
di CATERINA MURACA
Il Complesso Monumentale San Giovanni è diventato il punto di riferimento per una giornata di confronto e riflessione dedicata al futuro dell’artigianato, tra identità, innovazione e sviluppo. L’iniziativa, promossa da Confartigianato Imprese Calabria nell’ambito della Giornata del Made in Italy, ha rappresentato un’occasione concreta per interrogarsi sul presente e delineare nuove prospettive.
Al centro del dibattito, il valore del Made in Italy come espressione autentica di identità, memoria e lavoro quotidiano. Un patrimonio che, soprattutto in Calabria, si traduce in saperi tramandati, capacità manuali e legame profondo con il territorio. Un’eredità che però oggi si trova ad affrontare sfide complesse, tra cui la crisi dell’artigianato tradizionale e la crescente diffusione dell’acquisto online, che sta modificando profondamente le dinamiche del mercato.
Nel corso dell’incontro è emersa con forza la necessità di accompagnare il cambiamento, senza subirlo. Gli artigiani continuano a rappresentare la spina dorsale del tessuto economico e sociale, ma hanno bisogno di strumenti concreti per resistere e innovarsi. Tra le priorità evidenziate, l’urgenza di attivare risorse e costruire un sistema normativo capace di sostenere realmente le imprese, evitando che la burocrazia soffochi attività già fragili, soprattutto quelle più antiche e a rischio scomparsa, come i mestieri tradizionali.
Un altro nodo centrale è quello della perdita progressiva di alcune professioni artigianali, sostituite da produzioni industriali. Un fenomeno che riguarda non solo il settore manifatturiero, ma anche ambiti come quello agricolo. Da qui l’appello a investire nella formazione e a creare percorsi che permettano ai giovani di avvicinarsi alle botteghe, riscoprendo il valore del “saper fare” e costruendo nuove opportunità di lavoro.
La prima tavola rotonda, “Artigianato tra identità e futuro, formata da Vincenzo Caruso, direttore generale di Fabbridea, Luca Tallarico, maestro liutaio, Francesco D’Urzo del panificio D’Urzo, Antonio Menniti, maestro artigiano e presidente di categoria.
Il valore del saper fare come motore di sviluppo”, ha messo in luce proprio questo equilibrio delicato tra tradizione e innovazione. Gli interventi dei relatori hanno evidenziato come il saper fare non sia solo una competenza tecnica, ma un vero motore di sviluppo. Non basta però produrre qualità: è fondamentale conoscere il mercato, comprendere i clienti e valorizzare i prodotti in un contesto sempre più competitivo e globalizzato.
Particolare attenzione è stata riservata anche al problema della manodopera, sempre più difficile da reperire, e alla necessità di rafforzare i percorsi formativi, affinché le nuove generazioni possano acquisire non solo competenze pratiche, ma anche conoscenze strategiche.
La seconda tavola rotonda “Raccontare il territorio: imprese, identità e comunicazione del saper fare”formata da Pierluigi Sposato, sceneggiatore, regista e produttore cinematografico, Ivan Muraca, presidente dei Giovani Imprenditori e volto di Sapori Antichi – Casa Muraca, Ginevra Gaglianese del Lanificio Leo, Cristina Medaglia, stilista, e Giada Falcone, presidente del Movimento Donne Impresa di Confartigianato Calabria.
Questa ha invece spostato il focus sulla comunicazione e sulla capacità di raccontare il territorio. Oggi, infatti, la qualità da sola non è sufficiente: occorre saper narrare il valore dei prodotti, trasmettere storie, identità e cultura. Un processo che passa attraverso linguaggi diversi, dall’impresa alla moda, fino al cinema, e che contribuisce a costruire un’immagine contemporanea e attrattiva del Made in Italy.
Durante la giornata, spazio anche a un’esposizione di prodotti artigianali, espressione tangibile di un patrimonio diffuso che unisce qualità, originalità e forte legame con il territorio.
In un contesto caratterizzato da cambiamenti profondi, tra innovazione digitale e nuove sfide economiche, l’artigianato si conferma non soltanto come comparto produttivo, ma anche come punto di riferimento culturale e sociale. Un ambito capace di mantenere vive le comunità, le relazioni e i saperi, contribuendo alla costruzione di modelli di sviluppo più equilibrati e sostenibili.
Dal confronto è emersa con chiarezza una consapevolezza: il futuro passa attraverso la capacità di riconoscere, sostenere e rilanciare il valore dell’artigianato, abbandonando l’idea che appartenga esclusivamente al passato. Si tratta, invece, di una risorsa strategica su cui investire, creando opportunità concrete per i giovani e nuove prospettive di crescita per il territorio.
Il Made in Italy, quindi, non è semplicemente un marchio, ma una narrazione condivisa che si rinnova continuamente, alimentata ogni giorno dall’impegno, dalla competenza e dalla visione di chi porta avanti il valore del saper fare.
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