Catanzaro, morto lo storico barman dell’Odeon Mario Barralis: il ricordo di Sergio Dragone

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Quando (per noi) San Leonardo era il centro del mondo

  25 gennaio 2026 09:38

di SERGIO DRAGONE

La scomparsa del mitico barman Mario suscita un fremito di nostalgia.

Un fremito di nostalgia mista a malinconia ha attraversato tutti quelli della mia generazione (e anche di quella immediatamente precedente) nell’apprendere della scomparsa di Mario, il mitico barman dell’Odeon. A suo modo, con il suo garbo e la sua ironia, ha rappresentato il simbolo di un tempo che non esiste più, il tempo in cui San Leonardo era – almeno per noi – il centro della modernità e dei sogni.

Complice, certo, il piccolo e accogliente cinema, uno dei cinque che animava negli anni Settanta la città. Che aveva una programmazione di tutto rispetto, concorrenziale a quella del “Comunale”, capace di fare conoscere ai ragazzi di allora il grande cinema americano e italiano. Complice un bar che non era solo un bar, era il punto di incontro di una nuova generazione (capelli lunghi e pantaloni a zampa di elefante per i ragazzi, gonne corte e camice a fiori per le ragazze), influenzata dalle correnti musicali e culturali che attraverso i vinili arrivavano da tutto il mondo. Davanti ai giardini sfrecciavano fiammanti Mini Minor e le prime moto di grossa cilindrata.

Don Nicola Papaleo, fratello del più famoso e carismatico “re del caffè” Guglielmo, era qualcosa di più di un semplice gestore. Mario era, si può dire, la sua “spalla”. Entrare all’Odeon era come entrare a teatro, trovando simpatia, ironia, calore umano, oltre ovviamente un ottimo caffè. Leggendarie le gaffes di don Nicola, anche se io penso che molte gli fossero attribuite “d’ufficio”. Quelle più celebri parlavano di un signore rimasto fino all’ultimo “al capezzolo della moglie morente”. Oppure di una “crociata”, anziché una crociera. O, ancora, quel “spostatevi dalla sogliola”. Per non parlare della mitica scenetta dei due ombrelli “mostrati” in diretta al telefono al cliente che aveva smarrito il suo. Alcuni giuravano di essere stati testimoni oculari dell’esilarante gag. Chissà?

Sicuramente don Nicola è stato un sincero e fidato esponente di una famiglia, i Papaleo, a cui la città e la Calabria devono molto.

Mario è stato invece il barman capace di entrare in sintonia quasi intima con i clienti. Oggi ci si imbatte in barman che neppure guardano negli occhi chi si appoggia al bancone. Lui no, riservava a tutti una battuta, sempre educata, con una carica ironica irresistibile. Ogni caffè era un incontro. Credo che Mario ricordasse a memoria tutti i nomi dei clienti.

Ma il bar dell’Odeon era anche l’epicentro della passione calcistica. A poche decine di metri era nato nel 1971, in via Vittorio Veneto, il primo club organizzato, il “Winner”, anticipatore di qualche anno delle Aquile Selvagge guidate da Piergiorgio Caruso. Molte squadre di serie A alloggiavano prima delle partite al “Jolly”, a pochi metri dall’Odeon, e non era difficile imbattersi in qualche campione. Ricordo che un sabato pomeriggio, mi pare fosse nella primavera del 1972, mezza squadra del Torino piombò nel bar per bere qualcosa. C’era “Puliciclone” Paolo Pulici, c’era Claudio Sala, c’era Aldo Agroppi. Inutile dire che una scena del genere oggi sarebbe inimmaginabile.

E anche a cinema non era difficile incontrare i “nostri eroi”. Un sabato pomeriggio ero in sala con alcuni miei compagni del liceo “Siciliani”, quando mi ritrovai nelle poltrone accanto il grande Angelo Mammì, sempre imbronciato, e il gigante buono Gino Maldera che avevamo appena acquistato dal Milan. Calciatori come uomini normali e non come quelli di oggi, tatuaggi e cuffie alle orecchie, totalmente staccati dalla realtà in cui vivono.

Nella zona di piazza Montegrappa aveva scelto di vivere Massimo Palanca che non era difficile incrociare al supermercato o dal fruttivendolo. Tra i personaggi mitici di quella San Leonardo non si può dimenticare Pietro Rubino, “Petru u lattaru”, che difese il giovane e barbuto attaccante dalle critiche feroci nella sua prima e incerta stagione in giallorosso. Pietro che, come ha ricordato Piergiorgio in una recente trasmissione web su “Passione Catanzaro”, festeggiava a suo modo le promozioni in serie A: arrampicandosi senza protezione sulla facciata del palazzo dell’Odeon.

San Leonardo era un grande palcoscenico dove quotidianamente si esibivano personaggi e personalità le più disparate: il vecchio professore anarchico dai capelli bianchi, l’ironico docente comunista, l’ex calciatore taciturno, lo scommettitore incallito. Si potrebbe scrivere un libro.

Era una città più felice di oggi? Forse, anche se ammetto che la nostalgia è davvero canaglia e spesso deforma il ricordo. Quel tempo non tornerà, non può tornare, ma non può nemmeno essere cancellato. La storia di una città la fanno anche personaggi “minori”, come gli indimenticabili don Nicola e Mario. Ricordare i tempi d’oro fa bene al cuore in un momento in cui la città è stata gravemente ferita.


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