
di MARIO SACCA'
Leggo che il prossimo 4 Febbraio alcune associazioni e sigle politiche manifesteranno per ricordare la morte di Giuseppe Malacaria, morto per lo scoppi di una bomba a mano di tipo militare lanciata contro un corteo che stava percorrendo Corso Mazzini.
Il modo ed il tema obsoleto che viene riproposto fa pensare ad un mancato approfondimento, documentato, degli eventi che si svolsero quella sera e lo si racchiude in slogan datati che non raccontano nulla della Calabria di quel tempo.
Era in gioco la decisione del Governo di stabilire a quale città assegnare il ruolo di capoluogo della Regione e a Reggio era in pieno svolgimento la famosa rivolta. Come scrisse il giornalista Luigi Ambrosi ( La rivolta di Reggio Calabria 2012):
“Il tono prevalente della protesta diventò quello antipartito, di una retorica populista critica verso la “partitocrazia”, il sistema dei partiti nel suo complesso. Su queste basi, delusione per lo “scippo” del capoluogo e discredito della classe politica locale e nazionale, il Msi costruì in città uno straordinario successo alle elezioni politiche del 1972 e un radicamento territoriale ravvisabile per diversi decenni. Il partito di Giorgio Almirante sostenne la protesta – anche violenta – dei reggini, senza però sconfessare la propria contemporanea vocazione d’ordine. Il protagonismo della destra extraparlamentare (soprattutto Avanguardia nazionale di Stefano Delle Chiaie e Fronte nazionale di Junio Valerio Borghese, ma anche Ordine nuovo di Pino Rauti) e la presenza della ’ndrangheta attestano l’inquadramento della protesta reggina in una fase della storia italiana costellata di misteriose trame eversive, di numerosi episodi di “strategia della tensione”.
Fu la prima rivolta antiparlamentare dell’epoca precedente la fine della Prima Repubblica. Fascismo e antifascismo non avevano nulla a che fare con la realtà dei fatti. Se fosse stato così anche a Catanzaro la destra istituzionale o extra parlamentare avrebbe lavorato in armonia con i reggini. Ma non lo fece, anche se nella nostra città i gruppi vicini a Stefano Delle Chiaie, che lui incontrava nella zona Sud del capoluogo, andavano e venivano da Reggio. Le redazioni giornalistiche attribuirono a loro il lancio della bomba che uccise Malacaria, segno della possibile esistenza di un doppio gioco anche da parte dei missini di Catanzaro. L’inchiesta della magistratura si concluse con un nulla di fatto, mancando le prove su chi avrebbe potuto organizzare il tentativo di strage.
Qualche testimone, purtroppo scomparso, ipotizzò anche interferenze di servizi segreti.
In un documento diffuso a Reggio Calabria fu scritto che il lancio delle bombe sul corteo di Catanzaro era stato organizzato per creare ulteriori motivi per far assegnare alla città il titolo di capoluogo.
Quale riflessione ne consegue? Che fare manifestazioni come quella prevista non affronta un possibile, anche se ormai lontano, approfondimento di quanto avvenne ma solo l’uso politico di parte di una storia che riguarda tutti e che non ha nulla a che vedere con gli slogan.
Oggi la situazione deve mirare alla pacificazione degli antichi e pretestuosi conflitti e a far riflettere sulla necessità di mantenere in vita istituzioni che hanno dimostrato la loro inadeguatezza a ciò che si richiede per la società contemporanea ed i loro costi ricadono su tutti noi senza alcuna contropartita utile.
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