Catanzaro, "Educare nell'Era Digitale": Don Ciucci e le sfide per la Chiesa nel mondo dell'AI

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  14 gennaio 2026 21:19

di GAETANO MARCO GIAIMO

Può l’intelligenza artificiale diventare uno strumento al servizio della fede e dell'educazione? È questa la domanda alla quale si è provati a rispondere durante “L’uso dell’intelligenza artificiale a servizio della formazione”. Il convegno, promosso dall’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace attraverso l’Ufficio Catechistico Diocesano, si è tenuto questo pomeriggio al Pontificio Seminario Teologico Regionale “San Pio X” di Catanzaro, con lo scopo di offrire criteri di valutazione e strumenti pratici per catechisti, docenti e operatori pastorali, ormai quotidianamente immersi in una realtà sempre più segnata dalla trasformazione digitale. L'ospite d'eccezione e relatore della serata è stato Don Andrea Ciucci, membro della Pontificia Accademia per la Vita, segretario generale della Fondazione vaticana RenAIssance per l'etica dell'intelligenza artificiale e figura di riferimento nel dibattito sul rapporto tra nuove tecnologie ed etica cristiana.

"Bisogna capire che il digitale non è uno strumento ma un ambiente", ha detto Don Ciucci, che citando studiosi importanti ha fatto luce sulle criticità del rapporto tra la comunità e i nuovi strumenti tecnologici. La giornata è stata moderata da Don Ferdinando Fodaro, Direttore dell'Ufficio Catechistico Diocesano e Docente di Teologia all'Istituto Teologico Calabro: dopo un primo momento di buio a causa di un calo di corrente, è stata la luce della conoscenza a illuminare gli attenti e interessati presenti. "Non c'è più una distinzione tra la vita reale e quella digitale, c'è solo uno sfocamento dovuto allo smartphone", ha proseguito don Ciucci, che ha esposto un'analisi demografica molto interessante: "I maggiori utilizzatori non sono i giovanissimi, ma le persone tra i 24 e i 40 anni, fascia d'età che comprende padri e madri di famiglia". 

Dopo aver introdotto il concetto di nativi digitali, soffermandosi anche su quelli che sono i loro metodi d'apprendimento, si è arrivati a parlare di ChatGPT e Intelligenza Artificiale: "Anche la Chiesa ha la sua, si chiama Magisterium AI e funziona benissimo". Questo porta alla vera tematica del convegno: "Il catechismo, secondo me, è ormai finito. Quello che rimane a noi è offrire l'apprendimento tramite la pelle, le relazioni, la fratellanza, la condivisione: è qui che sta la questione di affrontare la nuova sfida dell'iniziazione cristiana". Per rispondere al linguaggio dei nativi digitali, secondo Don Ciucci, bisogna affidarsi a strumenti come liturgia, oratorio e scoutismo. Altri concetti pedagocici interessanti sono stati introdotti con lo schema del "3-6-9-12" e l'iniziativa dei Patti Digitali: "Si tratta di modi per introdurre i bambini e i ragazzi al digitale a seconda della stagione della vita che affrontano. Siamo davanti a una situazione estremamente complessa e non è vero che non abbiamo nessuna possibilità: come comunità cristiana non siamo tagliati fuori, anzi, abbiamo molti strumenti per comunicare con le persone".

Il pubblico si è dimostrato partecipe e coinvolto, ponendo diverse domande all'illustre relatore, che ha saputo rispondere ai dubbi legati all'affiancamento delle famiglie, al ruolo dell'educatore passando dall'Intelligenza Artificiale e al rischio di un eventuale appiattimento di contenuti. "La partita non sta nel fornire nozioni ma nel creare relazioni, contribuire allo stare insieme e soprattutto tornare ad essere quegli adulti che non giudicano e che ascoltano di cui i giovani hanno bisogno". Le conclusioni sono state affidate all'Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Mons. Claudio Maniago: "Quello che ci interessa è insegnare alle persone come guardare verso il futuro. Non dobbiamo avere paura di queste novità e dobbiamo cominciare a riflettere su come modificare i nostri percorsi di iniziazione cristiana e di formazione nelle nostre comunità. Cercheremo, assieme a tutta la Chiesa, di capire come sfruttare queste nuove tecnologie, ricordandoci di non essere pessimisti perché se il Signore ci ha fatto nascere qui e ora, significa che vuole che portiamo la nostra fede con fiducia e speranza in questo momento". L'incontro si inserisce in un più ampio cammino di formazione voluto da Mons. Maniago, per dotare la comunità ecclesiale di una "cassetta degli attrezzi" in grado di affrontare le sfide del mondo digitale, per capire come l'IA possa supportare la trasmissione di valori in un mondo che cambia velocemente.


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