
L'associazione contesta la decisione del Consiglio comunale che apre alla possibilità di nuove strutture residenziali nell'area sportiva. Dubbi sulle procedure urbanistiche e sul rapporto tra interessi pubblici e privati.
04 novembre 2026 23:08di IACOPO PARISI
La tutela del territorio, le prospettive di sviluppo e le scelte urbanistiche che possono ridisegnare il futuro di un'intera area della città. È attorno a questi temi che torna ad accendersi il confronto su Giovino, dopo l'iniziativa di Italia Nostra che ha chiesto al Comune di Catanzaro il riesame della delibera approvata dal Consiglio comunale lo scorso 23 luglio, sollecitandone la sospensione e, qualora ne ricorrano i presupposti, l'annullamento in autotutela.
Al centro della vicenda c'è un terreno di circa 26mila metri quadrati, di proprietà della CO.ME.T. Srl, situato in via Carlo Pisacane, sul quale insiste il campo sportivo Mirko Gullì. L'area fa parte di un comparto più ampio, caratterizzato dalla presenza di strutture sportive come il Palagiovino, il Polifunzionale Angelo Mammì e la piscina di Giovino. La delibera ha accolto la richiesta della società di assegnare al terreno la destinazione specifica di attrezzature di interesse comune, nell'ambito della zona F2 del Piano regolatore, in relazione a una proposta di realizzazione di strutture di Silver housing innovativo e Student housing, destinate rispettivamente ad anziani e studenti.
Una prospettiva che ha suscitato la contrarietà dell'associazione ambientalista, intervenuta pubblicamente nel corso di una conferenza ospitata dalla Libreria Coriolano. A illustrare le ragioni della contestazione sono stati la presidente della sezione catanzarese, Elena Bova, l'avvocato Antonio Ionà, che ha predisposto l'istanza indirizzata all'amministrazione comunale, e l’architetto Marisa Gigliotti.
Per Italia Nostra, la questione investe anzitutto il valore ambientale di Giovino, un territorio la cui vocazione naturalistica dovrebbe rappresentare un limite alle possibilità di ulteriore edificazione. “Difendiamo Giovino da qualsiasi grammo di nuovo cemento”, ha ribadito Elena Bova, richiamando l'articolo 9 della Costituzione e le battaglie condotte negli anni dall'associazione per la salvaguardia della pineta, delle dune e dell'ecosistema costiero. Un impegno che, nelle parole della presidente, nasce dalla convinzione che la bellezza dei luoghi costituisca una ricchezza collettiva da preservare, prima ancora che una risorsa da valorizzare.
A richiamare l'attenzione sulla funzione urbanistica dell'area è stata anche l'architetto Marisa Gigliotti, componente del direttivo di Italia Nostra, che ha ripercorso le trasformazioni di Giovino e le scelte di pianificazione che, nel tempo, hanno cercato di preservarne la vocazione sportiva e ricreativa. Un territorio che conserva una funzione importante per il quartiere e per l'intera città, rappresentando uno spazio di collegamento tra Lido e Bellino. Gigliotti ha ricordato come anche precedenti deliberazioni comunali avessero confermato la destinazione a verde pubblico attrezzato e ad attività sportive, interrogandosi sull'opportunità di modificare l'assetto di una singola porzione di un comparto più ampio. Da qui la necessità, secondo l'architetto, di una pianificazione unitaria, capace di valutare non soltanto le nuove funzioni ipotizzate, ma anche le conseguenze sull'organizzazione complessiva dell'area e sulle infrastrutture necessarie a sostenerle.
Le questioni sollevate dall'architetto trovano riscontro anche nelle criticità evidenziate dagli uffici comunali durante l'istruttoria, sulle quali si concentra l'istanza predisposta dall'avvocato Antonio Ionà. In particolare, le valutazioni tecniche avevano sollevato dubbi sulla compatibilità delle funzioni residenziali proposte con le destinazioni contemplate dal Piano regolatore e sulla scelta di intervenire su una singola porzione di un comparto urbanistico unitario, senza una pianificazione estesa all'intera area.
