Catanzaro, il piacere di leggere e condividere con il Reading Club "In Soffitta"

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  28 settembre 2026 10:52

Una stanza tutta per noi Il primo incontro del Reading Club In Soffitta, tra libri, voci diverse e il desiderio di ritrovarsi. Una stanza, prima ancora di un gruppo. Ci sono cose che si compiono in solitudine e che costituiscono dei veri e propri rituali privati. Leggere è una di queste. Ci si immerge tra le pagine di un libro e si impara ad abitare mondi diversi dal proprio, portando con sé qualcosa di nuovo nella realtà che si abita ogni giorno. Eppure, quando arriviamo all’ultima pagina, la storia non ci appartiene più soltanto nella forma in cui l’abbiamo incontrata. Abbiamo voglia di scoprire di più, di parlarne, di confrontarci con qualcun altro e sapere se quella stessa frase ci abbia parlato allo stesso modo. E’ anche da questo desiderio che è nato In Soffitta: dall’idea che i libri possano diventare una ragione per incontrarsi, sedersi attorno allo stesso tavolo e concedersi il tempo di una conversazione.

In fondo, è quello che amavano fare le quattro sorelle March di Piccole Donne quando si riunivano in soffitta per il loro circolo Pickwick. Il nome del gruppo di lettura, infatti, nasce dalla poesia “In the Garret”1 presente all’interno del romanzo. Quattro piccoli scrigni, uno per ogni sorella. Quattro vite. Quattro modi diversi di crescere, amare, perdere, ricordare e diventare se stesse. Un po’ come accade con tutti noi, no? Quindi, ecco In Soffitta: un Reading Club nato a Catanzaro per leggere insieme, parlare di libri e incontrare persone attraverso le storie. Tutto questo tra gli scaffali della libreria indipendente Coriolano. Quando un libro diventa un punto d’incontro Ho fondato questo gruppo di lettura anche con un desiderio molto semplice: quello di creare uno spazio di lettura che potesse seguire, almeno in parte, una direzione diversa da quella a cui siamo abituati.

Mi sono accorta, infatti, di quanto spesso, quando si parla di libri emergano soprattutto autori maschili. Non è una constatazione che nasce dal desiderio di escludere le loro opere, ma dalla voglia di riequilibrare lo sguardo e lasciare più spazio alla voce delle scrittrici. Non volevo trasformare, però, questa scelta in una regola rigida. Piuttosto, in una possibilità: quella di accorgerci di quante storie abbiamo ancora da leggere e quante voci meritano di entrare nelle nostre conversazioni.

Per il nostro primo incontro ho scelto Persone Normali di Sally Rooney, un romanzo che mette al centro il rapporto tra Marianne e Connell, due persone che continuano a cercarsi senza riuscire sempre a comprendersi, che hanno difficoltà a stare dentro quello che provano. Rooney non spiega cosa provano i personaggi nati dalla sua penna, ma ci costringe a leggere ciò che non dicono. Si tratta di un bellissimo romanzo che cerca di spiegare quanto sia difficile essere visti davvero da un’altra persona, dall’incapacità di tradurre ciò che si prova in parole, sull’assumersi le proprie responsabilità all’interno di una relazione. Attraverso le loro dinamiche relazionali , Rooney racconta quanto possa essere difficile comunicare ciò che proviamo, quanto il contesto sociale condizioni il modo in cui ci percepiamo e quanto le insicurezze personali possano insinuarsi anche nei legami più importanti.

E’ una storia che lascia spazio alle domande: quanto di ciò che non riusciamo a dire dipende da noi, e quanto dal modo in cui abbiamo imparato a stare? Quanto conosciamo davvero le persone che amiamo? E quanto siamo disposti a mostraci per quello che siamo? Nel gruppo queste sono state le domande principali che sono emerse, assieme a molteplici definizioni su cosa significhi davvero amare un’altra persona. C’è chi ha anche parlato del coraggio di saper lasciare andare, riferito alla scena finale del romanzo, che ha parlato ad ogni cuore in maniera diversa. Secondo tutti “il sentimento c’era”. Non c’è, quindi mancanza, ma una serie di silenzi e di fraintendimenti.

Le storie dentro la storia
Il primo incontro di In Soffitta è stato, prima di tutto, un’occasione per ritrovarsi attorno a una storia condivisa e scoprire quante strade diverse possa aprire una stessa lettura. Un gruppo di lettura ha qualcosa di particolare: il libro è il punto di partenza, ma non è detto che sia anche il punto in cui tutti si ritrovano. Ciascuno arriva con il proprio bagaglio, con le proprie esperienze e con un modo personale di interpretare gesti, silenzi e parole. Così quello che sulla pagina sembrava avere un significato preciso può assumere sfumature nuove quando viene raccontato da qualcun altro. E il romanzo, pur rimanendo lo stesso, sembra allargarsi. C’è tanto di non detto tra Marianne e Connell e, ogni persona, ha cercato di riempire quei silenzi con le proprie interpretazioni, cercando di empatizzare con l’uno o con l’altra, e analizzando gli spazi, il contesto sociale e familiare, il modo di amare.

Generazioni diverse, una conversazione comune
Una delle cose più interessanti emerse dall’incontro è stata la possibilità di mettere in dialogo persone appartenenti a generazioni diverse. Non è così frequente trovare uno spazio in cui esperienze lontane nel tempo possano incontrarsi senza che una debba necessariamente prevalere sull’altra. Cambiano i riferimenti culturali, il modo di vivere le relazioni, le parole con cui descriviamo certe esperienze. Cambia, inevitabilmente, anche il nostro sguardo sul mondo. Eppure, parlare dello stesso libro permette di partire da qualcosa che ci accomuna. Ci si può trovare d’accordo su un personaggio oppure comprenderlo in modi completamente diversi; si può riconoscere in una vicenda qualcosa di familiare o accorgersi che un’esperienza, così distante dalla propria, merita comunque di essere ascoltata. Forse è proprio qui che risiede il valore di un incontro del genere: non nella necessità di trovare un accordo, ma nella possibilità di ascoltare. Di scoprire che la propria interpretazione non esaurisce tutte le interpretazioni possibili e che, qualche volta, la prospettiva di un’altra persona riesce a mostrarci qualcosa che da soli non avremmo visto.

Ciò che resta dopo l’ultima pagina
Quando ho immaginato In Soffitta, desideravo creare uno spazio in cui la lettura non fosse soltanto un’esperienza individuale, ma anche un’occasione per incontrarsi. Il primo appuntamento mi ha ricordato che, a volte, basta una storia condivisa per dare inizio a una conversazione che va ben oltre le pagine da cui è partita. Questo era soltanto il primo incontro. Ci saranno altri libri, altri personaggi, altre interpretazioni e, mi auguro, altre occasioni per sedersi insieme e scoprire qualcosa di nuovo, sui libri e sulle persone che li leggono. Perche, in fondo, una stanza tutta per noi non è necessariamente un luogo in cui ritirarsi dal mondo. Può essere anche un luogo dal quale tornare a guardarlo con occhi diversi.

 Sara Giuffrida