
di SERGIO DRAGONE
Dov’è finito il Franco Cimino “enfant prodige” della Democrazia Cristiana calabrese negli anni Ottanta? E dov’è finito il “quasi sindaco” che venti anni fa arrivò ad un centimetro dalla fascia di primo cittadino? E dov’è finito il “guru” che nel 2017 e nel 2022 ha spalancato le porte alla prospettiva, poi disillusa, del cambiamento?
Non lo trovo più negli scritti, quasi quotidiani, di questo eterno ragazzo che continua imperterrito a studiare, a scrivere, a pensare, a poetare, a fotografare, a sognare un mondo migliore. Il Cimino “politico” non è che sia stato cancellato, ma oggi ha fatto posto ad un “nuovo” Cimino che si è dato una missione diversa e probabilmente più alta, quella di risvegliare le coscienze e fornire stimoli su questioni che solo apparentemente sono lontane. Senza porsi il problema di quanta gente leggerà i suoi interventi (anche se i siti catanzaresi assicurano una platea molto ampia), e soprattutto di quanti like riusciranno a guadagnarsi sui social. E anche incurante di inevitabili critiche da parte di chi lo considera un “tuttologo” compulsivo che spazia dalla guerra in Ucraina agli sbarchi di Ceuta, dalla tragedia umanitaria di Gaza alle nuove povertà.
Io trovo questa trasformazione di Franco stupefacente. Nei suoi scritti non c’è solo la denuncia degli orrori che macchiano il pianeta, ma viene indicata una prospettiva, un cammino di speranza, una visione ottimistica e fiduciosa per il futuro.
Il ”nuovo” Cimino stupisce per la sua libertà di pensiero, ostinata e coraggiosa. L’avevo sottolineato già, qualche anno fa, quando fu uno dei pochi, se non l’unico, a segnalare l’ipocrisia della città rispetto alle dolorose vicende giudiziarie di Giancarlo Pittelli. Tutti si affannavano a dichiarare di “non avere mai conosciuto” quell’avvocato e politico così noto e questo Franco (ma anche io) lo trovava insopportabile. Senza per questo volere esprimere giudizi sull’inchiesta che era in corso.
E anche in questi giorni ha dimostrato coraggio. Lui – cattolico e democristiano mai pentito – ha stupito tutti sostenendo pubblicamente l’iniziativa del “Pride” a Catanzaro e ostentando la sua partecipazione al corteo come una medaglia. Devo dire che i suoi scritti sull’esigenza di una società aperta e inclusiva mi hanno molto colpito e credo abbiano contribuito in qualche modo alla buona riuscita della manifestazione arcobaleno.
Lui – cattolico e democristiano mai pentito – ha tessuto le lodi del più anarchico dei cantautori italiani, Francesco Guccini, sottolineando l’attualità dei messaggi contenuti nelle sue canzoni. Furono i bacchettoni dirigenti Rai, tutti di stretta obbedienza Dc , a censurare nel 1967 “Dio è morto” che è probabilmente una delle composizioni più spirituali della storia della canzone d’autore. E che sembra essere stata scritta l’altro ieri (“un Dio che è morto, nei campi di sterminio Dio è morto, coi miti della razza Dio è morto, con gli odi di partito Dio è morto”). Il “bambino passato per un camino” ad Auschwitz non è diverso dal bambino massacrato a Gaza.
Franco vive con intensità questo “secondo tempo” della sua vita pubblica. Non importa se con un commento, con una poesia, con una fotografia. L’importante è trasmettere agli altri pensieri, riflessioni, dubbi, tormenti e speranze. Cosa che la politica non riesce più a fare.
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