È proprio su questo punto che si concentra una parte significativa delle osservazioni del legale. Secondo Ionà, la modifica avrebbe richiesto un procedimento più articolato, capace di valutare complessivamente le conseguenze della trasformazione urbanistica, anche attraverso ulteriori approfondimenti e strumenti di pianificazione.
Ma accanto agli aspetti procedurali emerge un interrogativo più ampio, che riguarda il rapporto tra interesse pubblico e privato. Ionà ha chiarito come il proprietario di un terreno abbia pieno diritto di avanzare richieste finalizzate a valorizzare il proprio bene. “Spetta però all'amministrazione, attraverso le valutazioni tecniche e le decisioni politiche, verificare che il vantaggio riconosciuto al privato trovi un adeguato bilanciamento con le esigenze della collettività”, ha dichiarato.
Nel caso di Giovino, secondo il legale, la possibilità di realizzare strutture residenziali determinerebbe un significativo incremento del valore economico del terreno rispetto alla precedente destinazione sportiva. Un beneficio che solleva interrogativi anche sulle ricadute pubbliche dell'operazione. Nuovi insediamenti richiederebbero infatti infrastrutture e servizi adeguati, a partire dalle reti idriche e fognarie. Da qui la questione posta da Ionà: chi dovrebbe sostenere gli eventuali costi delle opere di urbanizzazione e quali benefici concreti ne deriverebbero per la comunità?
Il punto, nella lettura del legale, non è dunque contestare il diritto del privato a presentare una proposta, quanto verificare che la sua eventuale realizzazione non comporti uno squilibrio tra vantaggi individuali e interessi collettivi. Una valutazione che, secondo Italia Nostra, non può prescindere dalla funzione pubblica e sportiva dell'intero comparto.
L'associazione ha pertanto chiesto formalmente al Comune di riesaminare la delibera, verificando le criticità emerse durante l'istruttoria e la necessità di ulteriori valutazioni urbanistiche e ambientali. Nell'istanza viene richiesta anche la sospensione dell'efficacia del provvedimento, per evitare l'avvio di interventi prima della conclusione delle verifiche. Italia Nostra sollecita un riscontro entro quindici giorni dal ricevimento, riservandosi la possibilità di ricorrere al TAR.
La vicenda presenta, però, anche un elemento politico significativo. La delibera era stata approvata dal Consiglio comunale nonostante il voto contrario del sindaco Nicola Fiorita e di parte della maggioranza. A chiarire questa apparente contraddizione è stata la consigliera comunale Daniela Palaia, presente all'incontro, che ha ricostruito il percorso della pratica e le ragioni della propria opposizione.
Palaia ha anzitutto precisato che la richiesta del privato, una volta completato l'iter previsto, non poteva essere semplicemente accantonata, ma doveva necessariamente arrivare all'esame del Consiglio comunale. Ha inoltre distinto l'assegnazione di una categoria specifica all'interno della zona F2 da un vero e proprio cambio di destinazione urbanistica, pur riconoscendo le criticità emerse nell'istruttoria e la necessità di considerare l'intero comparto nella valutazione dell'intervento.
Sul piano politico, la consigliera ha ribadito che la posizione del sindaco e della componente di maggioranza è rimasta contraria alla proposta, in continuità con l'obiettivo di limitare il consumo di suolo e preservare le aree di maggiore valore naturalistico. A determinare l'approvazione della delibera è stata invece una maggioranza numerica favorevole, formatasi in Consiglio con il voto dell'opposizione.
Un ulteriore punto di confronto riguarda proprio la strada da percorrere per contestare la decisione. Mentre Italia Nostra sollecita un intervento del Comune in autotutela, Palaia ritiene che una deliberazione regolarmente approvata dall'assemblea debba essere eventualmente impugnata attraverso gli strumenti giuridici previsti dall'ordinamento. La consigliera ha comunque espresso sostegno politico alle eventuali iniziative giudiziarie finalizzate a contrastare l'intervento.
Resta così aperto un confronto che supera il contenuto della singola delibera. Perché la questione di Giovino non riguarda soltanto ciò che potrebbe essere costruito su un terreno, ma il modello di sviluppo che Catanzaro intende perseguire e il valore che sceglie di attribuire ai propri spazi, tra possibilità di trasformazione, interessi economici e necessità di preservare ciò che il territorio già offre.
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