora mi riconosce, perché non è la mia ragione, ma è la ragione della città. La ragione che la storia delle comunità, anche quelle piccole come la nostra, sempre conserva. Ripara. E al domani consegna. Chiunque sia a prenderla in mano e a rinnovarla.

Io e te ci amiamo, Catanzaro. Io non ti ho tradita e non ti tradirò mai. Perché chi ama non solo resta fedele sempre al proprio amore, ma resta giovane. Vivo. Forte. Anche quando — e non è ancora, credo, la mia condizione — le proprie gambe si fossero sempre più piegate sulle ginocchia. Per cedere in forza, mai comunque per inginocchiarsi, se non davanti al proprio Dio.


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