Ancora un episodio di violenza ai danni del personale sanitario in Calabria. Nella notte, all'interno dell'Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) del presidio "Pugliese" dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria "Renato Dulbecco" di Catanzaro, una dottoressa è stata aggredita da un paziente ricoverato, riportando lesioni che hanno reso necessario il ricorso alle cure mediche.
Secondo quanto ricostruito, il paziente era stato ricoverato per un infarto ed era stato sottoposto con successo alle cure salvavita. Successivamente avrebbe manifestato una violenta crisi di agitazione, riconducibile, secondo quanto emerso, a uno stato di astinenza da alcol non dichiarato al momento del ricovero né dal paziente né da chi lo aveva accompagnato.
La situazione è rapidamente degenerata. La cardiologa, impegnata in servizio tra Cardiologia, Emodinamica e UTIC, insieme al personale infermieristico specializzato, ha tentato di gestire il paziente e di riportare la calma, ma l'uomo è andato in escandescenza, aggredendo la dottoressa e altri operatori sanitari presenti in reparto.
Di fronte all'aggravarsi della situazione sono stati allertati gli addetti alla vigilanza. Secondo quanto riferito, tuttavia, questi non sarebbero intervenuti direttamente, ritenendo che la gestione dell'episodio non rientrasse nelle loro competenze, provvedendo invece a richiedere l'intervento dei Carabinieri. Prima dell'arrivo delle forze dell'ordine, però, l'emergenza è stata risolta grazie all'intervento di due infermieri del reparto di Psichiatria, che sono riusciti a bloccare il paziente e a mettere in sicurezza il personale.
La dottoressa, della quale non vengono rese note le generalità a tutela della privacy, ha riportato un trauma da calcio allo sterno e un ematoma a una gamba. Per lei i sanitari hanno disposto una prognosi di dieci giorni.
L'episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza degli operatori sanitari, soprattutto nei reparti ad alta intensità assistenziale e durante i turni notturni, quando il personale è numericamente ridotto e gli episodi critici possono risultare ancora più difficili da gestire.
Particolare attenzione viene posta anche sulla necessità di un'accurata raccolta delle informazioni cliniche al momento del ricovero. La mancata comunicazione di una possibile dipendenza da alcol e del conseguente rischio di sindrome d'astinenza avrebbe infatti impedito di predisporre tempestivamente un adeguato percorso assistenziale e le necessarie misure di prevenzione.
L'accaduto ripropone inoltre il tema dell'organizzazione della sicurezza all'interno degli ospedali calabresi. Le aggressioni al personale sanitario continuano a rappresentare un fenomeno preoccupante, nonostante i ripetuti richiami delle organizzazioni professionali e delle istituzioni. Medici, infermieri e operatori chiedono da tempo un rafforzamento dei sistemi di vigilanza, protocolli operativi chiari per la gestione delle emergenze comportamentali e una maggiore integrazione tra personale sanitario, servizi di sicurezza e forze dell'ordine.
Garantire la sicurezza di chi lavora negli ospedali significa anche garantire la qualità delle cure ai pazienti. Per questo, l'ennesima aggressione avvenuta all'interno di un reparto altamente specialistico come l'UTIC del presidio Pugliese rilancia con forza la richiesta di interventi concreti affinché medici e infermieri possano svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza, senza dover affrontare il rischio di violenze durante il servizio.
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