
Anche una memoria difensiva o una falsa dichiarazione resa agli investigatori possono trasformarsi nell'arma di chi sceglie la menzogna.
18 luglio 2026 12:28di MARIA CLAUDIA CONIDI RIDOLA
Nell'immaginario collettivo la calunnia ha quasi sempre lo stesso volto: quello della denuncia presentata in Procura o della querela depositata presso una stazione dei Carabinieri. Come se il reato previsto dall'articolo 368 del Codice Penale avesse bisogno di un modulo prestampato e di una firma in calce. La realtà processuale è molto diversa. La calunnia non ha una forma prestabilita. Ha un obiettivo: mettere la giustizia sulle tracce di un innocente.
Per questo motivo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, da tempo, insegna che il delitto può essere integrato anche attraverso atti diversi dalla denuncia formale, quando siano concretamente idonei a provocare o orientare un procedimento penale contro chi si sa essere estraneo ai fatti.
È il caso delle Sommarie Informazioni Testimoniali, rese davanti alla Polizia Giudiziaria, oppure di memorie difensive costruite non per difendersi, ma per spostare scientemente il bersaglio su qualcun altro.
Ed è proprio qui che nasce uno degli equivoci più frequenti.
C'è chi pensa che, una volta seduto davanti agli investigatori, basti raccontare una storia alternativa, magari ben confezionata, per sentirsi al riparo da ogni responsabilità. Oppure che una memoria difensiva, perché depositata da un avvocato nell'esercizio del diritto di difesa, goda di una sorta di immunità.
Non è così.
Il diritto di difesa è uno dei pilastri dello Stato di diritto. Ma non è mai stato il diritto di costruire un colpevole.
Una memoria difensiva è uno strumento nobile quando serve a contestare prove, evidenziare contraddizioni, offrire una diversa ricostruzione dei fatti. Diventa tutt'altra cosa quando viene trasformata in un veicolo per accusare deliberatamente una persona che si sa innocente.
Lo stesso vale per le dichiarazioni rese nel corso delle Sommarie Informazioni Testimoniali. Non è il luogo in cui si può giocare con la verità confidando che, in fondo, si tratta "solo di un verbale". Un verbale può orientare un'indagine, determinare approfondimenti investigativi, incidere sulla vita di un cittadino. Ed è proprio questa capacità lesiva che, ricorrendone gli altri presupposti, può integrare il delitto di calunnia.
Naturalmente la legge distingue con attenzione l'errore dalla malafede.
Non ogni accusa rivelatasi infondata è una calunnia. Occorre che vi sia la consapevolezza dell'innocenza della persona accusata e la volontà di coinvolgerla ingiustamente in un procedimento penale.
Ma quando questi elementi esistono, cambia completamente la prospettiva.
Non siamo più davanti ad una difesa energica.
Siamo davanti all'utilizzo della giustizia come arma.
E c'è un aspetto umano che merita una riflessione.
Chi costruisce accuse pretestuose spesso è convinto di essere più intelligente del sistema. Pensa che basti inserire qualche dettaglio apparentemente credibile, scegliere con cura le parole, sfruttare un verbale o una memoria difensiva per rendere la menzogna più autorevole. È una forma di arroganza processuale che si accompagna quasi sempre alla convinzione di rimanere impuniti.
È una scommessa pericolosa.
Perché la giustizia può essere lenta, ma non è cieca. E la Cassazione continua a ricordare che ciò che conta non è il nome dell'atto, bensì la sua idoneità a mettere in moto la macchina giudiziaria contro un innocente.
Forse è proprio questa la lezione più importante.
La vigliaccheria processuale raramente si presenta a volto scoperto. Preferisce travestirsi da collaborazione con gli investigatori, da zelo civico, da memoria difensiva apparentemente impeccabile. Cerca la rispettabilità della carta bollata, la forza persuasiva di un verbale, l'autorevolezza di uno scritto processuale.
Ma la toga non è un travestimento e il processo non è un palcoscenico sul quale riscrivere la verità.
Il diritto offre a tutti gli strumenti per difendersi. Non offre a nessuno il privilegio di sacrificare un innocente per tentare di salvare se stesso.
Ed è bene ricordarlo: la calunnia non si riconosce dalla copertina dell'atto con cui viene commessa. Si riconosce dalla deliberata scelta di piegare la giustizia alla menzogna.
Ed è una scelta che, prima o poi, presenta il conto.
Anche dopo svariati anni.
Perchè la giustizia a differenza della calunnia non ha mai fretta.
*Avvocato
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