Catanzaro, l'obesità non è più una colpa: la sfida della prevenzione nel dibattito del Rotary Club

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Da sinistra: Perticone, Camastra, Porcino e Saracco

Non solo estetica, ma un’emergenza sanitaria che bussa alle porte del Sud: il confronto all'Hotel Guglielmo sulle nuove frontiere della prevenzione cardiometabolica.

  26 marzo 2026 23:05

di GUGLIELMO SCOPELLITI

L’obesità ha smesso di essere un semplice numero sulla bilancia o, peggio ancora, una sentenza di pigrizia per diventare, finalmente, una questione di Stato e di scienza. L’Italia è infatti il primo Paese al mondo ad aver riconosciuto, con la legge Pella dell’ottobre 2025, questa condizione come una malattia cronica, progressiva e recidivante, segnando un punto di non ritorno culturale che scardina lo stigma e apre le porte ai Livelli Essenziali di Assistenza. È da questo presupposto di civiltà giuridica e medica che il Rotary Club Catanzaro ha mosso i passi per l’incontro “Obesità: oltre il peso”, trasformando la sala dell’Hotel Guglielmo in un laboratorio di riflessione profonda sulla prevenzione, proprio nei giorni in cui la tradizionale cerimonia dello scambio degli auguri di Pasqua si è intrecciata con l'urgenza della salute pubblica.

I lavori, aperti alle 18:30 con il solenne saluto alle bandiere davanti a una platea gremita e rigorosamente in piedi, sono stati introdotti dal prefetto del Rotary, Fabio Scavo. È stato lui a dettare i tempi della serata, accogliendo i presenti per il tradizionale scambio di auguri pasquali e scandendo il fitto cerimoniale rotariano che ha visto la partecipazione di numerose autorità, dal Governatore Dino De Marco fino ai rappresentanti del Rotaract. 

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Subito dopo, il testimone è passato al Presidente Ferdinando Saracco, che ha inquadrato l’impegno rotariano come un vero e proprio servizio di civiltà: “Noi rotariani abbiamo a cuore la salute e il nostro service è un intervento per rimuovere situazioni di disagio legate anche alla mancata possibilità economica di tutelarala”, ha spiegato il presidente, ricordando come la lotta all'obesità infantile — con 40 milioni di bambini sotto i 4 anni già in sovrappeso nel mondo — sia diventata una priorità assoluta per i 46.000 club del network internazionale.

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Il dibattito è stato guidato da Maria Pia Porcino, Past Governor del Distretto 2102, che ha portato al tavolo una sintesi preziosa tra camice e istituzioni. Medico-oncologo prestata per lungo tempo alla politica sanitaria, la Porcino ha evidenziato come l’obesità infantile sia ormai una piaga che vede l’Italia al terzo posto per incidenza, con la Calabria in una posizione di preoccupante fragilità. Vuoi per la sua esperienza sul campo, vuoi per la sensibilità maturata guidando la conferenza dei sindaci dell'Asl 11 di Reggio Calabria, ha saputo spiegare perché il riconoscimento legislativo dell'obesità sia un passaggio storico: “Fino a ieri il paziente veniva colpevolizzato e discriminato, ritenuto privo di volontà; oggi finalmente riconosciamo una patologia multifattoriale che permette l'accesso ai livelli essenziali di assistenza”, ha spiegato Porcino, reintroducendo il valore scientifico della cura. Per la dottoressa, l’obiettivo non è inseguire la "prova costume", ma capire la complessità biologica e psicologica di una condizione che riguarda tutti. 

Il microfono è poi passato a Stefania Camastra, che dall'Università di Pisa ha portato una carrellata di slide che sono state una doccia fredda per i presenti, mostrando come le mappe della prevalenza si stiano "infuocando" di rosso. La professoressa ha smontato la narrazione del "basta volerlo", spiegando che dietro i chili di troppo c'è un mondo che il paziente non può controllare. Non è detto che sia solo questione di forchetta: è probabile che ci siano di mezzo la genetica, l'epigenetica e perfino quel complesso imprinting che riceviamo durante la vita fetale. “Siamo onesti: il BMI, il vecchio indice di massa corporea, è un calcolo veloce da ambulatorio che però ci dice poco o nulla sulla reale composizione del corpo”, ha ammesso Camastra, quasi a voler parlare da medico a medico con la platea.

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Per lei la vera spia rossa è la circonferenza vita, un parametro che non mente. Può capitare infatti di trovarsi davanti a un paziente che sembra solo un po' "fuori forma", ma che sotto la pelle nasconde un'adiposopatia vera e propria. In pratica, il tessuto adiposo smette di essere un magazzino di energia e diventa un organo infiammato, un "generatore" di molecole che mettono in circolo uno stato di flogosi cronica in tutto l'organismo.

A chiudere il cerchio è stato il Professor Francesco Perticone, che con la schiettezza di chi ha passato una vita in reparto tra corsie e cattedre, ha proposto una riflessione quasi "filosofica" – ma terribilmente clinica – sulla prevenzione. Parliamoci chiaro: è frustrante notare come, nonostante i passi da gigante fatti dal 1978 a oggi nel capire i meccanismi cellulari, la prevalenza delle patologie cardiovascolari sia ancora ferma al palo. Vuoi per le nostre abitudini dure a morire, vuoi perché un vero piano di prevenzione nazionale non lo abbiamo mai visto davvero, la sensazione è quella di correre su un tapis roulant spento.

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Dobbiamo tornare a Pitagora e alla sua idea di moderazione, perché in medicina, lo sappiamo bene, è la dose che fa il veleno”, ha ricordato Perticone. Il professore ha messo in guardia da certi canoni estetici moderni che ci spingono verso estremismi pericolosi. Inutile illudersi: uno sport di potenza strenuo aumenta lo stress ossidativo e i radicali liberi, proprio quei nemici cellulari che vorremmo tenere a bada. Persino il celebre "cuore d'atleta", che un tempo consideravamo un vanto fisiologico, spesso nasconde delle micro-lesioni, dei piccoli graffi fibrotici che non sono affatto un buon segno per il lungo periodo.

Il discorso si è poi spostato sul sottile confine tra beneficio e danno. “Prendiamo gli antiossidanti: va bene l'olio extravergine, va bene il calice di vino rosso se bevuto con criterio, ma se le quantità saltano, il fegato si fa letteralmente a pezzi”, ha ammonito Perticone. Non è detto che la soluzione risieda solo nell'ultima molecola di tendenza o nella chirurgia bariatrica. Certo, oggi abbiamo armi nuove, come gli analoghi del GLP-1 che simulano la sazietà, ma la sfida vera rimane quella di rimettere al centro una prevenzione primaria, secondaria e terziaria che funzioni davvero. Se non iniziamo a educare fin dall'infanzia, continueremo a rincorrere lo "yo-yo" del peso perdendo massa magra e guadagnando grasso, scivolando verso quell'obesità sarcopenica che è la peggiore delle condizioni cliniche.

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L’evento si è concluso con l’ingresso ufficiale di tre nuovi soci e la presentazione, da parte del Presidente eletto Nicola Trapasso, dei componenti delle commissioni per il prossimo anno rotariano 2026-2027, tutto sotto lo sguardo attento del Governatore Dino De Marco.


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