Catanzaro, il Centro Calabrese di Solidarietà festeggia i 40 anni di impegno verso gli ultimi

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  23 giugno 2026 21:51

di GAETANO MARCO GIAIMO

Il Centro Calabrese di Solidarietà Ets compie oggi quarant'anni: per celebrare il suo impegno nel rendersi punto di riferimento per chi affronta percorsi di fragilità, dipendenza, esclusione e disagio, fornendo loro una nuova vita, l'Auditorium dell'Università Magna Graecia di Catanzaro ha ospitato questo pomeriggio una grande festa. All'interno della sala, gremita per l'occasione, numerose autorità civili, militari e religiose, operatori, funzionari, ragazzi passati per il centro ma anche semplici persone vicine a questa realtà si sono riunite per manifestare l'importanza dell'azione sul territorio di questo ente, che opera in diversi campi. La sua storia è infatti contraddistinta da prevenzione, cura delle dipendenze, sostegno alle famiglie, tutela dei minori, contrasto alle nuove povertà e promozione dell’inclusione sociale, sempre con la missione di non lasciare indietro nessuno.

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A moderare la giornata è stata la giornalista Maria Rita Galati che, dopo una bellissima performance da parte dei ragazzi del Centro che hanno elaborato una coreografia sulle note di "Come in uno specchio" di Eugenio Finardi, ha introdotto la giornata raccontando la storia dell'ente, nato nel 1986 grazie all'intuizione di Padre Paolo Lombardo, frate francescano che volle creare una comunità capace di guardare oltre il disagio, "riconoscendo nella persona un'opportunità, mai un problema", dando vita a un luogo dove la gente "conosceva il tuo nome, non il tuo errore". "In 40 anni sono nate amicizie, amori, famiglie: per oltre vent'anni in questa storia è stato protagonista anche un giovane sacerdote che qui ha imparato a guardare il mondo con gli occhi degli ultimi, oggi è Cardinale ma per noi sarà sempre Don Mimmo", ha narrato la giornalista, "quando è stato chiamato altrove, la comunità si è trovata davanti una sfida accolta da Isolina Mantelli, che ha saputo interpretare questa responsabilità con tenacia e amore. Il mondo è cambiato e lo hanno fatto anche le dipendenze e le fragilità, ma il Centro cammina assieme alle persone senza smettere di ascoltarle".

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Il Sottosegretario al Ministero dell'Interno, On. Wanda Ferro, non ha potuto prender parte alla cerimonia, ma ha deciso di contribuire con un videomessaggio nel quale ha ribadito come il Centro Calabrese di Solidarietà sia "una realtà capace di affrontare i più complessi e pervasivi fenomeni di devianza e disagio valorizzando i giovani, restituendo la volontà di guardare al futuro e continuando a svolgere la sua missione senza smarrire la propria identità". Le istituzioni presenti hanno omaggiato il Centro di un "biglietto d'auguri": sono intervenuti il Rettore dell'Umg, Giovanni Cuda, il Questore di Catanzaro, Giuseppe Linares, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Giovanni Pellegrino, l'Assessore Regionale Antonio Montuoro, il Sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita, l'ex Sindaco del capoluogo Sergio Abramo e il Vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Mons. Attilio Nostro. Dalle loro parole è emersa la profonda gratitudine del territorio verso le persone che rendono possibile l'attività del Centro Calabrese di Solidarietà e l'impegno nel far sì i ragazzi che escono dalla comunità non vengano abbandonati.

La discussione è entrata nel vivo con l'arrivo sul palco della Presidente Isolina Mantelli e del Presidente Onorario Cardinale Domenico Battaglia. "Sono emozionata perché oggi vedo una città che riconosce il Centro: è stata una battaglia lunga quarant'anni", ha affermato la presidente Mantelli, "Ho un'immagine che mi viene sempre in mente quando penso alla nostra comunità: siamo un bruco; gli operatori sono i mille piedi, anche se uno si stanca gli altri continuano a camminare; siamo ancorati alla terra, riconosciamo la povertà e andiamo sempre avanti. La mia testardaggine ha portato grandi vantaggi al centro e dalla nostra parte abbiamo la ragione degli ultimi perché il nostro scopo è prestare la voce a chi è silenzioso".

Don Mimmo Battaglia ha aperto il suo intervento con alcuni simpatici aneddoti sulle persone che hanno attraversato la comunità, prima di ricordare che "senza Monsignor Antonio Cantisani ad accogliere Padre Paolo, il Centro non sarebbe mai esistito. Quello che sono oggi lo devo all'intuizione profetica del Vescovo: ogni incontro con questi ragazzi per me è stato un appuntamento con Dio. Nei loro volti ho letto il vangelo autentico, dietro ognuno di loro c'è una storia, un nome, una speranza, ognuno di loro è stato per me strumento di conversione. La comunità ci ha fatto credere in un'utopia: combattere affinché l'assurdo non si impadronisca mai della nostra vita. Natuzza ci ha fatto capire che il Centro è un'opera di Dio e come tale accoglietelo, vivetelo, realizzatelo, custoditelo e difendetelo". 

Un momento commovente è stato vissuto con la testimonianza arrivata da Marco Iacobi, ragazzo che trent'anni fa è stato ospite della comunità ed è ancora qui a ricordare come "emozionarsi è importante, la mia più grande paura è sempre stata piangere per il dolore. Nella sofferenza c'è sempre una speranza che non deve essere mai spenta: il mio consiglio ai ragazzi è quello di continuare a darsi sempre tempo". Dopo la proiezione di un video celebrativo volto a ricordare quanto fatto in tutto questo lasso di tempo dall'ente, il personale è stato omaggiato con delle medagliette ricordo, oltre a due targhe consegnate ai presidenti Mantelli e Battaglia. Le conclusioni sono state affidate a Mons. Claudio Maniago, Arcivescovo della Diocesi di Catanzaro-Squillace: "Al mio arrivo qui ho subito voluto visitare il Centro Calabrese di Solidarietà e ho trovato un luogo dove mi sono sentito accolto. Questo quarantesimo anniversario vi ha fatto riflettere su ciò che avete fatto, cosa dovete fare e cosa la comunità dovrà diventare. Avete dato tanto a migliaia di persone e famiglie a cui nessuno pensa: chi passa dal Centro ne rimane marchiato a vita in maniera positiva". L'augurio conclusivo è quello di continuare su questa strada con lo stesso entusiasmo di sempre, continuando a mettere al centro la persona, custodirne la dignità e offrirle sempre una possibilità di futuro.


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