Catanzaro, il Collettivo Aurora boccia il progetto della Diocesi: "Educazione sessuale sia laica"

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  01 aprile 2026 09:26

"Apprendiamo che il 25 marzo, con la delibera n.188, la Giunta comunale della Città di Catanzaro ha concesso il patrocinio gratuito al Servizio per la Pastorale giovanile dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, per la realizzazione del percorso di “educazione all’affettività e al rispetto” CUOREMIO, in via sperimentale in due scuole medie del comprensorio. Leggiamo, questa volta sulle pagine social dell’Assessore al ramo, che il progetto vedrà il coinvolgimento “volontario di autorevoli professionisti che operano sull'educazione e le fragilità dei minori da sempre”. Consapevoli e rispettose dell’autonomia scolastica e consapevoli degli indirizzi di una parte della politica, ci chiediamo se la Giunta comunale, oltre a dare un patrocinio gratuito ad un ente confessionale, non potrebbe trovare un modo più concreto e lungimirante per affrontare in maniera sistemica la reale necessità dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole del nostro territorio, a partire dalle generazioni più piccole". A riportarlo in una nota è il Collettivo Aurora di Catanzaro. 

"La letteratura scientifica più accreditata - scrivono - anonché le principali istituzioni e organizzazioni internazionali come l’OMS, l’UNESCO e il Parlamento Europeo, concordano nel ritenere che l’educazione sessuo-affettiva adeguata all’età contribuisca a promuovere comportamenti relazionali sani, a prevenire fenomeni di bullismo, di violenza di genere e l’uso distorto dei media digitali e che sia importante intervenire precocemente. Eppure, non solo a Catanzaro, manca una strategia strutturata di prevenzione. In generale, i progetti di educazione all'emotività, all'affettività e alla sessualità, che pure vengono sperimentati, non sono regolamentati e coordinati tra loro e, non risultano sufficienti a fornire, alle persone che frequentano le scuole, gli adeguati strumenti per affrontare con consapevolezza e serenità il proprio sviluppo fronteggiando eventuali disagi, maltrattamenti o forme di malessere.

Negli ultimi anni, sono cresciuti tra l* minori il disagio psicologico ed i comportamenti molesti che contribuiscono a minare il benessere e lo sviluppo della propria identità e sessualità, oltre al perpetuarsi di stereotipi di genere che conducono anche a gravi episodi di discriminazione e di violenza. Inoltre, viene anche segnalato un aumento significativo delle malattie sessualmente trasmissibili tra le persone più giovani.

Viste queste sintetiche premesse, pensiamo che anziché limitarsi a festeggiare la deliberazione di un patrocinio gratuito richiesto da un ente confessionale, la Giunta comunale potrebbe predisporre un tavolo di concertazione e confronto, al fine di concordare azioni specifiche e il più possibile ad ampio raggio, con tutti i centri antiviolenza, tutte le associazioni e tutte le realtà femministe del territorio con competenze adeguate che, in alcuni casi da tempo immemorabile, portano avanti un lavoro faticoso nelle scuole per l’educazione sessuo-affettiva e per l’educazione al rispetto delle differenze. 

Nel tavolo di lavoro che auspichiamo, potrebbero essere coinvolti i Consultori Familiari che, per legge, possono fare formazione nelle scuole ma a cui però si potrebbero dedicare con difficoltà dal momento che sono privi della dovuta considerazione, del supporto necessario da parte delle altre istituzioni e vivono una carenza di personale strutturale e drammatica.

La Giunta comunale potrebbe anche guardare agli esempi virtuosi e alle azioni portate avanti in altre città italiane come ad esempio a Genova, dove il Comune ha coinvolto numeros* bambin* nella fascia di età 3-6 anni, con le loro famiglie, per un progetto di educazione sessuale e affettiva in collaborazione con due centri antiviolenza locali, dando un segnale importantissimo a tutta la comunità locale. Oppure pensiamo al progetto educativo sull'educazione all'affettività e alle relazioni che fa parte degli indirizzi generali della Giunta Capitolina e al bando erogato e rivolto agli Enti del terzo settore sulla progettazione condivisa di attività e iniziative che mirano a educare alla parità, prevenire e contrastare la violenza sulle donne e le discriminazioni basate su genere e orientamento sessuale. È noto come diversi Comuni italiani si siano fatti carico di Protocolli d'Intesa per l'educazione affettiva e per la parità di genere nelle scuole.

Esiste un quadro normativo italiano ed europeo complesso , inclusa la Convenzione di Istanbul, che stabilisce nelle scuole l’obbligo di contrastare stereotipi e pregiudizi, a cominciare da quelli legati al genere, presso tutti gli attori della comunità scolastica, e di realizzare percorsi educativi di valorizzazione delle differenze per prevenire la violenza contro le donne, i bullismi, le discriminazioni, oltre che per promuovere la consapevolezza del proprio corpo, l’importanza del consenso, l’informazione sulla contraccezione e sulla maternità libera e consapevole, la salute sessuale delle persone giovani.

Ci aspettiamo, dunque, che nelle scuole pubbliche questo importantissimo lavoro di formazione, personale e collettiva, che riguarda la sfera sessuo-affettiva delle persone venga portato avanti in maniera aconfessionale, in maniera esente da considerazioni o precetti di carattere religioso.
Tuttavia, stante la legittimità di ogni scelta che ricade nell’autonomia delle singole scuole e della politica, ci stupisce che una Giunta - che si dice di sinistra - non lavori in direzione della laicità e non faccia di tutto per supportare la presenza e il lavoro di realtà laiche e femministe laddove sarebbe necessario.

Siamo insorte in tutta Italia, quando il Ministro Valditara ha introdotto l'obbligo del consenso scritto e informato dei genitori per i corsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole, escludendola per le scuole primarie e dell’infanzia. Abbiamo motivato con chiarezza come su questo tavolo ci si stia giocando la vita dei minori, rischiando di ampliare disparità già esistenti di possibilità e ampliando voragini tra le istituzioni, che dovrebbero farsi carico dei minori con situazioni di fragilità o di violenza in famiglia, e i minori stessi.

Siamo consapevoli che la scuola possa svolgere un ruolo cruciale nella prevenzione e nel contrasto alle violenze di genere, a patto però che si scelga di agire su più livelli, riguardanti immaginari, relazioni e dispositivi istituzionali, in un’ottica di azione sistemica e libera da dettami di qualsiasi confessione religiosa". 


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