Catanzaro. La riflessione di Gianpiero Taverniti: "Una Festa della Repubblica …a metà"

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"Da garantisti incalliti, siamo indignati, non ci meritiamo una festa della repubblica anomala, anormale, perché credendo nelle istituzioni, nella legalità, nella trasparenza delle stesse, ci saremmo aspettati una forte giustizia e una giusta sicurezza", scrive Taverniti.

  02 giugno 2021 09:43

di GIANPIERO TAVERNITI

Sarà una festa della Repubblica strana, come non mai, inibita dall’emergenza covid, dalla mancata uscita da questa pandemia, sarà una festa della Repubblica, da dedicare ai tanti italiani che non sono  riusciti a viverla, perché vittime di qualche cosa di invisibile, di un virus della modernità, che ha globalizzato nella sofferenza tutti.

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Una festa della Repubblica, opposta democraticamente a 75 anni fa, quando 12 718 641 (pari a circa il 54,27% scelsero la Repubblica e 10 718 502 la monarchia, in massima libertà, al contrario di oggi che la libertà di ognuno di noi è violentemente frenata da regole ferree per contrastare questo virus, libertà limitata a 60 milioni di cittadini, incatenati dalla crisi economica derivata dalla pandemia e incatenati da tanti problemi che frenano lo sviluppo e spingono fuori Italia tanti giovani, visto che la nostra Italia, non è capace di offrirgli nulla.

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Una festa strana, dove non si accolgono i giovani italiani e si accolgono clandestini da diverse parti del mondo, in maniera incontrollata, in nome del Dio denaro, stesso Dio denaro che spinge a “forchettare “i freni di una seggiovia e procurare 14 vittime innocenti che hanno avuto solo la colpa di evadere in montagna e godersi una giornata di libertà in mezzo la natura dopo più di un anno di dittatura sanitaria, comandata non solo da un dittatore, con un esercito, ma bensì da tanti dittatori virologi con un sola arma letale, un virus che di reale, ha solo il nome.

Giusto la libertà privata a cittadini onesti, umili, in difficoltà, senza lavoro, senza certezze, che nella loro vita non hanno avuto colpe o macchie indegne contro il prossimo o contro lo stato, già la libertà data dopo 25 anni a colui, che azionò il bottone contro un grande uomo di giustizia che sacrificò la vita , per difendere  lo stato dalla mafia, libertà data a colui che ha sciolto nell’acido un bambino ed ha commesso tanti altri reati ed oggi festeggia come se non fosse successo nulla, anche egli la libertà in questo 2 giugno.

Da garantisti incalliti, siamo indignati, non ci meritiamo una festa della repubblica anomala, anormale, perché credendo nelle istituzioni, nella legalità, nella trasparenza delle stesse, ci saremmo aspettati una forte giustizia e una giusta sicurezza, come dolci carezze di uno stato forte con i propri cittadini, invece abbiamo ricevuto uno schiaffo morale, vedendo che quell’ individuo che non merita neanche la citazione, è un libero cittadino.

Sarà una festa sobria , senza tante parate come giusto che sia, ci sarà poco da festeggiare in questo 2 giugno, gli italiani , hanno il morale giù , al pari della propria economia, ognuno di noi da domani dovrà essere più patriota e difendere i propri diritti , non cercando o aspettandosi bonus-manna , ma cercando di produrre, perché in questa ripresa tanto agognata, sarà fondamentale la sinergia fra cittadini e stato, solo così si potrà risalire la montagna indegna della crisi economica sociale e politica che oggi colpisce la penisola, che nelle sue tante difficoltà, ha bisogno di uno stato forte, che possa perorare le cause dei propri figli, non abbandonandoli con misere misure di bonus che lasciano il tempo che trovano, improduttivi, ma bensì con misure produttive che risveglino la creatività e la laboriosità dell’italiano che tra i tanti difetti, ha anche un pregio, quello di reagire e vincere, facendo squadra, superando ostacoli insormontabili, dove nessun bookmakers si sarebbe sognato di scommetterci sopra. In questa scommessa, ci sarà la puntata delle risorse del recovery plan, che se verranno spese intelligentemente e responsabilmente , daranno la spinta a quell’italiano che ha voglio di ritornare a correre, come un bambino che è rimasto in casa chiuso e vuole riassaporare il profumo della spensierata dignità di correre in mezzo i prati, stessi prati verdi che ognuno di noi dovrà curare e tenere puliti visto che il futuro ce lo giocheremo tutti assieme e se cascheremo la responsabilità sarà della squadra, allo stesso modo della ripartenza che sarà condivisa e sarà merito di tutti .

Quindi italiano, torna ad esserlo come lo sei sempre stato, nella tua laboriosità, creatività, lavorando sodo e sacrificando anche momenti belli, che saranno il vero anticipo di giorni dignitosamente liberi e staccati da ogni catena morale e materiale che ci impoverisce e ci arretra e dove ognuno di noi , ha il dovere di spezzare, per garantire la libertà e la democrazia , ricchezze che tanti italiani hanno difeso, sacrificando il bene più prezioso, la loro vita.

Buon 02 giugno, italiano vero.

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