Catanzaro, l’Isola Ventidue riporta alla luce le radici ebraiche della città

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Catanzaro, l’Isola Ventidue riporta alla luce le radici ebraiche della città


Un gruppo di visitatori di origine ebraica ha attraversato il centro storico, accolto dall’assessore Salvatore Bullotta e dalla consigliera Daniela Palaia. Al centro dell’incontro la memoria della Giudecca e il ruolo della comunità ebraica nello sviluppo dell’arte della seta.

  12 ottobre 2026 12:39

di GUGLIELMO SCOPELLITI

Quando si ridisegnano i confini di un centro storico, la prima cosa a spostarsi è la percezione del tempo. Sottrarre le strade al traffico quotidiano significa quasi sempre costringere chi le attraversa a guardare verso l’alto o a interrogare i selciati, cercando i segni di chi ha camminato su quelle stesse pietre qualche secolo prima. A Catanzaro la sperimentazione dell’Isola Ventidue sta producendo esattamente questo effetto collaterale: la trasformazione degli spazi urbani incrocia la riemersione di una memoria stratificata, restituendo visibilità a vicende che appartengono all’identità più profonda della città.

Questa mattina, nell’area dell’itinerario pedonale, la geografia del centro ha incontrato una storia antica. Un folto gruppo di visitatori di origine ebraica, giunti da diverse regioni d’Italia, ha attraversato i vicoli del cuore cittadino guidato da un percorso che va oltre la semplice fruizione turistica. Ad accoglierli hanno trovato l’assessore ai Beni culturali Salvatore Bullotta e la consigliera comunale Daniela Palaia, incaricata dal sindaco per le politiche del centro storico. Un confronto informale, nato lungo le direttrici del nuovo perimetro urbano, che ha trasformato una mattinata di normale programmazione amministrativa in un esercizio di memoria collettiva.

 

aff50ee7-4807-44b3-84b3-2b81570b41ca_img_8358.webp

 

Il punto di caduta della conversazione riguarda un passato preciso, spesso confinato nelle note a margine della storiografia locale: la presenza della comunità ebraica medievale e il suo insediamento nell’area della Giudecca, il cui perimetro originario ricadeva nella zona oggi occupata da Palazzo Fazzari. Non si tratta di una curiosità da eruditi, ma di una tessera fondamentale per comprendere lo sviluppo economico di Catanzaro. Fu anche grazie all’impulso e alle competenze di quella comunità che l’arte della seta divenne il motore trainante dell’economia cittadina, proiettando un piccolo centro calabrese nei circuiti commerciali più avanzati dell’epoca.

Il ragionamento sviluppato da Bullotta durante l’incontro muove proprio da questa consapevolezza. Sfilare via la retorica dell’isolamento geografico serve a restituire a Catanzaro la sua reale dimensione storica: quella di un crocevia culturale attraversato dalle rotte del Mediterraneo e dell’Europa. La vicenda ebraica e la tradizione serica non rappresentano episodi marginali, ma si collegano direttamente alla storia culturale del Paese. Riconoscere queste radici significa mettere a disposizione di chi arriva da fuori una chiave di lettura complessa e non cartolinesca del patrimonio cittadino.

L’Isola Ventidue rappresenta il contenitore fisico all’interno del quale queste storie possono tornare a essere raccontate. Perdere le macchine non basta se le strade rimangono vuote di significato: la scommessa sulla pedonalizzazione regge nella misura in cui sa rendere leggibili le tracce del passato. Un centro storico riconquista il suo ruolo non quando si limita a gestire il flusso dei passanti, ma quando sa spiegare la propria stratificazione. Trasformare un’area pedonale in un luogo d’incontro significa anche questo: fare in modo che la memoria di una comunità non resti un reperto da archivio, ma continui a parlare a chi sceglie di attraversarla.