Catanzaro, il Teatro Politeama gioca con il proibito: in scena "A Mirror"

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La compagnia di "A mirror - Uno spettacolo falso e non autorizzato"

  15 gennaio 2026 12:30

di IACOPO PARISI

Entrare a teatro e ritrovarsi invitati a un matrimonio è già un qualcosa di inatteso. Ma è solo l’inizio di un gioco più ampio, in cui allo spettatore viene chiesto di accettare l’ambiguità, il rischio e perfino il sospetto di stare assistendo a qualcosa che non dovrebbe essere visto. Al Teatro Politeama è andato in scena A Mirror – uno spettacolo falso e NON autorizzato, una rappresentazione che mette al centro il rapporto tra arte, potere e controllo, coinvolgendo direttamente il pubblico in un gioco continuo di finzioni, allarmi e smascheramenti.

La prima azione significativa infatti non avviene sul palco, ma tra le file della platea, attraversata dagli sposi come se gli spettatori fossero invitati a un matrimonio reale. È un gesto decisivo: fin dall’inizio viene messa in crisi la separazione tra chi guarda e chi agisce. Non si assiste soltanto a uno spettacolo, si entra a farne parte.

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Da questo punto di partenza prende forma un efficace meccanismo di teatro nel teatro. Il matrimonio si rivela presto una copertura: la vera rappresentazione è clandestina, non autorizzata, continuamente minacciata da possibili controlli. A scandire il ritmo sono gli “allarmi”, segnali improvvisi che annunciano l’arrivo della polizia. Ogni volta la compagnia è costretta a interrompere l’azione e a rientrare in fretta nella messinscena “accettabile” del rito nuziale. Quando l’allarme finisce, lo spettacolo proibito riprende.

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La tensione che si crea non resta confinata alla scena. Anche il pubblico reagisce, si irrigidisce, percepisce per un attimo la sensazione di stare davvero assistendo a qualcosa di vietato. È qui che lo spettacolo riesce a trasmettere con maggiore forza il senso del “proibito”: non come tema astratto, ma come esperienza condivisa. Il risultato è un coinvolgimento che diverte, ma allo stesso tempo interroga. Il confine tra vero e falso rimane volutamente instabile. Si ride, spesso, grazie a un ritmo brillante e a continui ribaltamenti di senso. Ma sotto la leggerezza affiora una domanda più profonda: quanto della verità che accettiamo dipende dal fatto che sia autorizzata, approvata, resa presentabile?

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In questo equilibrio delicato si riconosce il lavoro registico di Giancarlo Nicoletti, che governa il dispositivo metateatrale con precisione, mantenendo sempre chiara la traiettoria narrativa. L’interazione con il pubblico non è un espediente, ma una componente strutturale del racconto. Sul piano interpretativo, la compagnia si muove con grande coesione. Ninni Bruschetta garantisce solidità e continuità; l’ingresso in scena di Claudio Gregori - Greg segna un cambio di passo immediato per presenza e impatto. Convincente il lavoro di Fabrizio Colica e Paola Michelini, capaci di muoversi sul confine sottile personaggio e funzione scenica. La conclusione, affidata a Gianluca Musiu, chiude il cerchio con un finale inatteso che riorganizza l'intero percorso.

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Si esce dal teatro divertiti, ma non leggeri. Con una domanda che resta sospesa: la prossima volta assisteremo a uno spettacolo che pretende di dire la verità, o a uno che mette in scena una verità filtrata, addomesticata, autorizzata? Ma soprattutto, quale verità preferiamo davvero?
A Mirror non offre risposte, ma interrogativi. Ed è forse proprio in questo che risiede la sua forza.


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