
di GAETANO MARCO GIAIMO
Una marcia silenziosa scelta come gesto di protesta per urlare al mondo "Il lavoro è dignità, non morte". Così Cgil, Cisl e Uil, assieme ad Unindustria e Ance, hanno scelto di sfilare per il centro storico di Catanzaro questo pomeriggio mantenendo il silenzio "per le voci spezzate", radunando centinaia di lavoratori e associati che hanno riempito con i loro caschetti gialli il tratto di Corso Mazzini che lega Piazza Matteotti alla Prefettura del capoluogo, per richiedere più ispettori specializzati, formazione certificata e digitale, tecnologie obbligatorie per la sicurezza, una riforma degli appalti che elimini il massimo ribasso nei settori ad alto rischio e protocolli di legalità come condizione imprescindibile per ogni appalto pubblico.

"Mentre festeggiavamo il primo maggio, c'era qualcuno che lavorava e non è mai più tornato a casa", ha sottolineato il segretario generale regionale di Cgil, Gianfranco Trotta, "in una settimana abbiamo registrato tre morti sul lavoro. Il silenzio di oggi grida per richiamare alla responsabilità gli imprenditori che utilizzano il lavoro nero senza fornire alcun dispositivo di protezione e sicurezza ai lavoratori". In Italia, nei primi tre mesi del 2026, sono morte 192 persone: la situazione in Calabria per quanto riguarda gli infortuni è peggiorata dell'8,5% rispetto allo scorso anno, arrivando al doppio della media nazionale. "Il nostro è un gesto forte ma simbolico", ha voluto rimarcare Mariaelena Senese, segretario regionale di Uil, "dietro ai dati che registriamo ci sono volti, persone, famiglie distrutte, vite spezzate. Rivendichiamo con forza una piattaforma regionale per la tracciabilità della formazione per aiutare gli organi di vigilanza, riteniamo che serva partire da un maggior coordinamento tra di loro perché, ad oggi, hanno generato un fallimento totale".

Sulla stessa linea è anche Cisl, rappresentata dal segretario regionale Giuseppe Lavia: "Chiediamo un cambiamento e una svolta radicale nelle politiche e negli interventi legati a salute e sicurezza sul lavoro, soprattutto legato al rafforzamento dei controlli e a generare una formazione di qualità". Unindustria Calabria ha fatto sentire la sua vicinanza con la presenza del Presidente Aldo Ferrara: "Noi siamo qui perché consapevoli e convinti che, per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro, forze datoriali e sindacati sono dalla stessa parte. Da tempo ci impegniamo su prevenzione e contrasto ed è un qualcosa di prioritario per noi. Vogliamo dare vita a un sistema imprenditoriale evoluto e per questo è imprescindibile la tutela del capitale umano".
Dopo la sfilata, il folto gruppo si è fermato nei pressi della Prefettura. La testimonianza più forte è arrivata dalla presenza di Silvana Malaj, moglie di Edison Malaj, morto sul lavoro nel febbraio del 2024: "Le leggi vanno cambiate perché non si tratta di incidenti ma di omicidi di lavoro e lo Stato deve tutelare i lavoratori", ha detto la donna, visibilmente commossa, "da quando mio marito è morto, la mia vita e quella dei miei figli è finita, andiamo avanti solo per avere giustizia e speriamo possa arrivare per noi e per tutte le vittime sui luoghi di lavoro". Un silenzio che urla con forza dirompente e vuole attirare l'attenzione di persone e istituzioni: i sindacati confederali calabresi intendono rinnovare così le richieste già formulate alle istituzioni per l'apertura immediata di un tavolo tecnico sulla sicurezza nei cantieri, con obiettivi misurabili e risorse reali affinché il lavoro dia realmente dignità.
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