








di IACOPO PARISI
Dieci anni dopo, Materia torna dove tutto è iniziato. Il Complesso Monumentale del San Giovanni ha accolto la prima giornata della decima edizione del Materia Design Festival, inaugurando quattro giorni dedicati al design contemporaneo, all'artigianato, alla cultura e ai linguaggi creativi. Un ritorno particolarmente significativo per la manifestazione ideata e organizzata da Officine AD, lo studio fondato dagli architetti Domenico Garofalo e Giuseppe Anania, che proprio a Catanzaro ha costruito negli anni un festival dall'identità sempre più riconoscibile e fortemente legata al Mediterraneo.
Quello raggiunto nel 2026 è anche il traguardo di un percorso che ha contribuito a portare il design calabrese fuori da una dimensione esclusivamente territoriale. Materia è diventato negli anni un luogo di connessione tra la Calabria e il panorama nazionale del progetto, capace di richiamare designer, studi, aziende, artigiani e operatori provenienti da diverse parti d'Italia e di alimentare un confronto che guarda oltre i confini regionali. Una crescita che ha rafforzato l'autorevolezza della manifestazione e, più in generale, la presenza della Calabria all'interno del dibattito contemporaneo sul design.
Lo si percepisce anche nella costruzione dell'edizione del decennale, a partire dall'allestimento degli spazi del San Giovanni. Il percorso espositivo è stato pensato con particolare attenzione alla relazione tra architettura, luce, materiali e installazioni, restituendo al complesso monumentale un'immagine elegante e contemporanea senza snaturarne l'identità. Un progetto coerente, capace di accompagnare il visitatore tra le diverse aree del festival e di fare dello stesso spazio storico una componente centrale dell'esperienza.
L'edizione 2026, in programma fino a domenica 4 ottobre, celebra dunque un traguardo importante e lo fa tornando nel luogo che ha ospitato la nascita del progetto. "Ritorniamo qui dove tutto è iniziato dopo dieci anni, dieci anni davvero di grandi sacrifici", ha raccontato Domenico Garofalo, ricordando gli esordi insieme ad Anania e lo scetticismo incontrato quando il progetto cominciava a prendere forma. "Quando cercavamo di organizzare questo festival a Milano ci dicevano: Calabria e design sono due parole che probabilmente non possono essere accostate. Oggi, orgogliosamente, siamo qui dopo dieci anni a vedere migliaia di persone che vengono anche da luoghi lontani, media nazionali e non solo, a parlare di Materia, di Catanzaro e della nostra Calabria".
Parole che fotografano anche il cambiamento maturato in questi dieci anni. Se all'inizio l'accostamento tra Calabria e design poteva essere accolto con scetticismo, oggi attorno a Materia si è consolidata una rete di professionisti, imprese e creativi che restituisce l'immagine di un territorio capace non soltanto di ospitare il design, ma anche di produrlo, interpretarlo e metterlo in relazione con i propri linguaggi e le proprie tradizioni.
Un percorso che, secondo Garofalo, ha consentito al festival di costruire negli anni una propria identità, "molto forte, mediterranea e legata alla nostra terra", ma anche una rete che mette insieme designer, artigiani e aziende provenienti da diverse parti d'Italia, riuniti per quattro giorni in quella che gli organizzatori hanno voluto immaginare come una grande piazza. Ed è proprio la piazza il cuore concettuale del decennale. “Agorà” è infatti il tema scelto per Materia 10, con il Chiostro del San Giovanni trasformato nel centro attorno al quale ruota l'intero percorso espositivo e culturale. "Per i dieci anni è stato complesso trovare il tema", ha spiegato Giuseppe Anania. "Il nostro focus è stato sulla piazza, quindi l'Agorà, il luogo centrale del Mediterraneo. Volevamo riappropriarci di questo luogo che è diventato un po' in secondo piano".
