


di CATERINA MURACA
Catanzaro si prepara ad accogliere un evento che unisce memoria, arte e affetto familiare in un percorso capace di restituire uno sguardo nuovo su una delle figure artistiche più iconiche della città. Dall’1 al 7 giugno, negli spazi di Alibi, il locale aperto nel centro storico da Antonio Rotundo, andrà in scena una mostra dedicata a Saverio Rotundo, “U Ciaciu”, artista simbolo di Catanzaro, interprete di una creatività fuori dagli schemi e capace di trasformare ciò che veniva scartato in linguaggio espressivo.
L’inaugurazione ufficiale si terrà il 2 giugno alle ore 18:00, una data scelta non casualmente: proprio il 2 giugno del 1923 nasceva Saverio Rotundo. Quest’anno avrebbe compiuto 103 anni e il tributo assume così il valore di un omaggio profondamente personale oltre che culturale.
Il titolo della mostra richiama direttamente il cuore della sua poetica: “l’arte dell’abbandono”, espressione che identificava anche il suo studio e il suo modo di concepire la creazione artistica. Per U Ciaciu l’abbandono non era fine ma possibilità: materiali dimenticati, oggetti destinati a perdere valore e frammenti del quotidiano diventavano opere, storie, identità.
Questa esposizione nasce però anche da una promessa. A raccontarlo è il nipote Antonio Rotundo, 26 anni, che ha scelto di dedicare il proprio spazio a una figura che per lui non è stata soltanto uno zio. Il legame tra i due era così forte che Antonio lo chiamava “nonno”. Un rapporto costruito tra insegnamenti, racconti, giornate trascorse tra le opere e quella libertà creativa che l’artista ha sempre cercato di trasmettere.
«Mi ha insegnato a fare quello che sento, a non avere paura del giudizio, a essere un po’ pazzo», è il senso dell’eredità ricevuta. Da bambino, Antonio aveva iniziato a seguire il suo mondo creativo; Saverio immaginava per lui persino un percorso all’Accademia, vedendo in quel ragazzo una continuità possibile della propria sensibilità artistica.
Nel tempo però Antonio ha seguito un’altra strada, formandosi nel bartending dentro e fuori il territorio e scegliendo poi di investire nella propria città. Così è nato Alibi, aperto da appena sei mesi e diventato già uno spazio che prova a mettere insieme incontro, identità e comunità. Un progetto che porta dentro anche il ricordo dello zio: tra le creazioni del locale c’è infatti il primo “Amaro U Ciaciu – amaro di famiglia”, omaggio simbolico alla sua figura.
La mostra sarà anche l’occasione per vedere materiali mai mostrati prima: opere inedite, diplomi, riconoscimenti, lauree e documenti personali che contribuiranno a raccontare non solo l’artista ma anche l’uomo.
L’obiettivo dichiarato non è soltanto conservare un ricordo, ma trasmettere con occhi diversi la figura di U Ciaciu, restituendone il lato umano, il coraggio creativo e il legame con il territorio. E proprio durante la serata inaugurale del 2 giugno verrà inoltre svelata una novità esclusiva dedicata alla sua memoria, pensata come ulteriore segno di continuità con il suo percorso e il suo insegnamento.
L’ingresso sarà gratuito ogni giorno dalle 18:00 fino al 7 giugno. Un invito aperto alla città per entrare dentro una storia che parla di arte, famiglia e appartenenza. Perché alcune opere non finiscono quando smette di crearle chi le ha immaginate: continuano a vivere negli sguardi di chi sceglie di custodirle e raccontarle.
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