Catanzaro, Fiorentino (Nuova Genesi): "L'UMG si internazionalizza ed aumenta il suo prestigio scientifico in tema di Economia del Crimine"

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  06 maggio 2026 16:51

"Ho appreso con grande soddisfazione, che il Prof. Zachary Porreca, economista statunitense, con un profilo scientifico di grande rilievo nel campo della “Economia del Crimine”, entra a far parte del Team di ricerca coordinato dal Prof. Giuseppe Migali della Università Magna Graecia di Catanzaro.

Il suo arrivo rappresenta certamente un plusvalore per la nostra Università. Egli nel corso delle sue esperienze lavorative sia negli USA che in Italia, presso la Bocconi di Milano, ha acquisito grande esperienza, ha approfondito i molteplici aspetti economici della criminalità, ha studiato le dinamiche delle infiltrazioni criminali nella economia ed ha puntato la sua attenzione ai metodi di contrasto al traffico della droga.

Non è più possibile, ai tempi attuali, comprendere la criminalità organizzata senza osservare le sue manifestazioni imprenditoriali, essa non opera più solamente con la violenza fisica. Una altissima percentuale di tali organizzazioni, -(circa l’80% come deriva da un rapporto di Europol)-, adopera le imprese per le loro attività illecite. Esse permettono di infiltrarsi più facilmente negli appalti, di influenzare il mercato, di riciclare fondi illeciti e addirittura influenzare l’orientamento della società.

L’analisi dell’attività delle imprese coinvolte in illeciti penali, ha permesso di elaborare uno specifico “indice di rischio” e anche degli “indicatori” per misurarlo. Tali dispositivi, hanno permesso di sviluppare dei modelli informatici che vengono utilizzate dalle Autorità, per individuare le imprese ad alto rischio criminalità.

E’ superfluo sottolineare che, le infiltrazioni delle imprese criminali in affari leciti, non sono un fenomeno esclusivo dell’Italia, ma anche di moltissimi Paesi stranieri. Per quanto riguarda il nostro paese, la maggior parte di quelle confiscate alle mafie, si concentra nelle regioni del sud, che tra l’altro, è anche la parte più cospicua di quelle colpite dalle “interdettive antimafia”. Invece, per quanto riguarda i settori in cui si hanno maggiori infiltrazioni mafiose, si evidenziano: ristorazione, commercio ed edilizio. Recentemente a questi, si sono affiancati anche settori più evoluti: trasporti, scommesse, commercio medicinali salvavita ed energie rinnovabili.

Un altro fenomeno riscontrato di recente e da non trascurare, è il grande peso ed il ruolo centrale che hanno le donne nella gerarchia mafiosa. Segno questo del ricorso della criminalità a persone di famiglia, fidate, per mantenere sia la continuità operativa della famiglia sia lo stretto controllo sulle imprese.

Questo non significa però, che le associazioni criminali, non ricorrano anche a strutture più complesse, riflettendo un nuovo approccio criminale, sempre più integrato nell’economia e nella finanza: trust, società fiduciarie ed altri soggetti giuridici definiti “opachi”, che utilizzano sofisticati strumenti finanziari leciti, per riciclare danaro sporco, nascondere la reale proprietà dei beni e proteggere il “patrimonio criminale” da eventuali sequestri.

 

Se poi osserviamo il bilancio delle imprese della criminalità, notiamo come molte volte riscontriamo l’esistenza di una attività produttiva inesistente, definita “cartiera” (perché non esiste materialmente ma solo sulla carta), oppure notiamo una concentrazione di imprese tutte con il medesimo indirizzo, spesso fulcro di società fittizie destinate al fallimento.

L’Esimio Prof. Ernesto Ugo Savona, Direttore di Transcrime, (importante centro di ricerca su criminalità e innovazione), in una sua recente dichiarazione si è così espresso: ”occorre facilitare la prevenzione e il controllo della criminalità attraverso idee innovative, analisi avanzate, tecniche all’avanguardia e cooperazione internazionale”.

Durante uno di questi eventi, si è affermato che la lotta alla criminalità si concentra ancora sulla identificazione ed eventuale condanna dei responsabili dei reati, e si lasciano invece in secondo piano le indagini economiche sulle ricchezze mafiose! La sola azione penale ha dimostrato scarsissimi effetti sia deterrenti che rieducativi. Occorre quindi supportare l’azione penale con altri elementi: le interdittive dei Prefetti, (misura cautelare e preventiva che blocca la partecipazione dell’impresa a gare, appalti e concessioni per pericolo reale di infiltrazioni mafiosa; la ricerca accademica, strumento fondamentale per sviluppare altri indicatori di rischio, come gli strumenti innovativi per l’analisi dei c.d. big date, utilizzando anche l’intelligenza artificiale, ed infine occorre la collaborazione delle banche, che attraverso le loro procedure interne possono monitorare le operazioni sospette e segnalare le anomalie alla autorità. Queste azioni costituiscono solo il punto di partenza per mantenere le distanze tra imprese “sane” e “criminalità”.

A mio parere, ciò che sarebbe auspicabile, è verificare, già nel momento di creazione dell’impresa, con la massima scrupolosità, che il legale rappresentante, i Soci e gli amministratori, non abbiano legami di parentela o rapporti di affari con soggetti già noti alle forze dell’ordine, non abbiano un profilo economico incongruente con cariche in società di capitali, controllare se i soggetti in questione non siano stati indagati per reati c.d. spia (associazione mafiosa, riciclaggio, estorsione), tracciare con precisione la provenienza del capitale sociale, valutare se il business plan prevede prezzi troppo bassi o condizioni contrattuali anomali ed infine sarebbe utilissimo utilizzare sempre gli algoritmi ed indicatori predittivi sviluppati da Transcrime per individuare anomalie di bilancio tipiche delle attività mafiose.

Nonostante però, le notevoli capacità acquisite dalle Autorità ed i lusinghieri risultati conseguiti, rimangono grossi intrecci da sciogliere. Individuare i potenziali collegamenti mafiosi al momento della costituzione dell’impresa, risulta essere talvolta un “duro percorso ad ostacoli” e non sempre si raggiungono i risultati sperati. In ogni caso, costituisce un fondamentale imperativo etico per tutti: rinforzare continuamente la cultura della legalità!!

Certamente, da questo punto di vista, l’ingresso del Prof. Porreca nell’organico della U.M.G. innalza notevolmente il prestigio scientifico di essa ed il suo profilo, di alto livello in materia di economia del crimine, rappresenta un valore aggiunto per lo studio delle problematiche descritte e di conseguenza per perfezionare ulteriormente i metodi da usare per risalire alle dinamiche attraverso le quali il business criminale inquina l’economia legale".

È quanto scrive in una nota Vitaliano Fiorentino, del Movimento Politico Nuova Genesi.


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