L'allestimento nasce proprio da questa idea: ricostruire uno spazio dello stare insieme, dell'incontro e del confronto, facendo del chiostro del Complesso una piazza contemporanea. Da qui anche la scelta delle luminarie che hanno caratterizzato l'apertura e il dialogo continuo tra elementi della tradizione mediterranea e linguaggi del progetto contemporaneo. Dentro questa riflessione trova spazio anche uno dei temi che attraversano l'edizione, quello dell'ombra. Non soltanto un elemento progettuale, ma una questione sempre più legata al modo di immaginare le città in una fase segnata dai cambiamenti climatici. "Oggi forse non possiamo più costruire solo edifici, solo luoghi vuoti, ma dobbiamo pensare anche a costruire l'ombra", ha sottolineato Anania. Una prospettiva che porta il design fuori dalla sola dimensione estetica per metterlo in relazione con la vivibilità degli spazi pubblici e con le trasformazioni ambientali.
La prima giornata ha così aperto al pubblico gli spazi e le installazioni del festival, dando forma a un percorso nel quale design, arte e cultura materiale si incontrano. Tra i progetti capaci di attirare maggiormente l'attenzione anche “La mia Calabria è Bellissima” di Massimo Sirelli, una grande rappresentazione illustrata della regione costruita attraverso decine di riferimenti ai suoi territori. Comuni, attività, prodotti tipici, monumenti, tradizioni e piccoli elementi dell'immaginario collettivo calabrese si susseguono in una sorta di mappa affollata e ironica, nella quale ciascun luogo viene raccontato attraverso uno o più simboli caratteristici.
Un lavoro che non rimane però soltanto da osservare. L'opera è stata pensata anche per essere partecipata, con la possibilità per i visitatori di prendere i colori e intervenire direttamente sulle illustrazioni create da Sirelli. Un modo semplice e immediato per trasformare il pubblico da spettatore a parte attiva del progetto e, allo stesso tempo, costruire un racconto corale della Calabria attraverso le sue tante identità. Anche qui ritorna, in una forma diversa, l'idea alla base di Materia 10: creare uno spazio da condividere e da costruire insieme, più che una semplice esposizione da attraversare.
Nel corso della serata, il chiostro ha ospitato anche la proiezione di “SILPA” di Giacomo Triglia e il dinner talk con Carolina Martinelli e Vittorio Venezia dello studio Martinelli Venezia, ampliando il confronto alla ricerca progettuale e al product design. Musica, food e momenti di socialità hanno poi accompagnato l'apertura sulla terrazza, restituendo già dalla prima giornata quella dimensione di incontro che costituisce il filo conduttore dell'intera edizione.
Alla giornata inaugurale ha preso parte anche il consigliere regionale Marco Polimeni, che ha sottolineato il valore del ritorno della manifestazione nel capoluogo e il sostegno della Regione Calabria all'iniziativa. "È bello festeggiarla a Catanzaro, è un ritorno a casa di Materia, la Design Week calabrese", ha affermato Polimeni, parlando di un'occasione per valorizzare le realtà creative e produttive del territorio e favorire il confronto tra esperienze differenti.
"È bello vedere che tante nostre aziende hanno raggiunto livelli così alti – ha aggiunto – ma il confronto non diventa soltanto visivo o di gusto: è anche culturale, attraverso i talk e le diverse serate". Un programma che, nelle parole del consigliere regionale, può rappresentare anche "una bella occasione per dare un colpo di vitalità al centro storico" durante il fine settimana.
Il primo giorno ha dunque aperto un'edizione che guarda inevitabilmente alla strada percorsa, ma che utilizza il decennale soprattutto per tornare a interrogarsi sul futuro. Dieci anni dopo la nascita, Materia riparte dalla sua prima casa, dal San Giovanni e dalla piazza come luogo da abitare, mettere in discussione e riprogettare, forte di una dimensione che nel tempo si è allargata e che oggi consente al festival di dialogare con il panorama nazionale del design senza perdere il legame con la Calabria.
Il festival proseguirà fino a domenica 4 ottobre con esposizioni, talk, incontri, musica ed experience, continuando a trasformare il complesso monumentale in quell'“Agorà” attorno alla quale Materia ha scelto di costruire il racconto dei suoi primi dieci anni.
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