
di GIUSEPPINA PINO*
Il Gay Pride che si è svolto ieri sera a Catanzaro Lido rappresenta, senza dubbio, un appuntamento significativo per la città. Per la prima volta Catanzaro ha ospitato una manifestazione di questo tipo, capace di richiamare l’attenzione non soltanto sul tema dei diritti e dell’inclusione, ma anche sull’aspetto musicale e dell’intrattenimento, suscitando interesse e partecipazione tra la cittadinanza. Un ringraziamento va dunque all’Amministrazione comunale per aver organizzato e patrocinato l’iniziativa, offrendo alla città l’opportunità di confrontarsi con una manifestazione che, al di là delle appartenenze politiche e delle sensibilità personali, porta con sé un importante messaggio di apertura e di rispetto delle diversità.
Ma proprio perché si tratta di un evento importante, sarebbe opportuno evitare una lettura semplicistica della vicenda: non è perché per la prima volta Catanzaro ospita un Gay Pride che la città è diventata improvvisamente inclusiva. Catanzaro, infatti, ha una storia che racconta da tempo una naturale predisposizione all'accoglienza. È una città di mare, e le città di mare, per loro stessa natura, sono abituate da secoli a incontrare persone diverse, provenienze differenti, culture, tradizioni e identità lontane dalle proprie. Catanzaro ha accolto stranieri, viandanti, comunità rom e persone provenienti da realtà culturali differenti, confrontandosi quotidianamente con la diversità nelle sue molteplici forme.
L'inclusione, quindi, non nasce ieri sera e non può essere attribuita esclusivamente a una singola amministrazione. È un patrimonio civile che appartiene alla città e alla sua storia, costruito nel tempo attraverso comportamenti, relazioni e percorsi sociali che hanno preceduto l'attuale stagione amministrativa.
Il Gay Pride di ieri può certamente rappresentare un ulteriore passo in questa direzione, e sarebbe sbagliato non riconoscerne il valore. Allo stesso tempo, però, è altrettanto importante non trasformare un'iniziativa positiva in uno strumento di autocelebrazione politica. Anche sul piano della partecipazione della comunità LGBTQIA+, e in particolare della componente transgender, la presenza non è sembrata essere così massiccia come forse ci si sarebbe potuti attendere, soprattutto considerando il rilievo nazionale attribuito all'appuntamento. È un dato che non va utilizzato per sminuire la manifestazione, ma che merita di essere osservato con obiettività, senza costruire attorno all'evento una narrazione sproporzionata rispetto alla sua reale portata.
Il punto, allora, non è stabilire chi possa intestarsi il merito dell'inclusione. Il punto è fare in modo che l'inclusione non rimanga confinata a una serata, a un palco o a un evento musicale, ma diventi una pratica quotidiana e condivisa. Per questo, l'Amministrazione comunale ha fatto bene a promuovere e patrocinare il Pride. Ma sarebbe altrettanto corretto riconoscere che Catanzaro non ha scoperto ieri sera di essere una città capace di accogliere le diversità. Ciò che appare meno condivisibile è, invece, il tentativo di trasformare un'iniziativa dell'Amministrazione in un vero e proprio vessillo politico, soprattutto quando a farlo sono persone che non hanno necessariamente rappresentato, nel corso della storia della città, un riferimento riconosciuto per le battaglie civili, sociali e culturali sull'inclusione.
Il rischio è che un tema serio come quello dei diritti venga utilizzato come strumento di promozione personale o, peggio ancora, come una sorta di biglietto da visita in vista di future candidature. L'inclusione non è una medaglia da appuntarsi sul petto e nemmeno un titolo da spendere in campagna elettorale. È un percorso che richiede coerenza, continuità e soprattutto rispetto per la storia di una comunità. Il Pride di Catanzaro Lido può e deve essere considerato un momento positivo. Può rappresentare un'occasione per aprire nuovi spazi di confronto, per rafforzare la cultura dei diritti e per rendere ancora più visibile quella vocazione all'accoglienza che la città possiede da tempo.
Ma proprio per questo va sottratto alla propaganda. Catanzaro non è diventata inclusiva ieri sera. Lo era già, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni. Ieri sera ha semplicemente avuto l'occasione di mostrarlo attraverso una manifestazione nuova e importante. E il merito di averla portata in città va riconosciuto all'Amministrazione. Senza però cancellare ciò che Catanzaro è stata prima di questa Amministrazione e senza trasformare un momento di apertura in un manifesto elettorale.
*avvocato, già assessore al welfare del Comune di Catanzaro
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