Catanzaro, duello pubblico sul Referendum: “Giudice terzo” contro “equilibrio dei poteri”

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Da sinistra: Strangis, Lollo, Barillà, Saraco e Fonte

Toni civili ma posizioni nette: il referendum divide anche Catanzaro

  03 marzo 2026 19:45

di GUGLIELMO SCOPELLITI

La separazione delle carriere come garanzia di libertà del cittadino oppure come rischio per l’equilibrio tra i poteri dello Stato: è su questo crinale che, alla Sala Concerti del Comune di Catanzaro, si è consumato un confronto serrato sul prossimo referendum costituzionale, promosso dalla Fondazione Einaudi.

A moderare l’appuntamento Marcello Barillà, ufficio stampa del Comune, che ha messo subito le carte in tavola: “Non è propaganda questo appuntamento, è quello che servirebbe”. Poi il richiamo al clima generale, giudicato “brutto”, con l’invito a restituire centralità all’informazione e al merito. “È diventato tutto un gigantesco stadio”, ha osservato, parlando di tifoserie contrapposte e di un dibattito che rischia di allontanare i cittadini. Un passaggio accolto da più di un cenno d’assenso in sala, soprattutto tra i giovani presenti.

Per il Sì, Antonio Saraco, consigliere presso la Corte di Cassazione, ha puntato dritto sull’articolo 111 della Costituzione: “Un processo è giusto se c’è un giudice terzo e imparziale. Questa riforma chiede al cittadino: vuoi essere giudicato da un giudice imparziale?”. A suo avviso, la modifica rafforzerebbe un principio già scritto nella Carta. Il punto, ha insistito, sarebbe semplice: cristallizzare la terzietà del giudice, sottraendola a ogni ambiguità.

Accanto a lui Giuseppe Fonte, presidente del comitato SìSepara Catanzaro, ha parlato di riforma “inevitabile” e ha invitato a non trasformare il referendum in una contesa tra fazioni. “In un processo accusatorio il giudice deve essere terzo”, ha ribadito, sostenendo che la separazione delle carriere rappresenterebbe una conseguenza logica del sistema vigente. Il resto, secondo Fonte, rischierebbe di confondere il merito con questioni collaterali.

Di tutt’altro avviso il fronte del No. Giovanni Strangis, magistrato e presidente dell’ANM Catanzaro, ha definito la riforma “fatta dalla politica per la politica”, evocando il pericolo di un condizionamento sulle decisioni dei giudici e sulle indagini dei pubblici ministeri. “È in gioco la Costituzione”, ha avvertito, invitando a valutare la solidità degli argomenti più che l’autorevolezza dei relatori. Può essere che il nodo vero, per chi si oppone, stia proprio nella tutela dell’autonomia della magistratura.

Andrea Lollo, professore di Diritto costituzionale all’Università Magna Graecia, ha allargato il campo: la separazione delle carriere, a suo dire, costituirebbe solo una parte di una revisione più ampia del Titolo IV. “È una riforma che incide sull’equilibrio tra poteri”, ha spiegato, mettendo in guardia su metodo e contenuti, dal sorteggio per il Csm alla composizione dell’Alta Corte.

Il momento più vivace è arrivato sul paragone calcistico proposto da Saraco, che ha descritto giudice e pubblico ministero come appartenenti alla stessa “squadra”, con il rischio di avere dodici giocatori contro undici. Strangis ha replicato secco: “Il processo penale non è una partita di pallone. Io non vado a fare l’arbitro, ricerco la verità”. E ancora: “In che modo si traduce l’influenza reciproca?”.

Botta e risposta, qualche sorriso teso, nessuna rottura. Del resto, è probabile che il confronto pubblico serva proprio a questo: chiarire le differenze, anche quando restano profonde. A Catanzaro le posizioni sono rimaste distanti, ma il merito – almeno per una sera – è tornato al centro. E tanto basta per capire quanto il voto imminente pesi sul futuro della Carta.

 


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