












Non solo camici e monitor, ma spartiti che aprono finestre di libertà: nel cuore del presidio Pugliese il "Conservatorio Arlia" trasforma l'ospedale in un palcoscenico di speranza.
13 aprile 2026 18:21di GUGLIELMO SCOPELLITI
Può essere che il tempo, dentro un reparto di Neurologia, scorra con un ritmo tutto suo, scandito dai monitor e dalle attese silenziose dei familiari. Eppure, nel primo pomeriggio di lunedì, quel battito monocorde è stato interrotto dal respiro di un clarinetto e dal tocco vellutato di un pianoforte. Le note di “Pagina d’album” di Michele Mangani hanno iniziato a scivolare tra i corridoi del primo piano del Presidio “Pugliese”, trasformando l’atrio della scala A in un’insolita sala da concerto per l'evento “La musica, un’emozione che cura”. Non è stata solo un’esibizione, ma un atto di “umanizzazione delle cure” in piena regola, nato dalla sinergia tra Federsanità Anci Calabria e il Conservatorio Statale “Saverio Arlia”.
L’iniziativa, che gode della blindatura istituzionale della Regione e di diverse Asp calabresi, punta a scardinare l’idea dell’ospedale come luogo di sola sofferenza. “La musica è una medicina in cui il bugiardino è scritto con note musicali” — spiega Luisa La Colla, segretario generale di Federsanità Anci Calabria — “ed è la medicina che fa bene al cuore e ai figli”.

La Colla ha voluto ringraziare il presidente Giuseppe Varacalli e la direttrice del Conservatorio, Valentina Correnti, sottolineando come la musica produca effetti non solo psichici ma fisici, stimolando ossitocina e dopamine. In linea di massima, l’effetto è lo stesso di un quadratino di cioccolato fondente: “Si sta meglio perché piace, e quando si sta bene con la psiche, si sta meglio con tutto”.
Tra i pazienti che ascoltavano assorti, in un mix di curiosità e commozione, la Commissaria della Dulbecco Simona Carbone ha ribadito la volontà di non fermarsi qui, sostenuta dallo sguardo d’intesa del direttore della S.O.C. Neurologia, Domenico Bosco, e di Raffaele De Chiara, alla guida della Riabilitazione, descritto come il vero braccio operativo dell’evento.

Simona Carbone ha definito l'evento: “un segnale di vicinanza e un’emozione necessaria per chi affronta il percorso di cura” e ha lanciato la sfida per una terza edizione che possa coinvolgere tutti e tre i presidi dell’azienda. Intorno a loro, in un atrio insolitamente affollato, infermieri e medici hanno scambiato sorrisi con i familiari dei ricoverati, unendosi in un applauso che ha cancellato per un attimo il confine tra chi cura e chi viene curato.
Fatte le debite riserve sulla complessità di gestire eventi in luoghi così delicati, il talento dei giovani musicisti ha saputo creare una bolla di normalità. Eugenio Aiello, accompagnatore al pianoforte, ha parlato a nome del Conservatorio — ricordando il recente cambio di denominazione dello storico istituto catanzarese (da Tchaikovsky a Saverio Arlia) — senza alzarsi dallo sgabello, quasi a scusarsi per quella che definisce una deformazione professionale. “L’atrio di un reparto è uno spazio che raccoglie tantissime storie e vicende che si intersecano” — chiarisce Aiello mentre introduce i suoi studenti — “e noi vogliamo portare anche solo un sorriso in questo luogo, perché la musica non fa mai male”.

Il programma è scivolato via fluido, alternando il flauto di Lavinia Mancuso e il clarinetto di Andrea Tolomeo e Chiara Conte, accompagnati dalle dita sicure di Karol Grazia Mascaro e dello stesso Aiello. Dal “Minuetto” alla “Fantasia per clarinetto e pianoforte” di Giampieri, il livello tecnico è apparso inversamente proporzionale alla giovane età dei protagonisti.
La strada è tracciata e questo pomeriggio di aprile ci ricorda che, sebbene la guarigione sia un percorso faticoso, con la giusta colonna sonora il cuore può ricominciare a sperare un po' più forte.
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