Catanzaro, cinquemila firme per difendere il "Pugliese": La mobilitazione civica contro il trasferimento del presidio storico

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Da sinistra: Cristopher Cavur, Antonio Ludovico e Luciana Carolei

Il comitato lancia la sfida alla politica: presentato il piano di rigenerazione urbana per salvare l'ospedale in centro. Il portavoce Ludovico: "Basta cementificazioni selvagge nelle periferie".

  11 giugno 2026 14:10

di GUGLIELMO SCOPELLITI

I faldoni carichi delle oltre cinquemila firme cartacee occupano fisicamente il tavolo della Sala Concerti di Palazzo De Nobili, mentre ai lati dei relatori scorrono, proiettate in un PowerPoint, le immagini digitali di un’idea di città che rifiuta di arrendersi alla desertificazione. Davanti a una platea fitta di medici, commercianti, professionisti e cittadini, l’avvocato Antonio Ludovico, portavoce del comitato spontaneo “L’ospedale al Pugliese”, dà il via alla conferenza stampa tracciando subito un confine netto.

“Questo è un comitato assolutamente civico, lontano mille miglia dai partiti” — scandisce con forza — “nato per esprimere la profonda preoccupazione di una comunità che rischia di essere spogliata della sua storia”.

Il pensiero corre inevitabilmente ai decenni d'oro della sanità catanzarese: “Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, il Pugliese era un’eccellenza assoluta dove arrivavano pazienti da tutta la Calabria e oltre” — ricorda l'avvocato, evocando i nomi di autentici geni della medicina come i dottori Lanza, Rocca, De Lellis e Muscolino“mentre oggi assistiamo a un silenzio assordante della politica attiva e del Consiglio Comunale, che su questo tema dovrebbe discutere giorno e notte”.

Una denuncia che si fa ancora più tagliente quando si tocca il tema dello studio di fattibilità affidato al Politecnico di Milano: “Pare che il presidente della giunta regionale abbia demandato ai milanesi la decisione su dove allocare il nuovo ospedale. Lo riteniamo una totale mancanza di rispetto per il Capoluogo e per le eccezionali professionalità che operano qui”.

L’idea della rigenerazione urbana viene proposta come l'unico argine a un destino di spopolamento. Lo svuotamento del presidio storico provocherebbe, secondo il comitato, l'impoverimento di almeno quattro o cinque quartieri della zona nord, deprezzando il patrimonio immobiliare e distruggendo il tessuto economico locale.

“Siamo di fronte a una continuità di visione con la battaglia che vincemmo per il Nicola Ceravolo — rammenta Ludovico — “quando si voleva deportare lo stadio a Germaneto, una landa sperduta che attrae appetiti poco chiari. Oggi come allora diciamo no alle cementificazioni selvagge”.

Anche perché le grandi opere sanitarie in Calabria, fa notare il portavoce, rischiano di tradursi in cantieri infiniti: “A Vibo Valentia la prima pietra è stata posata undici anni fa, e sono sedici anni che si aspetta l'ospedale. Lo stesso vale per la Sibaritide e Gioia Tauro. I nostri figli vedranno mai una nuova struttura?”.

A smontare la narrazione del trasferimento è stato l'architetto Christopher Cavur, con un'analisi urbanistica rigorosa che parte dal DOCFAP, lo strumento normativo regionale: “Non difendiamo un nostalgico campanile, ma proponiamo una visione. La legge impone di valutare la 'soluzione zero', ovvero il recupero dell'esistente per azzerare il consumo di suolo”.

Cavur ha citato i modelli internazionali: il nuovo Policlinico di Milano con il suo tetto-giardino, il Sant'Orsola di Bologna e il campus di Parigi firmato Renzo Piano. “In Europa la cura si fonde con il centro urbano. Spostarsi in periferia è un errore: guardiamo al fallimento della Toscana, dove quattro nuovi ospedali in project finance hanno svuotato i centri storici e generato costi enormi”.

Tre le strategie concrete illustrate nel PowerPoint:

  1. Rimodulare il parcheggio sotterraneo già previsto portandolo a 1000 posti tramite project financing da 12 milioni, per servire ospedale, quartiere Stadio e tifosi;

  2. Creare un collegamento pedonale e visivo da 15 milioni con l'adiacente Parco della Biodiversità, trasformando l'area in un campus terapeutico;

  3. Realizzare una bretella stradale fluida di 5 chilometri (costo stimato 60 milioni) che, partendo dall'uscita De Sanctis a Materdomini, colleghi il Pugliese a Germaneto in meno di otto minuti, bypassando del tutto l'imbuto della galleria Sansinato.

A confermare l’illogicità economica dello spostamento è stata la dottoressa Luciana Carolei, che ha elencato i recenti e massicci investimenti regionali e PNRR per ristrutturare i reparti di geriatria, pediatria, chirurgia vascolare e pronto soccorso: “Spendere denaro pubblico per rifare i bagni e la cucina di una casa che vogliamo abbandonare tra poco va contro ogni logica finanziaria”.

La spinta delle cinquemila firme — tra cui spiccano nomi come l'avvocato Aldo Casalinuovo, il primario Pasquale Minchella e il direttore Peppino Masciari — dimostra che la società civile ha scelto di metterci la faccia.

Le tavole progettuali sono state svelate. Ora toccherà alla politica rispondere.


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